Lo stato dell’Art&Finance: la prima Deloitte Pulse Survey ai tempi del Covid-19, tra “trasparenza” e cambiamento sociale

Lo scorso 5 novembre Deloitte ha presentato al pubblico i risultati emersi dalla prima edizione della Deloitte Art&Finance – Pulse Survey. L’indagine online, che accompagna e che per certi versi completa il report 2020 illustrato nel corso di un webinar a giugno, si è rivolta a circa 1.000 stakeholder di Deloitte Private Art&Finance in Italia. Artisti, collezionisti, operatori ed esperti del settore, finanche esponenti del mondo accademico ed appassionati d’arte hanno risposto a 20 quesiti a risposta chiusa suddivisi in tre sezioni, che hanno indagato le sfaccettature e il grado di soddisfazione verso l’esperienza di acquisto virtuale; l’efficacia delle piattaforme messe a disposizione da gallerie e case d’asta; il sentimento e le aspettative nei confronti del futuro e delle nuove professionalità. L’obiettivo, dichiarato da Deloitte, ≪era quello di approfondire i principali trend in atto nel settore artistico culturale, travolto dagli effetti della crisi pandemica≫.

Prepotentemente è emerso che, il clima dominato dall’incertezza globale ed amplificato dal prolungarsi ondulatorio dell’emergenza sanitaria, impedisce al mercato ≪un ritorno ai livelli precedenti al COVID-19≫. L’esperienza fisica si conferma di fondamentale rilevanza: l’acquisto – soprattutto quello di fascia alta – ha a che fare con la presenza, con la partecipazione a quei rituali sociali che coinvolgono e gratificano tutti i sensi e appagano il narcisismo di molti collezionisti. Online si acquista meno e a un prezzo più basso, prevalgono la prudenza e l’attendismo che restano agganciati a proiezioni dal segno meno.

Deloitte ArtFinance PulseSurvey 2020

Questione meritoria, più che altro indotta da ≪un forte intervento legislativo su scala internazionale volto a garantire maggiore trasparenza delle informazioni e delle transazioni nonché un rafforzamento del complessivo sistema di prevenzione e controllo in materia di riciclaggio di denaro e contrasto al finanziamento del terrorismo[1]≫, è l’attenzione rivolta alla ≪circolazione nazionale ed internazionale delle opere d’arte: la trasparenza del mercato diventa (finalmente, ndr) un valore aggiunto≫. Tanto più ≪non è un caso – sottolinea Deloitte – che nel corso della presentazione dell’Art&Finance Report 2019, a Montecarlo, il primo panel abbia visto l’intervento di professionisti legali, finanziari ed art advisor in merito agli impatti – crescenti – dei recenti obblighi di trasparenza≫ che investono anche il mercato dell’arte. Obblighi che, evidentemente, intercettano solo una parte degli attori del mercato poiché l’indagine segnala che, tra i maggiori trend in atto, vi sia una ≪forte crescita delle private sales, che garantiscono un elevato livello di confidenzialità e di personalizzazione, elementi chiave per un momento storico caratterizzato per molte persone da un improvviso bisogno di liquidità≫: dunque il “pochi, maledetti e subito”, lontano dal pubblico sguardo e protetto dal più stretto e garbato riserbo, persiste anche nel corso della pandemia. D’altra parte, come ampiamente documentato da Georgina Adam in Dark Side of the Boom, le ragioni che soggiaciono a queste transazioni private ≪sono molteplici, dall’esigenza di sicurezza a quella di evitare liti famigliari o indagini fiscali, fino all’eventualità di scongiurare la possibilità che qualcun altro si intrometta nella trattativa[2]≫.

