Cucciniello: «Lavoriamo per fare dei Girolamini un posto normale, un istituto di cultura degno di questo nome»

È faticosa e complessa la restituzione al pubblico della Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini di Napoli ma gli interventi procedono a tutto tondo e l’attenzione sui libri antichi rubati resta alta, grazie all’impulso della Procura guidata da Nicola Gratteri

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Dodici anni fa la notizia che i Girolamini, una delle biblioteche più antiche aperte al pubblico e prestigiose del Mezzogiorno, era stata oggetto di una sistematica spoliazione da parte del suo direttore, Marino Massimo De Caro. Nell’aprile 2012 il Complesso venne posto sotto sequestro e poco dopo il direttore e il conservatore, don Saltatore Marsano, furono arrestati. Nel 2015 De Caro fu condannato in via definitiva a sette anni di reclusione, la maggior parte dei quali scontati agli arresti domiciliari per ragioni di salute, e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La Corte dei Conti ha quantificato un danno erariale di poco meno di 20 milioni di euro a cui De Caro non ha ancora riparato e che probabilmente, con buona pace dello Stato italiano e di tutti, non riparerà mai.

A pochi giorni da Natale una nota dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, guidata da Nicola Gratteri, ha comunicato l’emissione di un decreto di sequestro preventivo per 361 opere librarie saccheggiate ai Girolamini. I Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale hanno ricevuto il mandato di rintracciare i volumi e le ricerche saranno indirizzate su antiquari e case d’asta, bibliofili e collezionisti di tutto il mondo. Le indagini sono coordinate dalla pm Giorgia De Ponte, magistrata del pool guidato dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli.

Abbiamo contattato Antonella Cucciniello, direttrice dall’autunno 2020 della Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini, per comprendere la rilevanza di questa ultima iniziativa della Procura e fare il punto sulla rinascita e l’avanzamento dei lavori, di messa in sicurezza, adeguamento e restauro, che negli ultimi anni hanno interessato il sito nella sua interezza.

«L’iniziativa della Procura è importante perché tiene desta l’attenzione su una questione che non deve essere né sottaciuta né sottodimensionata e che è quella delle mancanze. La Procura in primis, il Carabinieri del Nucleo TPC ma anche tutti quelli prima di me, che si sono avvicendati, e che mi affiancano si stanno danno un grandissimo da fare per comprendere l’entità del danno che si è abbattuto sulla biblioteca. Però parliamoci chiaro: anche quando avremo compreso la consistenza, non avremo mai posto rimedio a questo danno se non riportiamo i libri a casa. Questo richiede ovviamente molto ottimismo e molta fiducia anche nella provvidenza. E questa iniziativa della Procura, diramare la lista come forma di sequestro preventivo, è un modo per dire a tutti, a quelli che custodiscono in buona fede qualche volume dei Girolamini e soprattutto a quelli che ne custodiscono in cattiva fede, “attenzione perché questo è materiale scottante”».

A questa lista si è faticosamente arrivati grazie – ha specificato la nota della Procura – a “una lunga e paziente attività di inventario avviata all’indomani del sequestro, disposto nel 2012, del Complesso monumentale gravemente depredato e saccheggiato nel corso degli anni, con migliaia di libri, parte dei quali illecitamente asportati e commercializzati all’estero”. Possiamo dedurre che la fase inventariale sia conclusa o si tratta di un lavoro ancora in itinere?
«Questa è un’attività svolta dai consulenti tecnici della Procura. La fase inventariale è a uno stadio molto avanzato, ma non si può considerare conclusa: continua in maniera indefessa ed è affidata a professionisti, funzionari, dipendenti di ruolo, che ormai l’hanno abbracciata, si può dire, come una delle attività per la vita. L’opera d’inventariazione procede anche con un continuo e costante controllo degli inventari antichi, perché noi non abbiamo un inventario di consistenza patrimoniale, e procede anche con l’atteggiamento investigativo e ispettivo nei meandri dell’edificio che, a causa e per merito dei lavori in corso, stenta a ritrovare un suo equilibrio ordinamentale: ci sono delle sale che ancora non possiamo esaminare e sottoporre a verifica inventariale perché ci sono interdette. Il materiale librario è opportunamente protetto per consentire questi interventi che sono soprattutto, in questo momento, di adeguamento impiantistico. Ovviamente siamo ben consapevoli di una eventualità: quando finalmente potremo entrare, per esempio, nella Sala H può anche darsi che, nell’opera di sistemazione, spolveratura e pulitura di quel fondo, magari salti fuori un libro che reputiamo disperso e che, nel caos di quegli anni oscuri e delle peripezie amministrative immediatamente successive, potrebbe con un po’ di fortuna essere finito lì. È una lavorazione che richiede ancora i suoi tempi e sulla quale stiamo insistendo con uno scrupolo quotidiano e certosino».

