Recuperare l’arte per recuperare la Nazione

di Maria Pia Monteduro


Un romanzo che porta il lettore in posti lontani, che forse effettivamente non esistono, se li si vuole veramente raggiungere. Nell’Italia, oltraggiata dall’occupazione nazifascista, dopo la caduta ufficiale del regime fascista, la stipula dell’armistizio con gli Angloamericani e la nascita del Comitato di Liberazione Nazionale dal settembre del 1943, si muovono nell’aprile del 1944 i due protagonisti, due personaggi che più diversi di così non potrebbero essere. L’io narrante è l’archeologo settantenne Filippo Cavalcanti, che lascia la Capitale su incarico del Ministero dell’Educazione Nazionale, del quale è un dipendente, per raggiungere Bressanone e lì controllare gli imballaggi di un carico di tesori artistici diretti in Germania; tra questi un prezioso sarcofago proprio da lui rinvenuto durante una campagna di scavo in Egitto e a lui particolarmente caro, per una vicenda umana legata al reperto: tutti testimonianze inalienabili della storia cultuale e sociale di un Paese e di un popolo. In seguito all’incontro con il giovane confinato Quintino Aragonese, un mariuolo ischitano, pieno d’inventiva e di risorse, la missione diventa salvare i beni culturali depredati, non farli andare in Germania, ma rimanere in Italia, nascondendoli in attesa di tempi migliori. Inizia così, in quello che è un anno decisivo della nostra storia contemporanea, un viaggio avventuroso dall’Alto Adige alla Roma liberata, fino poi a Ischia. Il viaggio, quasi iniziatico, della “strana coppia” attraverso un’Italia lacerata, vilipesa, violentata e depredata, si snoda in un paese sofferente.

La copertina del libro.

L’itinerario è tutto un saliscendi, uno zig-zag, un andare avanti e poi tornare un po’ indietro per evitare controlli, posti di blocco, fingendosi di volta in volta Croce Rossa, ufficiali tedeschi, poveri fuggiaschi. Si comprende come nel tremendo caos in cui versa l’Italia, la razzia delle opere d’arte da parte dei nazisti sia stata un’azione di disprezzo verso l’ex-alleato del quale anche gli aspetti culturali, che lo avevano reso grande e ammirato e invidiato dagli stessi nazisti, dovevano essere il più possibile cancellati; addirittura quello che non riuscivano a rubare, i nazisti lo bruciavano. Oltre a ciò i nazisti trafugarono le opere per speculazione commerciale. In questo viaggio e nei brevi periodi che lo precedono si articola e delinea maggiormente l’antifascismo del borghese Cavalcanti, figlio di un alto ufficiale “che non educa, ma ordina”. Egli cresce conseguentemente come uomo rigoroso e intuisce subito i mali e la deriva nefanda del regime fascista, cui sceglie di non aderire. La conferma definitiva gli viene durante questo rocambolesco viaggio, dove la guerra fascista che incontra non è fatta certamente di grandi battaglie, bensì di squallide faide locali, misere vendette, ruberie tra poveri e banditismo; inoltre nel viaggio con Quintino egli scopre un’Italia a lui ignota. E contro ogni previsione superficiale, nasce tra Filippo e Quintino una forte amicizia: tale sentimento è rafforzato non solo dal desiderio, celato da entrambi a entrambi, di avere un figlio da una parte e un padre dall’altra, ma anche dalle difficoltà oggettive del viaggio.

Lo sfondo di questo viaggio “impossibile” è costituito da paesaggi insoliti, valli fiorite e boschi, risvegliati dall’arrivo di una strana e benaugurante primavera, e questa primavera è anche sfondo a una storia appassionante sul valore dell’amicizia e del rispetto delle opere d’arte, perché testimoni della storia, anzi dell’anima di un popolo. Attorno a Filippo e Quintino alcuni personaggi da ricordare: in primis il portiere dello stabile dove abita l’archeologo, al quale egli spesso telefona per avere notizie sul proprio appartamento in Campo Marzio a Roma: Artemio, che, apparentemente, palesava apatia e indifferenza alle vicende del mondo con saggezza popolare, ma in realtà era uno zelante collaboratore dei partigiani, e nascondeva persone e cose, procurando quel che poteva essere utile per sopravvivere agli antifascisti. Il viaggio termina nell’isola di Ischia con una soluzione imprevedibile e divertente, che suggella l’amicizia inaspettata e lo scoprirsi per sempre sodali tra Filippo e Quintino, lo studioso scrupoloso e attento e il giovane dalle mani veloci e dal cuore grande.

F.Faggiani, Non esistono posti lontani, Fazi Editore, pagg. 286, € 18.

[Da Vespertilla.Periodico romano di approfondimento culturale: arti, lettere, spettacolo, Anno XVII n. 5 settembre-ottobre 2020].

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