Art Crime: furti, plagi e misfatti con dieci domande sulla liberazione dell’arte

La traduzione italiana di Kunst und Verbrechen si è affacciata in libreria a novembre 2020 trainata dalla 24 ORE Cultura che l’ha pubblicata e dal marketing: Art & Crime. Furti, plagi e misfatti nella storia dell’arte suona più fico alle italiche orecchie.

Al di là della furba strategia commerciale, il lavoro del collaudato tandem tedesco di Stefan Koldehoff e Tobias Timm, già pluripremiati giornalisti di inchiesta sul binomio arte e criminalità, si colloca in quella fascia di libri da leggere per cambiare lo sguardo sull’arte e sulla finzione relazionale e speculativa che le gravita attorno. Se dal punto di vista bibliografico[1] Art & Crime non raggiunge il minuzioso e robusto apparato di Dark Side of the Boom. Controversie, intrighi, scandali nel mercato dell’arte, ineguagliabile testo di Georgina Adam, sotto il profilo concettuale ed analitico dei fatti e dei fenomeni si pone in continuità e complementarietà. E non è affatto poco.

A Koldehoff e Timm va riconosciuto anzitutto il merito di aver prodotto un libro fitto, molto attento per ragioni ovvie alle dinamiche politiche, giuridiche e culturali tedesche, senza che il volume risulti risucchiato in un imbuto germanocentrico: c’è la Germania ma si avverte distintamente quel respiro internazionale ed irrimediabilmente globalizzato dove un quadro battuto all’asta a Londra genera un veloce spostamento nel porto franco di Shanghai. Le singole vicende o le peculiarità locali acquistano interesse proprio perché inserite in un confronto geopolitico di affari disinvolti che talvolta, sempre più spesso, finiscono a carte bollate: controversie che si aggiustano nel riserbo di milionari accordi extragiudiziali, improvvise fughe all’estero, scatole cinesi di società offshore in paradisi fiscali, collezioni nascoste al fisco prima che al pubblico sguardo, feroci faide familiari, sono tutti ingredienti che troviamo a Berlino come a Manila, a Francoforte come a New York. Nessun continente è escluso, perché nessuno è immune alla seduzione del potere e a quella del possesso dell’arte.

Il secondo punto di forza di Art & Crime risiede nella diversificata scelta delle vicende: il libro presenta una ricca selezione che non solo si distingue per tipologia ma anche per rilevanza e risonanza mediatica e per periodo storico. Si rispolvera così l’attitudine predatoria di Imelda Marcos, protagonista indiscussa e altrettanto controversa degli anni Sessanta-Ottanta del secolo scorso, intraprendente decima first lady delle Filippine assistita dalla fedelissima Vilma Bautista[2], le cui gesta sono narrate nel quarto capitolo dedicato alla cleptocrazia internazionale. Ma emergono anche figure apparentemente minori come Thomas Kellein e Johannes Hidding, rispettivamente il collaboratore freelance divenuto whistleblower e il giudice diventato star nel corso del processo contro Helge Achenbach, lo sfrontato consulente d’arte che si era accreditato sulla scena grazie alle proprie “ben fondate nozioni superficiali”(p. 199). Smodato, megalomane, narcisista: tutti gli aggettivi che Achenbach usa per descrivere se stesso possono essere applicati anche al mercato dell’arte (p. 223) e al modus operandi di diversi mediatori e collezionisti.

L’Italia, in questa galleria di fatti e misfatti, è “ben” rappresentata dalle abilità falsarie di Marino Massimo De Caro a cui è dedicato un paragrafo, Inchiostro indiano e vino rosso italiano – il traffico di libri falsificati, nel secondo capitolo. Assurto agli onori delle cronache giudiziarie nostrane per il saccheggio che devastò brutalmente ed irrimediabilmente la Biblioteca dei Girolamini di Napoli[3] tra giugno 2011 e aprile 2012, quando ne era direttore, De Caro è stato condannato in via definitiva a 7 anni di reclusione per peculato. In Art & Crime è menzionato per aver prodotto cinque esemplari – beffando una parte autorevole della comunità scientifica internazionale – del Siderus Nuncius: un “libretto” di Galileo Galilei del 1610 composto da una sessantina di pagine che descrivono i risultati di ricerche che rimettono in discussione la concezione dell’universo dibattendo la questione non come un tema d’opinione o di fede, ma sulla base di osservazioni scientifiche oggettivamente comprovabili (p. 121). A far compagnia a De Caro si aggiungono i 14 miliardi di debiti lasciati sulle spalle di investitori e piccoli risparmiatori, vittime del crac Parmalat, e le sorti della collezione appartenuta a Calisto Tanzi[4].

