Il fascicolo sulla strage di Santhià recuperato dal mercato antiquario
Settanta pagine di testimonianze sull’eccidio del 1945 sono state restituite all’Archivio di Stato di Torino dopo un’indagine avviata dalla segnalazione della Soprintendenza
Un fascicolo di circa settanta pagine dedicato all’eccidio compiuto dalle truppe tedesche a Santhià, nel Vercellese, tra il 29 e il 30 aprile 1945, è stato restituito l’11 settembre all’Archivio di Stato di Torino dal Nucleo Carabinieri TPC di Torino. Il documento, finito nel circuito commerciale e posto in vendita da un’attività della provincia di Parma specializzata in oggetti di militaria, è stato recuperato a seguito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Parma.

L’individuazione delle carte si deve alla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per il Piemonte e la Valle d’Aosta. I funzionari hanno riconosciuto il documento attraverso le fotografie pubblicate nell’annuncio di vendita e hanno segnalato il caso al Nucleo TPC. Gli accertamenti hanno condotto al sequestro del fascicolo e hanno consentito di ricostruire almeno una parte dei suoi passaggi più recenti: secondo quanto emerso dalle indagini, le carte provenivano dallo sgombero di un’abitazione privata effettuato nei primi anni Duemila e, in seguito, erano transitate attraverso diversi mercatini dell’antiquariato. La catena completa dei precedenti possessori resta invece sconosciuta.
Il recupero riguarda materiale archivistico direttamente connesso alle prime indagini sui fatti di Santhià. Le circa settanta pagine dattiloscritte comprendono testimonianze raccolte nel 1945 da una Commissione per i Crimini di Guerra composta da tre ufficiali americani e due italiani, con funzioni di interprete e giornalista. Le fonti che hanno dato notizia della restituzione riferiscono che il fascicolo documenta le dichiarazioni dei sopravvissuti e gli accertamenti compiuti a breve distanza dall’eccidio.

I fatti si verificarono negli ultimi giorni della guerra in Italia. Una colonna tedesca raggiunse Santhià nella notte del 29 aprile 1945, durante la ritirata dei reparti della Wehrmacht dal Piemonte. Le uccisioni interessarono il centro abitato e alcune cascine nelle campagne, dove si trovavano partigiani che avevano lasciato la città dopo avere appreso dell’arrivo delle truppe tedesche. Agli omicidi si accompagnarono saccheggi e incendi. L’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia censisce 48 vittime, 44 uomini e quattro donne, e attribuisce l’azione a reparti del Gebirgs-Jäger-Regiment 100della 5. Gebirgs-Division.
La documentazione disponibile permette altresì di seguire la lunga vicenda giudiziaria successiva. Nel giugno 1945, presso il quartier generale del IV Corpo d’armata statunitense, fu costituita una commissione incaricata di esaminare i crimini denunciati; il materiale relativo a Santhià fu trasmesso il 1° luglio e, dopo l’audizione di alcuni testimoni, passò alla Procura generale militare di Roma. Qui fu costituito il fascicolo processuale n. 2084/Rg contro militari tedeschi ignoti per violenza con omicidio. Secondo i dati raccolti dall’Atlante delle stragi, il 14 gennaio 1967 il Procuratore generale militare dispose la provvisoria archiviazione degli atti poiché non erano emersi elementi sufficienti a identificare gli autori.

Il procedimento riemerse nel 1995, quando il fascicolo processuale fu trasmesso alla Procura militare di Torino. Gli accertamenti proseguirono ancora nel 2000 nel tentativo di reperire due militari tedeschi indicati nelle carte, il colonnello Richard Ernst e il capitano Singer. Le verifiche stabilirono che Ernst era morto nel 1986 e Singer nel 1997; la Procura militare di Torino dispose quindi l’archiviazione definitiva.
Diverso è il percorso materiale del fascicolo restituito nei giorni scorsi, del quale gli investigatori hanno potuto ricostruire soltanto la fase più recente, dallo sgombero dell’abitazione privata al passaggio nei mercatini e alla successiva comparsa sul sito del commerciante parmense. Proprio le fotografie utilizzate per proporre le carte sul mercato hanno permesso ai funzionari della Soprintendenza di identificarne natura e interesse storico e di avviare l’iter che ha portato al sequestro.
L’11 settembre il fascicolo è stato consegnato all’Archivio di Stato di Torino, dove sarà conservato in un fondo dedicato e tornerà disponibile per la consultazione e lo studio. Alla restituzione hanno partecipato il direttore dell’Archivio di Stato Stefano Benedetti, Giuseppe Banfo per la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per il Piemonte e la Valle d’Aosta, la sindaca di Santhià Angela Ariotti e rappresentanti del Nucleo TPC di Torino.

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