Libri, lettori, ladri: dove eravamo rimasti?

Il primo convegno si era tenuto nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze nel 2011; a dieci anni di distanza e con lo stesso titolo di allora, lo scorso 11 novembre la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano ha ospitato “Libri, lettori, ladri. La protezione del patrimonio librario in Italia”, evento organizzato dalla Fondazione Enzo Hruby insieme alla Biblioteca Nazionale Braidense e all’Associazione Cento Amici del Libro APS. L’appuntamento, interamente in presenza e moderato da Laura Tirelli, Presidente dell’Associazione Cento Amici del Libro APS, si è posto il quadruplice obiettivo di “affrontare un tema tanto attuale e importante come quello legato all’inestimabile e altrettanto fragile patrimonio librario del nostro Paese, fare un punto sulla situazione della sua tutela e valorizzazione, portare esempi concreti e tracciare una rotta per gli anni a venire”, il tutto probabilmente con una domanda di fondo: i libri, antichi e moderni, la loro conservazione e la loro sicurezza stanno meglio o peggio rispetto a dieci anni fa?

«Appena stamattina in conferenza stampa (per presentare il programma dei prossimi eventi, ndr) – ha esordito James Bradburne, direttore della Pinacoteca e della Biblioteca di Brera – ho accennato alle minacce che affrontiamo e che affrontano tutte le biblioteche italiane: la carenza di personale e di competenze, il mancato sostegno. Perché l’impegno di una biblioteca qualsiasi è molto vasto e include la ricerca, la catalogazione, la schedatura, l’approfondimento della conoscenza, la realizzazione di mostre e delle diverse attività. L’impegno per il libro e la centralità della lettura del nostro mondo sono un impegno fondamentale a tutela del patrimonio bibliotecario». Bradburne ha rimarcato ulteriormente l’assenza di sostegno da parte del Ministero della Cultura, specie nell’incremento e nella qualità del personale, un appello raccolto anche dal Corriere della Sera: «(i lavoratori, ndr) devono essere assunti in maniera autonoma, locale, non con i concorsi nazionali da migliaia di persone. Ci vuole autonomia nelle risorse umane». E i numeri parlano da sé: nel 2005 i dipendenti della Biblioteca Nazionale Braidense erano 145, di cui 22 bibliotecari, sono scesi a 44 nel 2020, se ne contano ora 33 di cui solamente 2 bibliotecari. Auspicabile ma utopistico dunque sostenere che l’attenzione e la tutela, la conservazione e la fruibilità del patrimonio librario siano rimasti inalterati nel tempo. E purtroppo non è una criticità che riguarda solamente la Braidense ma tutte le biblioteche che «ovunque in questo Paese, sono a rischio di chiusura» perché – è la teoria di Bradburne – non portando voti, galleggiano ai margini dell’agenda politica.

Il convegno in Braidense è proseguito con l’intervento Fabiola Giancotti, studiosa d’arte ed editore, che ha sottolineato la centralità della scrittura, la vitalità del libro e la peculiarità di una biblioteca d’autore che è frutto e forma del corso della vita e del mestiere – e nel solco della personalità – del suo possessore: «non possiamo leggere Manzoni (il cui fondo è custodito proprio in Braidense, ndr) senza consultare la sua biblioteca».

Per Luca Nannipieri, critico d’arte e saggista, «il tema enorme del patrimonio librario è anche quello delle strutture che gestiscono, sovrintendono, custodiscono, valorizzano o non valorizzano il patrimonio librario e che lo mettono, nel corso del tempo, nelle nostre disponibilità. Perché è vero che è sicuramente patrimonio conservare come giacenza una biblioteca o un manoscritto di Leopardi, o una prima o una seconda edizione di Machiavelli e altro, però è anche vero che questo patrimonio è patrimonio quando diventa materia di condivisione per i contemporanei». Anche Nannipieri ha evidenziato il «momento di frontiera» che sta attraversando ogni biblioteca, che sia nazionale o territoriale, universitaria o religiosa, una sofferenza dovuta alla carenza di fondi e all’incertezza: «cosa fare della complessità del patrimonio delle biblioteche?». E «come dare valore a ciò che si conserva», trasmettendo il patrimonio e il suo significato alle nuove generazioni? Questa è la sfida, secondo il critico d’arte.

