Il furto di strumenti musicali nei conservatori. Il caso di Venezia

Correva l’anno 1978 quando furono rubati dal Conservatorio di Musica “Benedetto Marcello” di Venezia 5 violini (con n. inv. 7, 8, 10, 25, 27) ed una viola (n. inv. 16). Un furto avvolto, ancora oggi, nel mistero sia per quanto concerne la sottrazione sia per quanto concerne la restituzione dei sei strumenti ad arco che furono abbandonati qualche ora dopo il fatto nei pressi del Municipio veneziano e, una volta riconosciuti, prontamente restituiti all’istituzione musicale.

I Conservatori sono stati – e lo sono ancora oggi – protagonisti tanto di furti di strumenti musicali, quanto di lasciti e donazioni. Ecco perché non può che far piacere la notizia della donazione al Conservatorio veneziano di un nuovo pianoforte: uno Steinway gran coda che è stato scelto dai docenti Muriel Chemin e Massimo Somenzi nello showroom Steinway & Sons di Amburgo e donato, ad agosto 2020, dal ministro della cultura dell’Arabia Saudita, il principe Badr Al Farhan Al Saud. Il mecenatismo ha caratterizzato lunghi periodi della storia d’Italia: dal circolo letterario di Mecenate che protesse, incoraggiò e sostenne la produzione artistica a Marguerite “Peggy” Guggenheim che, nel 1951, aprì al pubblico la sua collezione d’arte: ospitato a Palazzo Venier dei Leoni affacciato su Canal Grande, il Museo Guggenheim è divenuto col tempo uno dei più visitati musei d’arte moderna in Italia. E proprio a cento metri dal Palazzo Venier dei Leoni si erge Palazzo Pisani, acquistato dal Comune di Venezia nel 1897 e divenuto sede del Conservatorio di Musica “Benedetto Marcello” dal 1940.

Il Palazzo, risalente agli inizi del ‘600 e terminato nel 1728, fu l’appartamento nuziale di Alvise Pisani (1644-1741). La nobile famiglia Pisani, all’epoca una delle più ricche della città, volle un palazzo degno della propria grandezza, facendosi progressivamente largo tra le case vicine per raggiungere il Canal Grande. In questo splendido edificio soggiornarono personaggi famosi, sovrani e principi: le cronache del tempo ci restituiscono le immagini della magnificenza dell’arredo e degli addobbi, della galleria ricca di quadri dei più insigni pittori tra i quali Tiziano, Tintoretto, Paolo Veronese, Bassano e Palma il Vecchio. L’ingresso della residenza, posto sull’enorme facciata, è arricchito da due gruppi statuari del primo Seicento, realizzati da Girolamo Campagna, che rappresentano la prima e l’ultima delle dodici fatiche di Ercole. In questa prestigiosa sede è esposta anche la collezione storica del Conservatorio nelle cui sale, recentemente restaurate, sono emersi copiosi riferimenti alla simbologia alchemico-massonica. È noto che i Pisani furono esponenti di quella libera muratoria che, a partire dal Settecento, riunì nel proprio Palazzo intellettuali e personaggi alla moda descritti più volte da Carlo Goldoni e da Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, protetto dalla bellissima e aristocratica mecenate Caterina Zen Tron. L’ala di Palazzo Pisani dove oggi si snodano le sale del Museo della Musica – che comprendono, oltre a vari preziosi strumenti musicali antichi, cimeli, quadri, fotografie d’epoca e spartiti musicali autografi – fu ornata e concepita come un cammino di alto valore simbolico. Si trova una piccola cappella nella quale è visibile l’abside decorata con rappresentazioni del credo iniziatico: la scala della conoscenza, l’albero della vita, la fontana della sapienza, e una sala di adunanza con quattro porte e i quattro elementi (fuoco, terra, aria e acqua). Sui muri e sui soffitti, altri richiami all’iconografia massonica: allegorie della Giustizia e della Sapienza con due frutti che simboleggiano l’unione dei fratelli muratori, uguali fra loro come i chicchi del melograno e del mais.

Uno dei quattro elementi: l’acqua rappresentata da Nettuno, dio del mare e del suo inseparabile compagno, il delfino, qui con la coda a tridente (Cappella di Palazzo Pisani).

Fuori dalla sala di adunanza si trovano due colonne rimaste a vista e non inglobate nel muro, che segnavano il “tempio” con la sua volta stellata. La Serenissima, città unica al mondo con la sua struttura inconfondibile sviluppata sui due lati del Canal Grande, è da secoli un crocevia di culture e di saperi diversi e punto di incontro tra Oriente ed Occidente. Una ricchezza di eredità e di segni che si ritrova anche nel suo patrimonio architettonico e culturale: ecco, dunque, che il pianoforte donato dal principe Badr Al Farhan Al Saud, membro di un ramo cadetto della famiglia reale al Saud, va ad aggiungersi in modo armonico ad una lunga serie di lasciti e donazioni a favore dell’istituzione musicale veneziana. Il nuovo Steinway prenderà il posto del gran coda, già presente nella Sala Concerti, che è stato in questi mesi inviato alla casa madre di Amburgo per essere restaurato. E anche quest’ultimo restauro, come poteva non veder presente la generosità dei mecenati del Conservatorio? In fondo, e per fortuna, l’istruzione rimane ancora l’arte suprema percorribile per rendere l’uomo etico.

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