I Carabinieri dell’Arte consegnano alla Soprintendenza di Torino 254 reperti archeologici di provenienza illecita

I reperti, sequestrati nel 1991 nell’ambito di un’indagine su scavi clandestini in Toscana, erano rimasti sotto vincolo giudiziario dopo la chiusura del procedimento per morte del reo. Nel 2024 gli eredi, ancora custodi dei beni, hanno contattato la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Torino per ricostruire la vicenda e verificarne la regolarità. Al termine delle interlocuzioni, gli eredi hanno deciso di restituire spontaneamente i reperti allo Stato, rinunciando a qualsiasi pretesa

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Comunicato Stampa del Nucleo TPC di Torino

Il 7 ottobre 2025, alle 11.00, nella sede della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino, nella splendida cornice di Palazzo Chiablese, si è svolta la cerimonia di restituzione da parte del Comando Carabinieri TPC del corpus di 254 reperti archeologici di provenienza apula, umbra, etrusca, messapica e romana composti da oggetti fittili a vernice nera e rossa, kylix, kantharos, anfore, lekythos e unguentari, utensili e manufatti votivi in metallo, statuette, antefisse e sculture in terracotta e bronzo, provenienti da un’abitazione privata torinese. La cerimonia si è svolta alla presenza del Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino e dell’Avvocato Distrettuale dello Stato di Torino.

Si tratta di un eccezionale risultato frutto del lavoro di sinergia e coordinamento tra le istituzioni coinvolte, Carabinieri TPC, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino, Avvocatura Distrettuale dello Stato di Torino e Tribunale di Torino, oltre anche della fattiva collaborazione da parte del cittadino privato. 

I reperti erano stati oggetto di un sequestro nel lontano 1991, nell’ambito di una più ampia attività investigativa inerente scavi clandestini in Toscana. Durante le successive fasi dell’indagine, però, per la scomparsa del detentore, il processo si era chiuso con estinzione del reato per morte del reo. Nel 2024, gli eredi dell’uomo, che risultavano ancora custodi giudiziari dei reperti, hanno contattato la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino la quale ha attivato sia il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Torino che l’Avvocatura Distrettuale dello Stato. Immediata è stata la ricostruzione sia dei passaggi giuridici che dello stato dei reperti, risultati regolarmente presenti nell’abitazione e in buono stato di conservazione. Quello che era evidente è che, in ogni caso, i reperti fossero ancora sotto sequestro, nonostante fossero passati oltre trenta anni. A quel punto le interlocuzioni tra gli Enti coinvolti e i privati, consci della provenienza dei reperti, ha portato alla soluzione migliore. Gli eredi, infatti, hanno deciso di consegnare spontaneamente allo Stato i reperti detenuti, senza nulla a pretendere e rinunciando a qualunque futura azione giudiziaria di rivendica.

È ormai infatti granitica la giurisprudenza che assegna ab origine la proprietà dei reperti archeologici provenienti dal sottosuolo allo Stato, salvo che il privato non possa provarne la lecita provenienza antecedente al 1909, anno della prima legge italiana in materia di tutela del patrimonio archeologico. Invece, la soluzione transattiva, cui il Tribunale di Torino ha dato il suo benestare accogliendo la richiesta di dissequestro e confisca effettuata dal Nucleo TPC di Torino (basata anche sull’atto di transazione tra il privato e la Soprintendenza) ha probabilmente reso il migliore servizio allo Stato e alla cittadinanza che potrà presto fruire del patrimonio recuperato.

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