I volumi da rintracciare prevalentemente risalgono al ‘500 e al ‘600, può dirci qualche titolo? Di cosa si tratta?
«Mi mette in difficoltà questa domanda. Sono cinquecentine e incunaboli, sono le edizioni più antiche e che talvolta costituiscono dei pezzi unici, o comunque fra le poche copie esistenti del patrimonio bibliografico delle biblioteche internazionali. È impossibile fare graduatorie, impossibile dire che un libro è più o meno importante di un altro. C’è però un’altra cosa che mi fa piacere dire e che, insomma, è anche un’anticipazione: abbiamo chiuso il 31 dicembre, come da istruzione dei lavori della Comunità Europea, un progetto, finanziato con un PON (Programma Operativo Nazionale, ndr), per la realizzazione di una teca digitale all’interno della quale, molto presto, tutti gli utenti, studenti, studiosi, curiosi e appassionati, potranno accedere alla stragrande maggioranza del nostro patrimonio documentale che ancora non era stato dotato di chiavi archivistiche ben precise. La disponibilità dei nostri documenti potrà incoraggiare le ricerche perché studiare le carte significa anche poter ricostruire i percorsi di questi libri, il come ci sono arrivati, perché, quali sono i personaggi, le storie che sono dietro alle nostre collezioni, non solo librarie ma anche storico-artistiche. Quindi molto presto usciremo con un sito web completamente rinnovato, e questo sarebbe marginale, ma che soprattutto costituisce il portale di accesso a questa teca in cui i musicologi potranno studiare praticamente tutto il nostro materiale manoscritto e le edizioni musicali antiche a stampa, e i topi d’archivio potranno scandagliare gran parte della nostra documentazione e aiutarci a ricostruire la storia dei Girolamini e, perché no, anche quella dei suoi fondi librari».

Anche con questa iniziativa possiamo dire che il “‘caos organizzato’ – come ha sottolineato la Procura – posto in essere da precedenti gestioni del complesso monumentale direttamente coinvolte nell’attività di spoliazione dell’eccezionale patrimonio archivistico e librario della biblioteca” è definitivamente storia alle spalle dei Girolamini?
«Se così non fosse mi dovrei solo suicidare (ride, ndr). Perché le assicuro che il lavoro che stiamo facendo, ormai da poco più di tre anni a questa parte, e non sono pochi, è proprio basato sul desiderio, sul bisogno di fare dei Girolamini un posto normale, cioè un istituto di cultura degno di questo nome, che lavora per migliorare la sua reputazione e per sforzarsi di essere all’altezza della sua rilevanza. Il grosso degli spazi monumentali, quelli diciamo da cartolina, ormai è recuperato. Il lavoro sugli inventari prosegue, ripeto, con attenzione quotidiana e certosina. Il passaggio a questa dimensione digitale ci rende sempre più accessibili e, perché no, anche controllabili e sempre più trasparenti, e questo è un dato importante: accessibilità significa anche trasparenza contabile, amministrativa, documentale, patrimoniale. E questo è un aspetto sul quale ho sempre lavorato, non solo da quando sto ai Girolamini. Chiaramente ai Girolamini acquista un valore aggiunto, pregnante. Se ancora stentiamo, diciamo così, a riaprire in ordinario è perché non abbiamo i requisiti minimi di accessibilità e sicurezza, per esempio non abbiamo ancora un ascensore, non abbiamo un montacarichi, però l’ultima coda di questi lavori dovrebbe garantircelo. Dal 7 dicembre poi siamo passati dalla Direzione Generale Biblioteche alla Direzione Generale Musei da cui ci arriva un impulso maggiore a mettere a sistema il nostro percorso monumentale e aprire ai visitatori che non devono essere necessariamente interessati a consultare il patrimonio archivistico e librario. Rispetto a questo ci metteremo all’opera molto presto. E dopo la stagione dei grandi lavori con i fondi europei, si aprirà una nuova stagione di lavori e riallestimento che però sarà meno invasiva, meno impattante, e quindi ci consentirà di avere una vita di relazione gestibile in ordinario».

