1 luglio – 1 novembre 2020. Queste le date della mostra curata e prodotta dal Museo Passiria, riallestita presso Le Gallerie di Trento nell’ambito del programma di collaborazione istituzionale tra i due Musei.

Perché, durante il secondo conflitto mondiale le opere d’arte arrivano in Alto Adige? Quali capolavori si trovavano tra queste? È possibile che si trattasse di un tentativo di trafugamento sotto mentite spoglie?

Partendo da questi interrogativi la mostra ricostruisce una vicenda fuori dall’ordinario, nella quale si intrecciano storia locale e capolavori di fama mondiale.

Fotografie e filmati storici riportano i visitatori e le visitatrici nel pieno degli anni di guerra 1944/45. Il percorso è incentrato sulle due prospettive che si alternano attraverso gli attori che le rappresentano: il Deutscher Kunstschutz difende il trasferimento delle opere d’arte definendolo un’azione di salvataggio dagli attacchi aerei degli americani, la US-Army mette in evidenza il recupero delle opere d’arte dalle mani dei tedeschi che intendevano trafugarle.

Sulla base di brani estratti da atti, lettere e diari, i curatori della mostra, Judith Schwarz e Albert Pinggera,avvicinano le persone coinvolte nei fatti: su due scrivanie si trova la corrispondenza ufficiale e privata per attirare l’attenzione sulle difficoltà da superare, sulle esperienze particolari e sulla responsabilità immensa nell’aver a che fare con opere d’arte di rilevanza mondiale.

Da un lato la mostra racconta le storie che si svolgono attorno al deposito dell’epoca con capolavori di artisti quali Rubens, Tiziano, Caravaggio, Cranach e Botticelli e inscena le riproduzioni dei dipinti a grandezza originale. Dall’altro, nel percorso trilingue, emergono anche altre domande cruciali e attuali: la propaganda culturale della guerra mondiale si è radicata nelle nostre menti? A chi appartiene il patrimonio dell’umanità? Si può proteggere un’identità culturale?

La storia

Nell’estate bellica del 1944 gli Alleati sono vicini alla vittoria, l’armata di Hitler in Italia è in ritirata. I tesori artistici di Firenze, che per paura dei bombardamenti erano stati trasferiti in chiese, conventi e ville fuori città, corrono il pericolo di essere distrutti o saccheggiati nella confusione dei combattimenti. Il Deutscher Kunstschutz, una sezione dell’amministrazione militare tedesca per la tutela dei beni culturali nell’Italia occupata, sgombera i depositi e porta le opere d’arte in Alto Adige. Queste opere dell’arte mondiale devono essere protette in località remote nella zona prealpina. Qui, dove le opere d’arte sono ancora in territorio italiano, ma saldamente in mano tedesca, viene scelto un ex edificio giudiziario come deposito per i capolavori del valore di svariati milioni di euro. I dipinti – trasportati senza imballaggio sui camion, protetti solo da paglia e coperte di lana – raggiungono la loro destinazione dell’agosto 1944 e vi rimangono per sei mesi scarsi. Poco prima della fine della guerra il generale Karl Wolff, comandante in capo delle SS in Italia, ordina di consegnare le opere d’arte solo ed esclusivamente agli americani. La 5th US-Army prende in consegna i dipinti nel maggio 1945 e nei due mesi successivi lavora alacremente per catalogare e imballare le 293 opere in casse di legno realizzate allo scopo. In luglio le opere ritornano a Firenze su un treno. La città le accoglie con un corteo festante.

La mostra, come sottolinea il direttore Giuseppe Ferrandi, “rappresenta un’occasione interessante per conoscere una vicenda particolare e poco nota che coinvolse la Wehrmacht tedesca, le autorità fasciste di Mussolini e la US-Army”.

Da martedì a domenica, ore 10.00-18.00. Lunedì chiuso. Ingresso libero.



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