Claviorgano sequestrato dalla Guardia di Finanza
Uno strumento musicale raro riemerge tra i beni oggetto di confisca nell’ambito di un’operazione di contrasto ai reati economico-finanziari
Il claviorgano. Händel lo suonava con diletto, famosi organari si dedicarono alla sua costruzione e uomini di stato come Enrico VIII, Lorenzo il Magnifico e Alfonso II d’Este, affascinati dal suo suono, ne possedevano molti esemplari. Il claviorgano è uno strumento musicale dalle mille voci, dal nome tanto strano e poco conosciuto, in grado di unire i pregi dell’organo a quelli del clavicembalo con brillantezza e maestosità di suono che ha ispirato diverse riflessioni e descrizioni poetiche nel corso dei secoli, evocando l’idea di “suono senza limiti”.
Nella storia della musica mancava tuttavia un interesse specifico in ambito criminale. Alcuni giorni fa, infatti, è stato rinvenuto un antico e prezioso claviorgano tra i beni sequestrati dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Perugia per un ammontare di oltre 4 milioni di euro. Il provvedimento riguarda beni risultati riconducibili ad un imprenditore di origini romane, ma residente da diversi anni in Umbria, riconosciuto essere connotato da “pericolosità sociale”, poiché “abitualmente dedito a traffici delittuosi da cui trae proventi per il proprio sostentamento e di quello dei suoi familiari”.

(Foto: Sheldan Collins).
La puntuale ricostruzione operata dai finanzieri ha consentito di accertare la disponibilità di beni del valore complessivo di oltre 4 milioni di euro, suddivisi in sei società con sedi in provincia di Arezzo, Perugia e Roma, 3 rapporti bancari, 12 fabbricati e 39 terreni situati tra Lucignano e Subbiano. Stando a quanto riportato dalle Fiamme gialle, l’uomo era già stato destinatario di misure cautelari in seguito a un procedimento penale per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di delitti contro il patrimonio. In particolare, gli sono attribuite truffe e attività di abusivismo finanziario a spese di numerosi risparmiatori dai quali aveva ottenuto in gestione significative disponibilità finanziarie con la promessa dell’acquisto di quote di fondi di investimenti esteri, da cui sarebbero derivati facili guadagni. Stando a quanto sostenuto dagli inquirenti, invece, quei soldi finivano nei conti dell’uomo in banche di Perugia e Arezzo, e successivamente venivano utilizzati per attività economiche proprie.
Olivier Messiaen asseriva che il claviorgano è l’unico strumento sul quale è possibile mantenere una nota tanto a lungo da produrre un’impressione di tempo e di eternità ma, aggiungiamo noi, non è ancora in grado di far riconoscere in tribunale quelle circostanze discrezionali per ridurre la pena.

Fabio Perrone, giornalista e cultore di Strumenti Musicali (L-ART 07) presso la Facoltà di Musicologia dell’Università degli Studi di Pavia. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio di Verona, laureato a pieni voti in Musicologia presso l’Università degli Studi di Pavia e con lode in Conservazione dei Beni Culturali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Parma. Esercita dal 2000 attività di consulente in materia di beni culturali. È iscritto al Collegio Lombardo Periti-Esperti-Consulenti e al Collegio Periti Italiani. Dal 2004 è Perito e CTU presso il Tribunale di Cremona e CCIAA e collabora con le Compagnie di Assicurazione nel settore tecnico (servizi di stima e perizie di strumenti musicali nonché consulenza assicurativa specifica). Oltre alla libera professione esercita attività di insegnamento: è stato docente di strumenti musicali presso il Conservatorio di Musica “Briccialdi” di Terni, è stato docente di Legislazione e Museologia presso la Scuola Internazionale di Liuteria di Cremona e dal 2002 tiene regolarmente seminari presso il Dipartimento di Scienze Musicologiche dell’Università degli Studi di Pavia. Collabora col Sole24Ore e ha insegnato al Master Management dell’Arte e dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore.


