L’episodio della restituzione della Venere di Cirene rappresenta certamente uno dei casi più controversi in materia di diritto di proprietà e operazioni di restituzione di beni culturali. Esso evidenzia infatti le dinamiche che animano le negoziazioni svolte dagli Stati. Inoltre è emblematico dei metodi di risoluzione delle controversie sorte in quest’ambito.

 

 

La Venere di Cirene: la diatriba tra Italia e Libia

 

 

 

L’opera contesa è una statua marmorea acefala raffigurante Afrodite. La statua è la copia romana di un artefatto greco proveniente dalle Grandi Terme di Cirene. Soldati italiani la rinvennero nel 1913 nel corso dell’occupazione militare cirenaica e la condussero in Italia nel 1915 per assicurarne la protezione dagli eventi bellici.

La Corte investita della questione di giurisdizione si soffermò sul periodo durante il quale si era verificato il rinvenimento. La Libia, a quel tempo, era un possedimento italiano. Il Decreto Regio 1247 del 1911 statuiva che la Tripolitania e la Cirenaica fossero territorio italiano. Va tuttavia considerato che tale dominio sia iniziato solamente con il Trattato di Pace firmato dal Regno d’Italia e dall’Impero Ottomano nell’Ottobre del 1912. Sino a quel momento il Regno non godeva della piena sovranità sul territorio. Inoltre, in nome del principio di effettività, l’Italia non poteva essere la legittima proprietaria del bene rivenuto.

Definito il quadro storico, dobbiamo notare come il MIBACT abbia poi siglato, con Decreto del 1 Agosto 2002, l’accordo di restituzione concluso tra Italia e Libia. Ha così disposto il passaggio di proprietà della Venere di Cirene alla Libia. In questo modo si è palesato il disinteresse da parte dello Stato nel rivendicare la legittima proprietà di questa magnifica statua.

La vicenda induce a riflettere sul fatto che il Paese in grado di presentare un legame culturale con un dato bene culturale possa non essere il Paese dal quale quest’ultimo provenga. Infatti, mentre la Libia può essere considerata lo Stato di provenienza, in molti hanno arguito che la statua costituisca una preziosa testimonianza della cultura romana piuttosto che di quella islamica.

L’analisi è qui complicata dal fatto che sia difficile individuare uno Stato di origine, considerato che al tempo del rinvenimento lo Stato della Libia non era ancora nato e non c’era altra forza dominante sul territorio se non quella italiana.

Secondo molti studiosi ciò che di fatto conta è come un dato Stato protegga e valorizzi il patrimonio culturale. Ciò assume sicuramente rilievo quando si pensa al reato perpetrato dai Talebani nei confronti dei Buddha in Afghanistan.

 

 

(Traduzione del passo “The case of the Venus of Cyrene: the contrasting interest of Italy and Libya”, estratto dalla tesi dal titolo “The International Law Regime Concerning The Findings Of Underwater Cultural Heritage” del dott. Carmine Berlino, che ringraziamo).

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