Guerra in Iran, l’UNESCO condanna gli attacchi alle università e richiama al rispetto del diritto internazionale
Nella dichiarazione del 2 aprile scorso, l’UNESCO esprime la grave preoccupazione per l’impatto del conflitto sugli istituti di istruzione superiore e ribadisce l’obbligo di tutela di studenti, docenti e infrastrutture accademiche
Il conflitto che interessa l’Iran dalla fine di febbraio 2026 sta producendo effetti diretti su un patrimonio culturale di eccezionale rilevanza storica e su infrastrutture educative strategiche. In questo contesto, la posizione dell’UNESCO si esplicita nella documentazione dei danni, l’attivazione di strumenti di protezione e il richiamo al rispetto degli obblighi internazionali vigenti.
Le prime verifiche indicano che gli attacchi hanno interessato anche aree urbane storiche e siti di rilievo internazionale. Tra questi, il complesso del Palazzo Golestan a Teheran, iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale, presenta danni agli apparati architettonici e decorativi. La rilevanza del caso, che risiede senza dubbio nel valore artistico del singolo monumento, sta nel nodo centrale nella stratificazione storica e istituzionale della capitale iraniana. La compromissione di tali contesti incide quindi su sistemi culturali complessi, che integrano architettura, memoria storica e identità collettiva.

In questo scenario, l’UNESCO ha espresso una preoccupazione formale per i danni già registrati e per il rischio di ulteriori perdite, richiamando le parti coinvolte al rispetto delle norme del diritto internazionale umanitario che disciplinano la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato. Il riferimento è, in particolare, alla Convenzione dell’Aia del 1954 e ai suoi protocolli, che impongono l’adozione di misure preventive e il divieto di utilizzare siti culturali per scopi militari.
Accanto al piano giuridico, l’UNESCO ha attivato strumenti tecnici di mitigazione del rischio. Tra questi, la condivisione delle coordinate geografiche dei principali siti culturali con gli attori coinvolti nelle operazioni militari, così da ridurre la probabilità di danni accidentali; inoltre, il monitoraggio continuo attraverso immagini satellitari e fonti aperte consente una valutazione aggiornata dell’impatto sul patrimonio. Si tratta di procedure già sperimentate in altri teatri di crisi, che in questo caso vengono applicate a un contesto caratterizzato da un’elevata densità di beni culturali di lunga durata storica.

La posizione dell’UNESCO si estende parallelamente al sistema dell’istruzione superiore iraniano, considerato parte integrante dell’infrastruttura culturale del Paese. Nella dichiarazione diffusa a fine marzo 2026, l’Organizzazione evidenzia come il conflitto stia compromettendo la continuità delle attività accademiche, la sicurezza di studenti e personale e l’accessibilità agli spazi universitari. Le università vengono qualificate come luoghi di produzione e trasmissione del sapere, la cui interruzione produce effetti che si proiettano ben oltre la durata del conflitto.
[Foto di copertina: AP Photo].

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