Altro aspetto interessante è la recente proliferazione di “aste miste” per tipologia di lotti che ha aperto la strada ad “aste ibride”: l’innovativo format si caratterizza per ≪il banditore live in una specifica location e la vendita in diretta streaming dalle altre sedi della casa d’aste collegate≫. Sotheby’s è stata la prima a debuttare il 29 giugno ≪con un’asta presieduta in remoto da Londra dal banditore Oliver Banker e trasmessa simultaneamente non soltanto da Londra, ma anche da Hong Kong e New York. Nonostante i 363,2 milioni di dollari totalizzati, trainati da un trittico di Francis Bacon battuto per 84,6 milioni di dollari, l’asta ha soddisfatto solo in parte le aspettative. Tuttavia ≪il risultato complessivo e i prezzi d’aggiudicazione raggiunti dalle opere di maggior valore hanno comprovato la resilienza della fascia alta del mercato, confermando l’orientamento costante verso qualità e provenienza da parte dei collezionisti, sempre attenti al passato proprietario dell’opera≫. A ruota, il 2 luglio, Phillips ha piazzato tutti i lotti dell’asta ibrida dedicata all’arte contemporanea registrando il miglior risultato per un’opera firmata da un’artista; mentre Christie’s il 10 luglio ha proposto “ONE”, un evento a “staffetta” in quattro sessioni consecutive live da Hong Kong, Parigi, Londra e New York. ≪I tre eventi non sono riusciti tuttavia a far recuperare alle major i mancati ricavi dei principali appuntamenti serali di maggio e giugno, ma il risultato complessivo e gli importanti prezzi di aggiudicazione raggiunti sono stati una dimostrazione di quanto il mercato dei beni da collezione possa resistere anche ai peggiori periodi di crisi≫. Aste miste ed ibride dunque che, secondo l’indagine di Deloitte, necessitano sempre più di professionalità ≪ibride per una corretta gestione di organizzazioni attive nel mondo artistico-culturale≫ poiché la forte accelerazione digitale, che in parte già aveva coinvolto le case d’asta negli ultimi anni, ha ≪messo in luce ancora una volta come il mercato dell’arte e dei beni da collezione sia oggi un mercato sempre più internazionale e senza confini. I bidder si dimostrano attivi sulle piattaforme virtuali per acquisti di lotti provenienti da tutti i continenti e alcuni Paesi, tra cui l’Italia, sono penalizzati proprio dalla legislazione e da normative troppo limitanti nei confronti dell’esportazione≫, sentenzia Deloitte.

Se sull’innovazione e l’intensità digitale è risultata un passo dietro le dirette competitor, Christie’s si è nettamente distinta nel periodo del lockdown dalle altre case d’asta per diverse iniziative e aste a sfondo sociale: ha avviato una partnership con The Foundation for AIDS Research per raccogliere fondi, attraverso la vendita di opere d’arte, per la ricerca contro il COVID-19. Dal 24 giugno al 16 luglio ha organizzato una vendita di beneficenza ≪a favore degli artisti del Fonds Claude et France Lemand dell’Institut du Monde Arabe e le mostre online dei lavori creati nell’ambito del programma scolastico per bambini Studio in a School≫. Nel mese di luglio ha siglato un accordo con l’Asian Cultural Council per battere all’asta, sempre per beneficienza, tre importanti opere d’arte contemporanea cinese. Infine l’Everson Museum di New York, lo scorso 6 ottobre ha messo all’asta da Christie’s Red Composition, prestigioso dipinto di Jackson Pollock del 1946 stimato 12-18 milioni di dollari: i ricavi, realizzati dai 13 milioni per cui la tela è stata venduta, ≪serviranno a finanziare acquisizioni di opere di artiste donne, di colore e di altre categorie poco rappresentate nelle collezioni≫, segno, anche questo, dei tempi e delle sensibilità che – lentamente – cambiano.

Note

[1] Argomento sviscerato nel capitolo dedicato a Il contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo nel mercato delle opere d’arte della 6° edizione del report Art & Finance di Deloitte e ArtTactic.

[2] Georgina Adam, Dark Side of the Boom. Controversie, intrighi, scandali nel mercato dell’arte, Johan & Levi Editore, 2019, p. 200.

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial
error: Copiare è un reato!