L’avevamo intervistata a metà 2022, ora siamo a gennaio 2024: a che punto è la serie di importanti interventi di messa in sicurezza e restauro che hanno interessato la chiesa e i chiostri?
«Il restauro della chiesta è finito, però rimane quello del sagrato e della facciata. Tutte le volte che abbiamo imbastito una iniziativa, abbiamo dovuto – e l’abbiamo fatto sforzandoci di trovare le risorse – creare le condizioni di sicurezza dedicate: per ogni evento abbiamo posto in essere un piano di sicurezza, abbiamo presentato, come d’uopo, la SCIA al Comune, eccetera. Però, non avendo ancora il CPI (Certificato di Prevenzione Incendi, ndr), non avendo ancora i requisiti di sicurezza e accessibilità minimi, tutte le volte creiamo una condizione di sicurezza ad hoc e questo implica una programmazione, una progettazione e una ricerca di risorse particolari. Adesso abbiamo reperito le risorse per portarci avanti con il CPI, stiamo per affidare la videosorveglianza della chiesa e questo ci consentirà di aprire con maggiore serenità: alla presenza di poche unità fa da supporto la presenza delle telecamere ben mirate che ci aiuteranno a tenere d’occhio questo patrimonio straordinario. Stiamo per completare la predisposizione degli spazi che già ospitavano la quadreria e che oggi la riospiteranno, chiaramente in una cornice che immaginiamo totalmente aggiornata sul piano della fruizione e dei servizi resi all’utenza. Con il PNRR faremo un intervento di abbattimento delle barriere architettoniche e cognitive nel chiostro. Lavoreremo molto sull’aspetto green, non solo curando in maniera molto mirata il nostro bellissimo aranceto, che comunque è già oggetto di manutenzione costante, ma realizzando un piccolo orto sociale sul terrazzo: ci piacerebbe riportare, un po’ come all’origine, la comunità di prossimità ad avere un rapporto quasi quotidiano con il Complesso. Le idee non mancano, le linee di finanziamento per il momento diciamo che sono sufficienti a coprire almeno le esigenze del prossimo biennio però, anche sotto questo aspetto, non ci facciamo sfuggire niente: cerchiamo di essere vigili e reattivi, presenti e propositivi, e speriamo che questo lavoro sia premiato presto anche con il consenso dei nostri pubblici. Chi ci ha seguito durante la stagione dei concerti è rimasto veramente felice e ammirato. La cosa più bella che ci siamo sentiti dire è quello di aver dischiuso un mondo e l’universo oratoriano, l’universo filippino, è un mondo davvero affascinante. L’unico dispiacere è stato quello di aver dovuto limitare, per problemi di sicurezza, gli ingressi a duecento unità, che non sono poche per un concerto di musica barocca: due ore dopo l’apertura delle prenotazioni avevamo già esaurito la capienza. Abbiamo cercato di accontentare tante persone in altri concerti per offrire a tutti la possibilità di vedere la chiesa all’opera, cioè la chiesa che ritrova la sua voce, la sua atmosfera. Certo, speriamo per il futuro di doverci piegare sempre meno a necessarie limitazioni. Abbiamo una mailing list che si aggira attorno ai tre mila contatti. Trattiamo le persone che abbiamo inserito come si trattano gli amici, nel senso che, se ricevono una notizia e la commentano e ci chiedono delle specifiche, degli approfondimenti, delle curiosità, non lasciamo mai nessuno senza una risposta perché, secondo me, intorno ai Girolamini è giusto che si crei una comunità, anche solo virtuale, non necessariamente composta da persone di prossimità, ma fatta da tutte quelle persone che si lasciano affascinare dalla complessità dei Girolamini, che non sono solo una biblioteca, non sono solo un museo, non sono solo un monumento, ma sono tutte queste cose insieme».

