New York. Una collezione particolare nell’ufficio del Procuratore Distrettuale di Manhattan

Cyrus R. Vance Jr., Apsara Iyer, Vance, Matthew Bogdanos e Mallory O’Donoghue.
Foto: Vincent Tullo per il The New York Times

Armi, panetti di droga e rotoli di denaro. Questo è ciò che ci si aspetterebbe di trovare negli armadietti delle prove dell’ufficio di un procuratore distrettuale. E invece all’interno del D.A. Office di Manhattan sono custoditi anche 2.281 oggetti d’arte: statue, sculture, reliquie di antiche civiltà, che l’ufficio ha sequestrato e di cui ora deve prendersi cura.

Matthew Bogdanos, l’assistente del Procuratore distrettuale, dirige un’unità composta da 14 persone che si occupa di questo genere sequestri. La sua squadra, conosciuta come Antiquities Trafficking Unit, è stata istituita nel 2017 per frenare il contrabbando di beni culturali. 

Al suo interno ci sono cinque analisti che oltre a occuparsi della gestione delle indagini, selezionano, curano e conservano le opere sequestrate. Questo gruppo dispone di una preparazione tale da renderlo competente sia nel mondo della cultura, sia in quello criminologico. Gli uomini di Bogdanos hanno sequestrato 3.604 beni culturali, per un valore di 204 milioni di dollari. Di questi reperti, 1.323 sono già stati restituiti ai paesi d’origine come Messico, Afghanistan e Tibet.

I beni d’arte di piccole dimensioni come le anfore etrusche e le icone indù sono stati sistemati in due ambienti dell’edificio che ospita la Unit, mentre gli oggetti più ingombranti sono stati collocati fuori sede, come la collezione di statue Assire e del Khmer. I reperti sono etichettati e catalogati con un codice colore in base al caso legale e sono suddivisi in sezioni. Alcune di queste prendono il nome dei trafficanti a cui gli oggetti sono stati sequestrati, altre sono dedicate ai Paesi come India, Cambogia, Iraq, Grecia e Italia.

La straordinaria ed eclettica collezione rimane però chiusa al pubblico, nonostante le numerose richieste da parte di accademici e archeologici che vorrebbero accedervi. Non ci si deve dimenticare però che gli oggetti in questione sono prove, e come tali non possono essere mostrate al pubblico. Normalmente i reperti “tornano liberi” una volta concluse le indagini. Lo scopo dell’Antiquities Trafficking Unit è, pertanto, quello di trovare loro una sistemazione consona in attesa della restituzione.

[Fonte: The New York Times].

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