Maria Goffredo, già Direttore della Biblioteca Nazionale Braidense (che, dopo 43 anni di onorato servizio, è ancora in campo come volontaria a sostegno dei due bibliotecari “superstiti”, ndr), si è spesso confrontata con i segnali che fanno presagire il malessere dei libri: dorsi e piatti staccati, cerniere logore, cuffie deteriorate, capitelli penzolanti. «La Biblioteca Braidense è una biblioteca storica che possiede una raccolta di un milione e mezzo di volumi, una raccolta di fondi speciali, antichi e moderni, e alcuni modernissimi che arrivano per il deposito legale. Il deposito legale, che può sembrare un ammasso incontruo di documenti, è in realtà una grossa ricchezza perché, per diritto stampa, fa confluire circa 20mila volumi ogni anno. E stranamente il materiale moderno è anche quello più facilmente deteriorabile, il libro antico è più solido, ha meno problematiche». Da conservatrice bibliotecaria di grande esperienza e pragmatismo, Goffredo si è concentrata sulle prassi della conservazione che «serve a prolungare la vita di un bene culturale, a mantenerne la sua integrità, l’identità, l’efficienza e investe soprattutto tre campi di azione: la prevenzione, la tutela e il restauro. Naturalmente la prevenzione è un atto indispensabile che serve – non me ne vogliano i restauratori – ad evitare il restauro, che comunque ha sempre in sé un potenziale distruttivo. La prevenzione si manifesta in diversi aspetti: la manipolazione del materiale, la collocazione, l’uso, i trasporti, la manutenzione dei locali, il controllo dei parametri ambientali, il rapporto con il pubblico stesso e le riproduzioni del materiale. La tutela è il compito di tutto il personale delle biblioteche e generalmente si esplica in gesti quotidiani e semplici che partono dalla cura dei depositi». La carenza di spazi, che costringe a stipare e a stringere i volumi o a ricorrere a magazzini decentrati, è un altro fattore a incidenza negativa sulla conservazione del patrimonio librario, in particolare sui periodici e sui giornali che devono essere più spesso movimentati per la loro consultazione. L’umidità, che dovrebbe essere sempre contenuta tra il 45 e il 65%, la temperatura, ideale tra i 15 e i 20 gradi, gli insetti e i topi completano la carrellata di elementi “ordinari” che possono compromettere e danneggiare irreparabilmente il patrimonio. «Qui topi non ce ne sono e non ci sono stati neanche ultimamente topi di biblioteca, i ladri: per fortuna non ci sono stati furti di recente». «Sono convintissima  – ha chiarito Goffredo – che difficilmente i lettori siano dei ladri, in genere è un collezionista che manda qualcuno a prelevare i libri e questo succede sempre dopo delle mostre».

Il Maggiore Claudio Sanzò, da poco insediato come Comandante del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri di Monza, ha dichiarato che, «solo nell’anno in corso in Lombardia, i furti di beni librari e archivistici sono oltre 600», mentre a livello nazionale, nell’arco degli ultimi dieci anni, sono oltre 35mila i beni trafugati. «A prescindere però dall’attività di sequestro o di controllo nei luoghi di cultura, dei livelli di sicurezza, delle denunce per ricettazione o per furto, che poi hanno spazio sulla cronaca nazionale e internazionale, penso che – anche alla luce di quello che è stato detto prima di me – fondamentale sia oggi sottolineare quanto l’unico strumento di tutela sia quello di investire sulla prevenzione e soprattutto sul fattore umano che è quello che può fare la differenza e realizza pienamente e nel concreto ciò che è previsto dalla normativa di settore, dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, vale a dire la valorizzazione, la conservazione, la protezione, la divulgazione». Per Sanzò l’obiettivo di sintesi è «conservare per consegnare, consegnare con consapevolezza», instillando la consapevolezza giorno per giorno e «far capire che nel settore dei beni culturali portiamo un fardello maggiore rispetto a quello di qualsiasi altro lavoro, perché il settore ha una funzione sociale».

Con Laura Nicora, CTU presso il Tribunale di Milano e Cultore della Ricerca Bibliografica dell’Università degli Studi di Pavia, si è toccato un altro argomento complesso quanto storicamente affascinante: i falsi, documenti costruiti ad hoc, e i falsari, da sempre esistiti. «Il problema dei falsi è grande: ci sono personaggi che vendono sul mercato e sanno di vendere dei falsi, poi c’è una folta schiera di altri personaggi che si improvvisa venditore senza la minima cognizione paleografica, storica, filologica però vende e poi ci sono le persone perbene che hanno a che fare, purtroppo, con questo sottobosco, che poi tanto sottobosco non è».

