Cremona. Un violino per festeggiare il 170° Anniversario della fondazione della Polizia di Stato

Per onorare il 170° Anniversario della fondazione della Polizia di Stato, erede del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza voluto dal Re Carlo Alberto nel Regno di Sardegna con legge 11 luglio 1852 n. 1404, l’Academia Cremonensis ha voluto realizzare un violino speciale. 

Lo scorso anno il Capo della Polizia prefetto Lamberto Giannini aveva ricordato: «Oggi più che mai siamo chiamati a stringerci intorno ai nostri concittadini. Le donne e gli uomini della Polizia di Stato non si sono risparmiati, operando con dedizione e spirito di sacrificio, svolgendo una efficace azione a tutela della sicurezza nazionale». 

Come è ben noto, Cremona è stata tra i centri più colpiti dalla pandemia e, forse, più di altre realtà della Penisola ha potuto essere testimone diretta della dedizione e dell’operosità delle Forze dell’Ordine in questa particolare e drammatica circostanza. 

Se è vero che “Esserci sempre” è il motto che rappresenta la missione dei poliziotti nel contrasto quotidiano di ogni forma di illegalità e di prevaricazione, “Siamo riconoscenti” vuole essere il motto di chi, attraverso la donazione del violino simbolo musicale della Città di Cremona, desidera lasciare al Corpo una testimonianza concreta e grata. 

Lo strumento è stato consegnato lo scorso 28 marzo a Cremona dal prof. Fabio Perrone al Questore dott. Michele Davide Sinigaglia e al direttore della Banda musicale della Polizia di Stato al maestro Maurizio Billi. Lo strumento è stato suonato per l’occasione da Olga Zakharova, violinista della Filarmonica della Scala.

Tiziana Zanetti, docente di “Tutela e comunicazione del patrimonio culturale e musicale” presso l’Università degli Studi dell’Insubria ha voluto sintetizzare così le ragioni che hanno portato alla costruzione e alla donazione del violino decorato: “Stiamo attraversando un tempo inedito e complesso: ognuno di noi si è dovuto confrontare con la malattia, in maniera più o meno grave, o comunque con la paura, la preoccupazione. Questa condizione ha indebolito quei punti di riferimento che abbiamo sempre considerato solidi e duraturi, in molti casi dimostratisi non sufficientemente resistenti e adatti a tempi che improvvisamente sono cambiati, mettendo duramente alla prova la nostra responsabilità, individuale e collettiva. Subito il pensiero, doveroso e grato, va alle donne e agli uomini in divisa impegnati a combattere la battaglia più dura: quella del rischiare la propria vita per il bene di tutti. La divisa è certamente quella del personale medico sanitario ma accanto a loro, ed anzi a proteggere anche loro, quella della Polizia di Stato. Donne e uomini, sempre in prima linea, per garantire a tutti noi la sicurezza, la possibilità di vivere serenamente nelle nostre case; oggi chiamati a dover gestire anche le conseguenze, difficili e spesso violente, di quella perdita di riferimenti che abbiamo citato. E lo hanno fatto, e lo fanno, ogni giorno senza clamore, ma con la dignità, l’onore e l’orgoglio di chi sceglie di rappresentare lo Stato e i suoi valori più alti”. 

La gratitudine è la memoria del cuore e in questo caso i sentimenti non potranno che essere vibranti.

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