Innovazione tecnologica per i beni culturali, oltre la quarantena. Il webinar di Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo

Da diversi anni la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo è attiva nel settore Arte, attività e beni culturali attraverso bandi e progetti “per finanziare e sostenere interventi in grado di promuovere la creatività e la cultura in tutte le sue forme sul territorio della provincia di Cuneo, favorendo ricadute anche di tipo economico”. Il Bando Patrimonio Culturale, che scade il 30 aprile 2020, in continuità con le precedenti edizioni “è finalizzato al sostegno di interventi di restauro, valorizzazione e conservazione programmata di beni culturali” ubicati nelle aree di Cuneo, Alba, Mondovì e Bra.

Nell’alveo invece delle attività divulgative e formative, promosse dalla Fondazione CRC, si è inserito il webinar gratuito dedicato all’Innovazione tecnologica per i beni culturali del 2 aprile 2020. Pensato e progettato in tempi in cui l’emergenza Covid-19, le misure di contenimento della pandemia erano inimmaginabili e l’implementazione dell’offerta digitale era un orizzonte, l’evento si è aperto – anche alla luce di una quotidianità modificata laddove non del tutto stravolta – su una riflessione di contesto.

Il programma del webinar

Il contributo di Alessandro Rubini, responsabile area education & cultural innovation di Meet Culture Center, ha sottolineato quanto, in generale, la tecnologia non possa – e non potrà mai – sostituire l’esperienza reale: l’estetica e l’empatia dell’incontro, tra persone e tra pubblico e opera d’arte, non sono riproducibili. Possiamo indagare su cosa fare oggi e cosa continuare a fare attraverso il digitale come forma di servizi, da utilizzare o meno; complementari, mai del tutto sostitutivi. L’interazione con la tecnologia modifica – lo stiamo sperimentando in quarantena – le abitudini. Il digitale inoltre obbliga a ragionare attraverso i limiti dell’interfaccia che, nel lungo periodo, può produrre una distorsione cognitiva: tendiamo ad assomigliare alle tecnologie che utilizziamo, esponendo l’attività cerebrale a stimoli che ne ridimensionano la capacità. Facciamo un esempio. Le note a piè di pagina dei documenti cartacei hanno sempre rappresentato un ulteriore approfondimento, un’opportunità di apprendimento accessoria. Nella dimensione digitale l’inserimento di un link, sebbene abbia la stessa funzione di una nota a piè di pagina, cognitivamente si configura come un’interruzione della lettura e quindi della concentrazione. Una maggiore umanizzazione delle tecnologie e una più profonda cultura del digitale sono scenario prossimo e strumento indispensabile per arredare ed utilizzare al meglio lo spazio: tutto intorno a noi è un habitat digitale pertanto vanno riconsiderati il ruolo, la funzione e la stessa fruizione.

In particolare gli operatori culturali hanno davanti a sé una realtà digitale sfidante poiché possiedono contenuti molto potenti a fronte, talvolta, di modeste competenze comunicative. Ciò si traduce in un engagement poco performante rispetto a contenuti molto più “scadenti” ma sofisticatamente confezionati. Altra questione aperta e di estrema urgenza è la sostenibilità economica di attività e operatori culturali nella trasposizione dall’esperienza reale a quella digitale. Le differenti modalità di monetizzazione aprono scenari controversi sia sul piano economico sia su quello della proprietà intellettuale.

