Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale l’esercito tedesco ebbe il mandato di depredare le opere d’arte dei Paesi occupati, prelevandole dalle chiese, dai musei, da collezioni private di oppositori del regime e di ebrei. Subito dopo la guerra, molte di queste opere tornarono ai legittimi proprietari. Altre sono state restituite solo dopo decenni. Di alcune si sono perse le tracce.

Al centro della puntata due storie a lieto fine – raccontate in due documentari in prima visione, Fiori su tela e 21, Rue la Boétie. La galleria Rosenberg – che dimostrano quanto sia ancora complesso proteggere, salvare e recuperare il patrimonio culturale. Apre la puntata il documentario Fiori su tela, di Emanuela Avallone e Silvia De Felice, con la regia di Monica Madrisan, prodotto da Rai Cultura. 

Fiori su tela

1943. L’esercito tedesco, con l’inganno, svuota alcuni depositi segreti nella campagna toscana portando via circa 50 casse: contengono alcune delle opere più preziose del nostro patrimonio, che i funzionari delle Gallerie degli Uffizi di Firenze avevano nascosto per evitare i danni dei bombardamenti. Sono opere di Botticelli, Giotto, Cimabue che partono così alla volta della Germania. Fortunatamente gli eventi della storia rendono difficile il trasferimento, e nel 1945 l’esercito alleato recupera le opere in Val Passiria e le riporta a Firenze, dove le ammiriamo ancora oggi. Tutte tranne nove opere, di cui si perdono le tracce. Tra questi il Vaso di fiori di Jan Van Huysum, un dipinto di eccezionale valore storico ed artistico acquistato dal Gran Duca Leopoldo II di Lorena nel 1824, ed esposto a Palazzo Pitti, a Firenze. Passano oltre 70 anni prima che il quadro possa tornare agli Uffizi nel dicembre 2019.

Cosa è accaduto in tutti questi anni? Il documentario ricostruisce le indagini complesse, il delicato dialogo di diplomazia internazionale, momenti di stallo e colpi di scena, raccontati dal Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, con la ricostruzione puntuale e appassionata del Tenente Colonnello Lanfranco Disibio, che ha guidato gli ultimi anni dell’indagine come comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze; il ruolo della diplomazia italiana raccontato dall’Ambasciatore d’Italia a Berlino Luigi Mattiolo, l’arrivo delle opere a San Leonardo in Passiria (BZ) ricostruito da Judith Schwarts, curatrice del Museo Passiria, e le vicende della grande storia che fanno da sfondo alla vicenda, raccontate dalla storica Isabella Insolvibile.

21, Rue la Boétie. La galleria Rosenberg

A seguire, “Art Night” propone 21, Rue la Boétie. La galleria Rosenberg di Virginie Linhart, prodotto con la partecipazione di France Télévisions. Negli anni tra le due guerre, “21, Rue La Boétie” a Parigi si affermò come una delle gallerie d’arte più importanti d’Europa, grazie al leggendario occhio e al talento di Paul Rosenberg, amico di Picasso, Braque, Matisse, Laurencin.

Nel giugno 1940, la debacle francese contro l’esercito del Terzo Reich costrinse i Rosenberg all’esilio a New York per fuggire dall’antisemitismo di stato. 21 rue La Boétie, requisita e saccheggiata dagli occupanti tedeschi, diventa l’Istituto per lo studio delle questioni ebraiche. Alla fine della guerra, tornato in Francia, Paul Rosenberg scopre che la maggior parte della sua collezione è stata rubata dall’esercito nazista e da quel momento dedica il resto della sua vita alla ricerca dei 400 dipinti mancanti.

Se oggi si possono ammirare i capolavori della collezione Rosenberg, è grazie a questa ricerca incessante che non si è fermata fino alla sua morte. Da una lunga intervista inedita ad Anne Sinclair, nipote di Paul Rosenberg, il documentario ripercorre in immagini d’archivio, attraverso illustrazioni grafiche animate e grazie a numerose fotografie, lettere e documenti inediti della famiglia Rosenberg, la traiettoria di quest’uomo eccezionale. La storia intima di una vita segnata dalla passione per l’arte e la Grande Storia, di cui Paul Rosenberg è stato sia il testimone che la vittima. Art Night è un programma di Silvia De Felice e di Massimo Favia e Marta Santella. Regia di Andrea Montemaggiori.

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