Palma Bucarelli e l’altra resistenza, quando salvare l’arte significò difendere la memoria collettiva

Al Teatro Torlonia, lo spettacolo di Cinzia Spanò riporta in scena la guerra combattuta nei musei, nei depositi segreti e nelle coscienze di chi preservò il patrimonio italiano da bombardamenti, occupazione e razzie

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Dal 26 al 29 marzo 2026 il Teatro Torlonia di Roma ospita Palma Bucarelli e l’altra resistenza, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Cinzia Spanò, dedicato a una delle pagine più decisive della tutela del patrimonio culturale italiano nel Novecento. Il lavoro teatrale assume come asse portante la figura di Palma Bucarelli, prima donna in Italia alla direzione di un museo statale, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dal 1942 al 1975, e restituisce al pubblico la vicenda di una funzionaria che, durante la Seconda Guerra Mondiale, trasformò la salvaguardia delle opere in una concreta forma di resistenza culturale e civile.

La narrazione si inserisce tuttavia in una storia ben più ampia, corale, che coinvolse soprintendenti, direttrici, direttori di musei e storici dell’arte chiamati a fronteggiare uno dei momenti più drammatici per la conservazione del patrimonio nazionale. Tra questi emergono figure quali Pasquale Rotondi, direttore della Galleria d’Arte antica di Roma, Fernanda Wittgens della Pinacoteca di Brera ed Emilio Lavagnino. Lo stesso 1° settembre 1939, giorno dell’invasione della Polonia da parte della Germania nazista, il ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai dispose un’ispezione sul grado di sicurezza dei musei italiani. In caso di guerra, nessun museo o galleria avrebbe potuto mettere rapidamente in salvo il proprio patrimonio. Da quella constatazione prese avvio una delle più vaste operazioni di protezione artistica della storia italiana. Bottai ordinò il trasferimento delle opere di maggior pregio verso luoghi ritenuti più sicuri, consapevole che combattere in Italia significava esporre a un rischio diretto una concentrazione senza pari di testimonianze artistiche. Dipinti, sculture e capolavori di Botticelli, Michelangelo, Leonardo, Caravaggio, Raffaello, Tintoretto, Veronese, Tiziano, Tiepolo, Parmigianino, Donatello, Pollaiolo, Piero della Francesca e Paolo Uccello lasciarono così musei, chiese e raccolte per essere occultati in depositi protetti.

Con il protrarsi del conflitto, ai bombardamenti si aggiunse la minaccia sistematica delle requisizioni e delle spoliazioni naziste. In tale scenario, la protezione del patrimonio assunse i contorni di una vera operazione di rischio personale. Palma Bucarelli svolse un ruolo centrale nel contesto romano, seguendo direttamente il trasferimento e la messa in sicurezza delle opere nei sotterranei di Palazzo Farnese a Caprarola, scelti quale rifugio strategico per i tesori artistici della capitale. La sua azione amministrativa e logistica si accompagnò a una testimonianza personale di straordinario rilievo: i suoi diari, da cui lo spettacolo trae ispirazione, documentano le operazioni di tutela, la quotidianità di Roma occupata, le persecuzioni antiebraiche, il clima di violenza e il trauma delle Fosse Ardeatine.

Lo spettacolo sceglie dunque di raccontare questa storia collettiva attraverso il punto di vista di Bucarelli, intrecciando la grande storia della salvaguardia con l’esperienza individuale di una donna che agì in un sistema istituzionale ancora fortemente maschile. Sul palcoscenico essenziale, segnato da pochi elementi scenici, sgabello, cassapanca, telefono, la ricostruzione si fonda su diari, memorie e interviste, restituendo la desolazione di una città sotto occupazione e la tensione morale di chi percepiva la tutela delle opere come parte integrante della difesa della civiltà. La vicenda di Bucarelli oltrepassa infatti il perimetro museale. Pochi giorni prima della Liberazione, partecipò alla diffusione di volantini contro l’occupazione tedesca, stampati nella sede del Messaggero di via del Tritone, in un passaggio che avvicina la sua figura alla resistenza politica oltre che culturale. In questo senso, “l’altra resistenza” evocata dal titolo rappresenta la definizione di un fronte complementare, combattuto per preservare la continuità storica e identitaria del Paese.

L’integrazione tra dimensione storica e resa teatrale costituisce il punto di maggiore forza dell’opera. Da un lato emerge la vasta operazione nazionale di salvataggio dei beni culturali; dall’altro prende forma la biografia di Palma Bucarelli, donna di cultura, funzionaria, testimone e protagonista. Il risultato supera il semplice teatro biografico e si configura come riflessione sulla vulnerabilità del patrimonio in tempo di guerra, sul ruolo delle istituzioni culturali nelle emergenze e sulla responsabilità individuale di chi, attraverso scelte tempestive e spesso rischiose, impedì che una parte essenziale della storia artistica italiana andasse perduta.

A Villa Torlonia, luogo anch’esso gravido di stratificazioni storiche, lo spettacolo restituisce così al pubblico una memoria che riguarda la protezione delle opere e il significato stesso della tutela come presidio di legalità. Salvare quadri, sculture e collezioni significò allora custodire la possibilità di una continuità culturale oltre la guerra; ricordarlo oggi significa riconoscere che la difesa del patrimonio appartiene pienamente alla storia politica e morale del Novecento italiano.

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