Spiegare il falso archeologico. Una piccola esperienza alle Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari di Vicenza

Fino al mese di giugno sarà possibile visitare l’esposizione didattica Argilla. Storie di vasi, curata da Monica Salvadori, Monica Baggio e Luca Zamparo (con la collaborazione di Federica Giacobello), presso le Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari di Vicenza.

L’iniziativa espositiva nasce nell’ambito della collaborazione fra la Direzione Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova, in seno alle ricerche sviluppate dal Progetto MemO. La memoria degli oggetti. Un approccio multidisciplinare per lo studio, la digitalizzazione e la valorizzazione della ceramica greca e magnogreca in Veneto, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo attraverso il bando “Progetti di Eccellenza 2017”.
Il programma espositivo, che avrà un’articolazione triennale, si inserisce nell’ambito delle attività dedicate alla valorizzazione della preziosa collezione di ceramiche greche e magnogreche di Intesa Sanpaolo, costituita da oltre cinquecento reperti, prodotti tra il VI e il III sec. a.C., provenienti da Ruvo di Puglia.
Il percorso narrativo, caratterizzato da una decisa finalità didattica e una particolare attenzione ai diversi pubblici, si contraddistingue per un linguaggio semplice – comprensibile a tutti – ma allo stesso tempo specifico, che intende fornire le basi di un lessico per la conoscenza della produzione ceramica greca e magnogreca, attraverso un’esperienza educativa che dal mondo antico giunge sino al contemporaneo.

Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari / Argilla. Storie di vasi

Argilla. Storie di vasi intende indagare le modalità tecniche di realizzazione dei manufatti ceramici nel mondo greco antico, partendo dalla fase di estrazione dell’argilla per giungere al vaso finito, attraverso un percorso che ambisce a svelare alcuni segreti di questa produzione artistica e artigianale millenaria, i cui esiti continuano a suscitare un vivo interesse ancora ai nostri giorni. Il progetto allestitivo intende, inoltre, approfondire anche il rapporto fra la società attuale e il patrimonio archeologico, introducendo i visitatori all’interno dei pericoli e dei rischi a cui è soggetto il patrimonio culturale, con l’obiettivo di diffondere una cultura della legalità che promuova la tutela del bene comune e il progresso della società.

Infatti, la rilevante presenza di vasi greci e magnogreci nelle collezioni museali del Veneto e la consapevolezza del ruolo sociale e culturale che il patrimonio ceramico greco ha giocato e continua nella definizione dell’identità occidentale rappresentano la chiave di lettura per comprendere lo sviluppo di un progetto di valorizzazione volto a permettere la migliore fruizione del patrimonio culturale e lo sviluppo della conoscenza. Per permettere tutto questo, l’esposizione si è avvalsa di prestiti prestigiosi del Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dell’Anci – Museo Regionale della Ceramica di Caltagirone, del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, del Museo Civico di Bassano del Grappa e del Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte dell’Università di Padova.

Le peculiarità del progetto espositivo possono essere identificate in due diversi aspetti: 1) l’attenzione all’accessibilità e all’inclusività; 2) la promozione di una cultura della legalità.

Il primo aspetto ha comportato un intenso lavoro di ideazione e progettazione, coordinato dalla Direzione Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, per la riduzione o l’abbattimento delle barriere architettoniche, culturali, sensoriali, cognitive, economiche e linguistiche che spesso il mondo museale presenta, soprattutto quando ospitato in palazzi storici. L’esperienza Argilla. Storie di vasi, invece, presenta alcuni accorgimenti tecnici e museografici per essere accessibile per tutti i pubblici.
Se la prima sala permette una introduzione al mondo antico (grazie alla presenza di una linea del tempo e di una carta geografica che ripercorrono le tappe più significative della storia narrata nell’esposizione), tutti gli spazi sono stati dotati di supporti audio, video e tattili per essere ampiamente inclusivi e accessibili. A disposizione di tutti, è presente la riproduzione tattile di un vaso esposto (realizzato nell’ambito del progetto TEMART, sempre condotto dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova), così come il libro tattile Storia di una terra cotta, realizzato da Elisa Lodolo in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi.
Il racconto nella Lingua Italiana dei Segni del progetto e delle diverse sale espositive è fruibile in sede e sul sito www.gallerieditalia.com, mentre la narrazione audio è accessibile tramite QRCode presenti nelle sale, così come la traduzione in lingua inglese.
Infine, con l’obiettivo di abbattere la barriera economica per la fruizione della cultura e in piena adesione alle politiche dell’open science, i curatori hanno optato, in accordo con Intesa Sanpaolo, per rendere gratuita e liberamente scaricabile la guida all’esposizione, edita dalla Padova University Press.

La terza sala del progetto espositivo Argilla. Storie di vasi

Il secondo aspetto, invece, estremamente importante per il gruppo di ricerca del Progetto MemO, tocca il tema della ricezione del materiale archeologico nella società contemporanea e dei rischi in cui esso può incorrere. Se la proprietà di oggetti archeologici e il loro collezionismo (con il connesso mercato) sono assolutamente leciti sulla base del nostro ordinamento nazionale, altresì è fondamentale rimarcare la necessità di una forte attenzione ai temi della tutela del patrimonio culturale, ovvero promuovere i comportamenti corretti e avvisare i pubblici su tutte le possibili azioni che potrebbero deturpare e danneggiare i nostri beni comuni.
Nell’ultima sala, allora, si è deciso di sfidare le visitatrici e i visitatori sviluppando un breve percorso all’interno dei temi delle copie, delle imitazioni e delle falsificazioni. Tutto questo attraverso il gioco: le teche, infatti, non presentano didascalie bensì materiali autentici (Collezione Intesa Sanpaolo) accanto a oggetti imitanti le produzioni antiche (Collezione didattica dell’Università di Padova).
Un piccolo esperimento che, però, dalla comprensione dell’art. 9 della Costituzione, porta a riflettere sulle stesse azioni umane, sulla passione per l’antico, sulla nostra necessità di possesso (collezionismo) e su quanto siamo disposti a fare per ottenere ciò che bramiamo… anche mettendo a rischio la memoria e la storia.
Proprio per questi motivi, come curatori, abbiamo sentito la necessità di rendere partecipi i pubblici e informarli sulle azioni di tutela del patrimonio archeologico, al fine di promuovere una nuova cultura della legalità.

In questa Rubrica, spesso parliamo di cosa si può e cosa non si può fare, ipotizziamo cosa si dovrebbe e auspichiamo sempre una presa di posizione da parte della società, delle istituzioni e dei singoli. Speriamo questa sia solo la prima di una lunga serie di iniziative, accessibili per tutti, che ponga l’attenzione sulla protezione della nostra memoria condivisa.

Come si dice… prevenire è meglio che curare!

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