Villa Palagonia, che agonia!

«Uno dei più conosciuti e visitati monumenti di Sicilia: Villa Palagonia a Bagheria. Superba ed eccentrica villa che, già nel Settecento, viene visitata da illustri viaggiatori, che la considerano come il luogo “più originale che esista al mondo e famoso in tutta Europa», recita così l’incipit della brochure che viene consegnata all’ingresso del sito unitamente al biglietto: 6 euro, la tariffa ordinaria, a persona. Dati il prestigio e la notorietà di lungo corso dell’edificio, reso famoso dalla galleria scultorea dei “mostri” che decora la cinta muraria e suggestivo set cinematografico di Baarìa, film del 2009 di Giuseppe Tornatore, ci si aspetta di entrare in un luogo, benché privato, dove la bellezza è protetta. Sbagliato. Villa Palagonia è in agonia. E da diverso tempo.

Se la facciata posteriore, dal quale si accede, in qualche modo calmiera la percezione di abbandono, grazie ad un tentativo di recupero verosimilmente risalente a un lustro fa, già lo scalone d’ingresso a doppia rampa in pietra calcarea si presenta come un triste biglietto da visita: gradini sbeccati, vasi ornamentali rotti, decorazioni asportate, busti decapitati. Una Caporetto della tutela del patrimonio architettonico.

E l’interno non è affatto confortante. Del piano nobile sono aperti al pubblico, di fatto, solo quattro ambienti: il vestibolo ellittico affrescato con scene raffiguranti le fatiche di Ercole, la Sala degli Specchi, la sala del biliardo e una sala destinata presumibilmente alla devozione privata che contiene una sorta di altarolo. L’umidità e le infiltrazioni, il tempo e l’incuria hanno deteriorato ampie porzioni degli affreschi, muffe e distacchi ne stanno compromettendo irrimediabilmente non solo la leggibilità ma la conservazione stessa. La luminosità e l’effetto riflettente del monumentale soffitto ricoperto di specchi si sono persi «perché non si sa come arrivarci», è la motivazione che un testimone, guida volontaria della villa negli anni scorsi, ci fornisce. Dalle vetrate di uno stanzino di servizio, che collega il vestibolo alla galleria posteriore (preclusa ai visitatori), è possibile constatare in tutta la sua drammaticità lo stato dei marmi settecenteschi che decora(va)no a forme geometriche il pavimento: spaccature e lacune si sono inserite in quello che un tempo doveva essere un prestigioso affaccio sul giardino.

Non mancano le recensioni su Google di apprezzamento per il fascino e l’unicità della villa, tuttavia a questo spesso sono accompagnate le segnalazioni su come si presenta: “Villa suggestiva, ricca di bellezze e particolarità, ahimè poco curata e poco valorizzata. Alcune parti della villa sono abbandonate e in totale degrado. Ricche le decorazioni interne e suggestiva è la Sala degli Specchi anche se il tutto necessiterebbe di importanti restauri e manutenzioni”, oppure “Il complesso meriterebbe un intervento di restauro e sicuramente il giardino una maggiore cura”, e ancora “La villa in sé è straordinariamente stupenda e particolarissima, ma è stata soffocata dalle costruzioni intorno, dentro è un po’ nel degrado. È scioccante vedere all’interno dei cancelli macchine parcheggiate e stendini con i panni ad asciugare… mi chiedo perché intestardirsi a rovinare il bello”, sono solo alcuni esempi di come i visitatori colgano entrambi gli aspetti di Villa Palagonia: la meraviglia e l’agonia.

Se il piano nobile è solo parzialmente aperto al pubblico, il piano terra è interamente destinato alle abitazioni private, ragione per cui nel giardino che abbraccia l’edificio sono presenti diversi autoveicoli e sono visibili i contatori che portano l’energia corrente all’interno con cavi esposti alle intemperie; le stesse intemperie a cui sono soggetti i “mostri” in pietra tufacea d’Aspra che decorano i muri esterni: “Uomini con teste di donne, donne con teste di uomini, cavalli con zampe di cani e rostri di uccelli rapaci, bestie tricipiti camuffate alla moda di Parigi, bipedi senza piedi, esseri con la bocca nella fronte e nasi all’ombelico, soldati, pulcinelli, turchi, spagnuoli e mostri delle più stravaganti forme; e con essi nani, gobbi, sbilenchi, sciancati, figuracce orride per composizioni non mai sognate, per atteggiamenti sinistramente contorti, per irrefrenabili corruzioni del gusto: tutto vi venne impostato”, ebbe a scrivere Goethe nel suo Viaggio in Italia, quando visitò la dimora di Bagheria. Ma animali fantastici, figure antropomorfe, statue di dame e cavalieri, musicisti e caricature varie per quanto tempo ancora resisteranno a guardia della villa?

Gli eredi della famiglia Castronovo, proprietari dell’immobile dal 1885, nel corso degli anni da una trentina sono passati a 46 e il numero consistente spiega la necessità di un amministratore ma non giustifica la difficoltà a trovare “una quadra” comune sulle decisioni che riguardano gli interventi di restauro e conservazione di Villa Palagonia. La ragione per cui «gli eredi non vogliono il sostegno di fondi pubblici» al momento sfugge, non sfugge però l’interesse verso i fondi privati per cui il Salone degli Specchi è disponibile su prenotazione per manifestazioni, convegni, cerimonie etc.

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