Secondo Carlo Hruby, Vice Presidente della Fondazione Enzo Hruby, «quando si parla di protezione dei libri dobbiamo tenere presente che in Italia – come del resto per tanti altri beni culturali – abbiamo un patrimonio davvero sterminato: sono circa 13mila le biblioteche sparse in tutto il territorio. E la protezione dei libri non è un tema nuovo, recente, è legato alla nascita stessa del libro». L’oggetto libro, nei secoli non è cambiato, così come non è venuto meno il desiderio, l’interesse dei ladri: «in ogni epoca e parte del mondo, e nell’ambito dei beni culturali sono tra gli oggetti più difficili da proteggere e anche tra i più rubati». «L’appassionato ladro di libri più famoso – ha ricordato Carlo Hruby – è un certo William Jacques, un inglese laureato a Cambridge, siamo quasi ai giorni nostri, detto anche “Tome Raider” (come tomo, ndr) che è riuscito a rubare una quantità enorme di libri in Inghilterra ed è stato arrestato due volte, l’ultima mentre cercava di entrare nella British Library di Londra con barba finta e parrucca per non farsi riconoscere». La notizia del saccheggio, per mano del suo direttore, che devastò la Biblioteca dei Girolamini di Napoli ha fatto il giro del mondo. «L’interesse dei ladri vale anche per i libri contemporanei: si stima che nelle grandi librerie circa l’1% sia destinato ad essere rubato e un ex Direttore Generale della Mondadori sosteneva che in Italia vengono rubati circa 80mila libri all’anno». Anche il desiderio, o meglio, la necessità di proteggere i libri non è venuta meno, sono cambiate le tecnologie: dalle maledizioni e le catene, che ancoravano i volumi ai banchi dove venivano consultati e letti, siamo arrivati alle termocamere, a strumenti per il tracciamento dei movimenti all’interno dei locali, all’analisi video. «La tecnologia oggi offre non soltanto la protezione degli oggetti, ma anche quella di chi usufruisce del nostro patrimonio» permettendo così «di coniugare la tutela con la valorizzazione».

La Fondazione Enzo Hruby, che si è costituita a Milano nel 2008 per iniziativa della famiglia Hruby e di HESA S.p.A., fin dall’inizio ha dispiegato un grande impegno per diffondere la cultura della sicurezza del patrimonio librario e ha sostenuto gli interventi di protezione, attraverso le più moderne e avanzate tecnologie, di alcuni tra i più importanti luoghi del sapere come la Biblioteca del Sacro Convento di Assisi, la Biblioteca di Santa Croce a Firenze, l’Archivio Capitolare della Basilica di Sant’Ambrogio e la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, la Biblioteca di Casa Leopardi a Recanati, la Biblioteca Nazionale Centrale e l’Accademia dei Lincei di Roma.

Al termine del convegno si è tenuta la cerimonia di premiazione dei vincitori del Premio H d’oro 2021, il concorso, giunto alla sua quindicesima edizione, è organizzato dalla Fondazione Enzo Hruby per valorizzare le migliori realizzazioni di sicurezza e con esse diffondere la conoscenza delle possibilità offerte dalle attuali tecnologie in tutti contesti e con una particolare attenzione rivolta all’ambito dei beni culturali. I 14 progetti vincitori sono stati selezionati da una Giuria presieduta da Enzo Hruby, Presidente dell’omonima Fondazione, e composta da Gianni Andrei, Presidente Onorario di AI.PRO.S. – Associazione Italiana Professionisti della Sicurezza, Stefano Bellintani, Docente del Politecnico di Milano, On. Federica Rossi Gasparrini, Presidente Nazionale Obiettivo Famiglia – Federcasalinghe, e Luca Nannipieri, critico d’arte e saggista. I candidati al concorso di questa edizione sono stati 65 progetti, presentati da 39 aziende.

I vincitori del Premio H d’oro 2021

I vincitori, per categoria:

  • Beni Culturali MusealiUmbra Control di Perugia;
  • Edifici Storici, Allarm Sud di Andria (BT);
  • Commercio e Industria, ex-aequo A.R.S. Impianti di Fidenza (PR) e Graziano Bruzzese di Milano;
  • Infrastrutture e Servizi, ex-aequo DSC Sistemi di Sicurezza di Napoli e TE.S.I.S di Saronno (VA);
  • ResidenzialeArchimede Plus di Modena, Effebi di Legnano (MI), R.P. Alarm di Cusano Milanino (MI) e Safety Digital di Roma;
  • Videosorveglianza UrbanaS.E.T.I. di Scafati (SA);
  • Soluzioni Speciali, ex-aequo Gruppo Security Caleffi di Viadana (MN) e Michele Gallione di Camaiore (LU);
  • Premio Speciale Sicurezza su misuraSecurline di Monza.

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