L’esperienza di Roberto Canu, project manager del progetto sperimentale “Chiese a porte aperte”, promosso dalla Consulta regionale per i beni culturali ecclesiastici del Piemonte, ha prestato corpo all’utilizzo dell’innovazione tecnologica applicata al patrimonio culturale. Su 90mila beni ecclesiastici tutelati in Italia, 10mila sono in Piemonte e la Consulta regionale ha creato una rete di volontari per valorizzarne 570. “Chiese a porte aperte” è la prima esperienza italiana ed europea nel suo genere che rende accessibili, automatizzati e fruibili siti diversamente preclusi alla visita: utilizza tecnologie già esistenti, pertanto è un progetto creativo più che innovativo, la cui chiave d’accesso è un’applicazione gratuita per smartphone. La piattaforma digitale si è posta come obiettivo quello di sintetizzare tre elementi: la semplicità dell’utilizzo, la sicurezza e la restituzione dell’emozione. Il tema della sicurezza è declinato in più ambiti. È necessario fornire le proprie generalità all’atto della prenotazione quindi i dati personali devono essere trattati e protetti. Le chiese sono state messe in sicurezza e dotate di sistemi di videosorveglianza, di un servizio di control room per i visitatori e di sensori per il monitoraggio della temperatura ambientale e il degrado degli affreschi, gli ingressi sono stati consolidati ed automatizzati. L’implementazione del progetto ha selezionato le soluzioni tecnologiche meno invasive procedendo per moduli: elettricità e connettività per iniziare, a seguire le porte, poi l’installazione di telecamere e sensori, ed infine il lavoro di mediazione culturale attraverso un io narrante, dalla voce dell’affrescante o del committente, con luci e suoni site specific. L’investimento, intorno ai 6-7mila euro per la modulazione base, prevede una compartecipazione pubblica. L’infrastruttura di rete ha lo scopo di creare un catalogo di itinerari, tre sono quelli già disponibili, per tredici siti tra le province di Cuneo e di Torino, ma il progetto tiene se solo inserito in una logica di sistema che non può prescindere da una scelta ragionata dei beni ecclesiastici su cui intervenire. Assenza di beni mobili all’interno, portali non antichi o accessi secondari e chiese rappresentative del territorio dove già insistono comunità di volontari culturali sono i criteri di valutazione. Il punto di forza di questo progetto di innovazione tecnologica applicata alla fruizione è sicuramente la libertà di scelta, dal tempo alla durata della visita, fino alla possibilità di goderne in piena di solitudine. L’uso dell’applicazione è l’elemento più spendibile ma la qualità della narrazione, cinghia di distribuzione culturale tra i brani affrescati e il pubblico, è quella maggiormente apprezzata. La valorizzazione della descrizione di un bene culturale non sostituisce l’esperienza di visita guidata, è complementare; tutelare il bene rendendolo fruibile è la mission.

Ivana Mulatero, direttore scientifico del Museo Civico “Luigi Mallè” di Dronero, in provincia di Cuneo, e curatrice dell’iniziativa “Guarda! Si muove!”, ha portato con sé il progetto di uno strumento creato dai visitatori per i visitatori; un esempio di quel processo di “umanizzazione della tecnologia” e di riconnessione al territorio che dovrebbe accompagnare innovazione e comunità. Il Museo, costituitosi attorno alle collezioni di Luigi Mallè, di Michelangelo “Miche” Berra e di Margherita e Mario Crema, vanta un ricco quanto eterogeneo patrimonio. Nell’ottica di restituire centralità al territorio, attraverso la conoscenza e la promozione di quel capitale culturale, la direzione del Museo ha analizzato il segmento di visitatori maggiormente rappresentativo al quale proporre un’esperienza di co-progettazione e di valorizzazione digitale. Al pubblico over 65 si è rivolta la prima call del gennaio 2019 che ha portato alla costituzione di un gruppo di 12-15 volontari impegnato un pomeriggio al mese nello studio e realizzazione di 12 videoanimazioni dedicate ad altrettante opere scelte all’interno della raccolta Mallè, due pezzi non particolarmente mainstream per ogni sala. Ogni lavoro si compone di diversi segmenti, molti dei quali si innestano nella ricerca sul campo, in contatto con il territorio e le sue risorse. Il processo creativo è ciò che ha coinvolto maggiormente i partecipanti: la formazione fatta insieme e la realizzazione di uno strumento condiviso per una innovazione anche di senso. La sfida, al momento vinta, è stata quella di far dialogare in modalità generativa un pubblico anagraficamente analogico con strumenti squisitamente digitali. Benché il progetto, in sinergia con la curatrice e i partner scientifici ed economici, sia ancora in corso, i lavori sono temporaneamente interrotti da questo febbraio.

E chissà, quando questo isolamento forzato sarà cessato, come saremo, con quali occhi osserveremo l’innovazione tecnologica e quale nuovo senso avrà trovato nelle nostre vite: forse non saremo migliori, certamente saremo diversi. E chissà quale nuova vita troverà l’applicazione digitale alla sicurezza, alla tutela e alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale.


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