Rubato nei Paesi Bassi violino Hieronimus Amati 1690

Il furto di un importante pezzo di liuteria ha provocato una rapida reazione della comunità internazionale degli addetti ai lavori, sempre più in allerta di fronte a episodi analoghi

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Moderatamente piccoli, leggeri, preziosi e facili da trasportare e occultare. Ecco un’altra storia di furto di uno strumento di liuteria e di due archetti: un violino di Giovanni Grancino etichettato “Hieronimus Amati 1690” e due archetti di Eitan Hoffer sono stati rubati da un treno in viaggio da L’Aia a Breda, nei Paesi Bassi, sabato 1° novembre. Il furto è avvenuto tra le 20:00 e le 21:00, probabilmente alla stazione di Holland Spoor. Lo strumento e gli archetti erano conservati in una custodia triangolare blu e appartengono al violinista e direttore d’orchestra giapponese, docente al Conservatorio Reale dell’Aia.

Immediata la denuncia all’autorità di polizia olandese, e altrettanto rapida la reazione del mondo della liuteria, alla quale ha dato voce – attraverso i social – il liutaio Dmitry Badiarov (classe 1969, formatosi al Conservatorio di San Pietroburgo, al Conservatorio Reale di Bruxelles e allievo del maestro liutaio Luca Primon presso la Civica Scuola di Liuteria di Milano): “Il violino non è stato ‘perso’, è stato ‘preso’. Qualcuno se n’è andato con un pezzo di storia vivente, con uno strumento che non si limita a emettere suoni: porta con sé la dedizione di chiunque lo abbia mai impugnato, le centinaia di ore di pratica, le migliaia di esibizioni, le conversazioni silenziose tra il musicista, la musica e chiunque volesse ascoltarlo. Quello che è stato rubato è il violino di un caro amico, il prof. Terakado, col quale ho un rapporto di amicizia da più di trent’anni. Sono scioccato oltre ogni immaginazione: da musicista, da liutaio, da cittadino. Un ladro non capisce che non puoi nascondere un violino così facilmente: la comunità internazionale dei violinisti è più piccola di un villaggio. Ogni negozio, ogni rivenditore, ogni liutaio, ogni musicista serio sono stati informati. Un violino non è un PC portatile che può essere resettato e facilmente rivenduto: quello rubato è un Grancino documentato, fotografato, riprodotto in innumerevoli video. Nel momento in cui qualcuno proverà a rivenderlo, ad autenticarlo o addirittura a portarlo in un laboratorio di liuteria per una valutazione, ecco… lo sapremo! I violini rubati raramente restano nascosti a lungo; i ladri finiscono sempre dove dovrebbero: in prigione. E i violini tornano nelle mani legittime, a cantare di nuovo. Facciamo in modo che la storia di questo Grancino – ha concluso il liutaio Badiarov – finisca allo stesso modo”.

Da tempo le autorità dei vari Paesi e le organizzazioni internazionali utilizzano la tecnologia a beneficio della ricerca e di un più facile rintraccio delle opere rubate. Tra queste si ricordano le banche dati del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, quelle cantonali della Svizzera, quelle di Francia, Austria, Germania e Spagna, quelle private come The Art Loss Register, Trace, Art Theft – Most Wanted Art – Recovery Project e Looted Art; non meno importante è l’ultima nata, l’app ID-Art, creata da Interpol e scaricabile gratuitamente da Apple Store e da Android Play Store.

Per arginare il fenomeno dei furti di strumenti musicali di liuteria, in rapida escalation nell’ultimo quarto di secolo, occorrono l’attenzione e la collaborazione di tutti: operatori specializzati, musicisti e liutai.

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