Metal-detector e aree archeologiche. Denunciato un uomo per scavi clandestini nell’Altotevere

Sequestrati reperti e metal-detector: l’impiego in aree archeologiche configura attività illecita ai sensi della normativa sui beni culturali

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Nel territorio dell’Alta Valle del Tevere, i Carabinieri della Compagnia di Città di Castello, con il supporto del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Perugia, hanno eseguito una perquisizione domiciliare nei confronti di un soggetto residente a Monte Santa Maria Tiberina, indagato per reati connessi alla ricerca e detenzione illecita di beni culturali. L’attività investigativa ha portato all’individuazione di numerosi materiali di possibile interesse archeologico, riconducibili, secondo le prime valutazioni, a contesti di scavo clandestino. Tra i beni sequestrati figurano monete di diverse epoche, frammenti di ceramica, fibule, medaglie votive, utensili metallici, lucerne e statuette in metallo e pietra. I reperti risultano compatibili con produzioni comprese tra l’età romana e il periodo tardo-medievale.

Nel corso della perquisizione sono stati inoltre sequestrati tre metal-detector, ritenuti strumenti funzionali alla localizzazione dei materiali. L’elemento assume rilievo centrale sotto il profilo giuridico: in Italia, l’utilizzo del metal-detector in aree interessate da presenze archeologiche è subordinato a specifica autorizzazione ministeriale e, in assenza di tale titolo, si configura come attività illecita, in quanto direttamente connessa alla ricerca non autorizzata di beni appartenenti al patrimonio culturale dello Stato.

L’indagato è chiamato a rispondere, a vario titolo, di furto, ricettazione e illecito impiego di beni culturali, oltre che dell’esecuzione di attività di ricerca archeologica senza concessione o autorizzazione.

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