Molti sono i nomi che emergono nelle trecento pagine del libro, alcuni anche di eccellenti professionisti (già) in servizio presso prestigiosi musei: protagonisti positivi come Oscar White Muscarella, archeologo e conservatore delle antichità del Metropolitan Museum of Art di New York, o discussi come Marion True, curatrice responsabile del Dipartimento di Antichità Classiche del J. Paul Getty di Malibu incriminata nel 2005 dalla Procura di Roma per ricettazione, contrabbando di beni culturali nazionali e favoreggiamento indiretto di saccheggio di tombe (p. 141). E molte più sono le sfaccettature che il lavoro di Koldehoff e Timm cerca di intercettare: dai furti di arte pubblica per fondere e rivendere il materiale ai clamorosi furti d’oro come quello della Big Maple Leaf esposta nel Gabinetto Numismatico del Bode-Museum di Berlino o del water da 18 carati di Cattelan divelto da Blenheim Palace; dalle expertise al traffico internazionale di reperti archeologici in zone di guerra; dal business squisitamente speculativo all’artnapping[5] fino alle controverse aste statali della Baviera.

Volendo trovare il pelo nell’uovo di Art & Crime possiamo dire che è un libro appassionante che non travolge per la prosa o per alcuni inciampi di traduzione come non tutto era bruno quel che luccicava o nello stesso torno di tempo (p. 93 e p. 292). È comunque un lavoro certosino, di pregio, che dopo tante nefandezze cerca di rimettere al centro la bellezza e la ricerca della verità e delle utopie attraverso l’interrogazione delle opere, offrendo sul finire dieci domande sulla liberazione dell’arte che lasceremo scoprire alle lettrici e ai lettori.


Stefan Koldehoff e Tobias Timm, Art & Crime. Furti, plagi e misfatti nella storia dell’arte, 24 ORE Cultura, Milano 2020, pp. 316, 16.90€


[1]Un esempio, tra i diversi da tenere in considerazione presenti nelle note di Art & Crime, è senz’altro il riferimento ai contributi di Monika Roth su riciclaggio dei denaro e conflitto d’interessi nel mercato dell’arte.

[2]Ha detenuto il titolo di primo segretario alla Missione filippina presso le Nazioni Unite a New York ma soprattutto è stata la donna ombra di fiducia di Imelda durante e dopo la dittatura Marcos. Incriminata nel 2012 è stata condannata per frode fiscale per la vendita di Water-Lily Pond dipinto da Claude Monet nel 1899: si è così aggiudicata il titolo di seconda “contribuente più delinquente” dello Stato di New York.

[3]La Corte dei Conti, nella sentenza 60/2016 del 4 febbraio 2016, ha quantificato il danno patrimoniale diretto in 19.460.000 di euro: “una prima voce è costituita dalla devastazione causata alla Biblioteca per effetto dello smembramento dell’unità delle collezioni librarie, quantificato in un importo, comprensivo delle spese di ripristino, pari ad € 5.910.000” a cui si aggiunge il danno “riportato dai libri, per effetto dell’amputazione delle pagine recanti note di possesso subita dai libri trafugati e rientrati dopo il sequestro (circa 2.500), della devastazione patita da quelli malamente stipati in scatoloni o esposti alla luce o all’umidità, dell’asportazione di tavole, di tagli, abrasioni, strappi, scompaginamenti, lavaggi corrosivi, ai quali sono stati sottoposti i volumi e le opere d’arte bibliologiche, della sottrazione di volumi finora non recuperati (i più preziosi: 10 manoscritti, 140 incunaboli e alcune rare opere di geografia), il tutto per un ammontare pari ad € 13.550.000,00, compresi i costi di restauro ed il deprezzamento di quelli recuperati.”

[4]Per una ricostruzione della vicenda si rimanda a Chi l’ha visto il tesoro di Calisto? Cronaca di un patrimonio ritrovato e poi “smarrito”; per un approfondimento sulla vendita della collezione si rimanda invece a Dal crac Parmalat all’asta pubblica, la “raccolta d’arte ritrovata”.

[5]L’associazione in inglese delle parole “art” e “kidnapping” (sequestro) che consiste nella richiesta estorsiva di denaro alle compagnie assicurative.

Ultimi articoli

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial
error: Copiare è un reato!