In una recente intervista al Corriere della Sera, Tomaso Montanari, al tempo uno dei protagonisti dello svelamento di quanto stava accadendo ai Girolamini, ha dichiarato: «Siamo arrivati al paradosso che una biblioteca pubblica venisse affidata a un saccheggiatore seriale di biblioteche. È la storia di un momento terribile da cui non siamo usciti, perché quella cultura ancora governa il Paese». Di questi giorni è la notizia che Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla Cultura, è indagato dalla Procura di Macerata per riciclaggio di beni culturali. Ha ragione, secondo lei, Montanari quando sostiene che «quella cultura ancora governa il Paese»?
«Tomaso fa parte del nostro Comitato scientifico, la sua vicinanza come intellettuale, come studioso, come rettore, come figura a tutto tondo, è una presenza molto pregnante rispetto ai Girolamini. Lui sceglie, e questo fa parte della sua cultura politica, consapevolmente sempre di estremizzare. Io mi rifiuto di credere oggettivamente e sinceramente che il nostro Paese sia governato… Sono consapevole che ci sia una parte della nostra classe dirigente e intellettuale che andrebbe presa a calci, ma mi rifiuto di generalizzare. Perché, se così fosse, se dovessi avere del mio Ministero una concezione così negativa mi sentirei sconfitta e basta. Invece vivo nella consapevolezza che il mio Ministero, e quindi il mio mondo, la mia proiezione di Paese, almeno da un punto di vista professionale, sia fatta non anche ma soprattutto di funzionari e dirigenti competenti e preparati, animati da un’abnegazione non comune. E alla fine è questo che serve al Paese, è questo che serve in tutte le sfere di competenza, e il fatto che in questo Paese fortunatamente, in ogni categoria, in ogni ambito, ci sia sempre qualcuno che lavora a testa bassa, senza cercare visibilità, e trae soddisfazione dal fatto di aver compiuto il proprio dovere».

Se nell’arco delle prossime settimane avesse a disposizione un finanziamento straordinario, da spendere entro il 2024, su quale progetto punterebbe?
«Non credo molto nei finanziamenti stratosferici e sono anche a fine mandato: a novembre scadrà il mio primo quadriennio, rinnovabile, ma non è scontato che sia destinata a restare ai Girolamini. Prima della fine di questo mandato, mi farebbe piacere vedere ben avviati i lavori sul Chiostro degli Aranci e soprattutto, da storica dell’arte perché questa è la mia formazione, vorrei vedere ben avviato, se non concluso, il riallestimento ragionato della quadreria. Sul patrimonio librario ormai c’è una progettualità e un’attenzione che non si arresteranno più, c’è bisogno di crederlo. Mi sembra sia arrivato il tempo di mettere a valore anche tutto il patrimonio storico-artistico e quindi di riaprire al pubblico la chiesa e di restituire al pubblico questa collezione di magnifiche pitture, legate prevalentemente a volontà testamentarie del passato, che aspettano di ritrovare dignità e visibilità».

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