Play me. I’m yours

“Oggi i giovani stanno male – ha ripetuto più e più volte Umberto Galimberti nelle sue conferenze – per un problema più culturale che esistenziale. Tra loro aleggia un ospite inquietante che penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive ed orizzonti, generando disorientamento ed assenza di punti di riferimento”.

Se questa è la causa, l’effetto si è visto e si continua a vedere sotto molteplici vesti.

Uno in particolare riguarda gli atti di vandalismo che in molte città colpiscono gli arredi urbani. Non solo muri, recinzioni, panchine dei parchi pubblici ma, recentemente, anche opere d’arte: sono state restituite a febbraio scorso, dopo essere state restaurate, le due statue “L’adoratrice del sole” di Maria Gamunsi e “Torso 175” di Roberto Santo che erano state danneggiate da ignoti nella cittadina di Pietrasanta, vicino Lucca.

E alla devastazione gratuita non sfuggono neppure gli strumenti musicali. A farne le spese, in un recente passato, sono stati i pianoforti collocati nelle stazioni ferroviarie di Napoli, Roma, Torino, Milano, Padova giusto per citare qualche esempio…

Questi pianoforti fanno parte di un progetto molto ambizioso quanto esemplare: Play Me, I’m Yours. Si tratta di una idea, sviluppata dall’artista Luke Jerram, che attualmente conta più di 1.500 pianoforti installati in oltre 50 città in tutto il mondo, da New York a Londra, da Melbourne a Città del Messico, da Stoccolma ad Hong Kong. I pianoforti “pubblici” sono ubicati nei parchi, nelle stazioni ferroviarie, nei mercati rionali e perfino sui traghetti. I pianoforti sono a disposizione del pubblico, gratuitamente, per essere suonati da chiunque lo voglia. L’idea di Play Me è nata alcuni anni fa in un locale lavanderia. Tutte le settimane Luke Jerram trascorreva lì del tempo, in attesa dei panni puliti e, settimana dopo settimana, a contatto con le stesse persone per lo più in silenzio nell’attesa del bucato, si è reso conto di quante “comunità invisibili” vi fossero non solo nel suo quartiere ma, con molta probabilità, in molte altre città. Come rompere quel silenzio a volte imbarazzante? Con la musica! Ed ecco l’idea geniale: un pianoforte nello spazio lavanderia per intrattenere, avviare conversazioni e cambiare la dinamica di uno spazio di per sé non molto interessante.

In Italia questa iniziativa ha visto protagoniste molte città: Alghero, dove è stato installato nell’aeroporto “Riviera del Corallo” un pianoforte multicolore Knauss-Coblenz, decorato dall’artista cagliaritano Franco Nonnis; Venezia, dalla cui stazione di Santa Lucia è partito il progetto “United Street Piano Italia” promosso da Grandi Stazioni per dotare ogni grande stazione ferroviaria italiana di un pianoforte a disposizione del pubblico in transito. I pianoforti non sono stati collocati solo negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie: ci sono allestimenti anche nei parchi, nelle strade, negli ospedali. È il caso del pianoforte messo a disposizione nel parco di Villa Sirtori e sul lungolago di Olginate, vicino Lecco, o dei numerosi casi di pianoforti collocati all’Ospedale di Biella, di Mestre, di Vimercate, di Varese, solo per fare qualche esempio.

Ecco perché l’insensato vandalismo nichilista colpisce dritto al cuore: nell’epoca dei media avanzati non pare estinta l’era del conflitto tra arte e società, e appare ancora molto alto il rischio della reciproca indifferenza se non della separazione tra l’arte e (una parte!) del suo pubblico. Ecco perché un pianoforte, inserito in un contesto urbano atipico, può avere la capacità di integrare linguaggi specifici di due mondi diversi, quello tecnologico-economico e quellocreativo-artistico, attivando un processo di comunicazione innovativo e affrontando le nuove e grandi tematiche proposte dall’avvento dei mezzi digitali dove, spesso, tutto appare uguale, con egual valore o senza alcuno…

Se da una parte, dunque, colpisce la distruzione dei pianoforti collocati nelle stazioni, dall’altra rincuora sapere che quasi tutti questi pianoforti sono stati riparati e restituiti alla pubblica fruizione. Come ha affermato più volte il citato Umberto Galimberti, “Siamo nel mondo della tecnica e la tecnica non tende a uno scopo, non produce senso, non svela verità. Fa solo una cosa: funziona. Finiscono, quindi, sullo sfondo, corrosi dal nichilismo, i concetti di identità, libertà, individuo, verità, scopo”. Se è vero che la vita può essere, come la tastiera del pianoforte, bianca e nera, sta a tutti noi, con le nostre azioni, cercare colori e sfumature.

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