Restituzioni da New York: all’Italia 31 reperti, rientri anche per Spagna e Ungheria
Riconsegnati all’Italia la Testa di Alessandro, il cratere del Pittore di Lydos e antichità di provenienza tarentina; alla Spagna pendagli visigoti, all’Ungheria il Nervus Opticus. Prosegue l’azione contro le reti del traffico e crescono i recuperi globali
New York ha rimesso in cammino tre storie diverse. Trentuno antichità, alcune ascrivibili al VI secolo a.C., tornano in Italia; due pendagli visigoti del VI secolo d.C. rientrano in Spagna; un manoscritto gesuitico del XVII secolo viene riconsegnato all’Ungheria. Non sono soltanto numeri: sono oggetti emersi da indagini penali su reti di traffico note alle cronache, che hanno coinvolto, tra gli altri, i condannati Giacomo Medici, Giovanni Franco Becchina, Robin Symes, Robert Hecht, Eugene Alexander e il presunto trafficante Edoardo Almagià.
Per Almagià c’è un mandato di arresto con procedura di estradizione dall’Italia. Finora l’ufficio ha eseguito 37 sequestri per 295 oggetti a lui riconducibili, per un valore complessivo oltre i 6 milioni di dollari. L’8 luglio 2025 Eugene Alexander è stato riconosciuto colpevole di associazione per delinquere finalizzata al traffico di antichità. Nella stessa inchiesta, collegata anche a Michael Ward (condannato nel settembre 2023), sono stati disposti 8 sequestri per 69 antichità, valutate 32,9 milioni di dollari. Alexander ha versato 750.000 dollari a titolo di confisca; una parte di quei beni rientra nell’ultima restituzione.
Italia. Il 5 agosto 2025 spiccano tre nuclei. La “Testa di Alessandro”, marmo del I secolo d.C. che ritrae Alessandro Magno come Helios, proveniva dalla Basilica Emilia nel Foro Romano ed era stata sottratta all’Antiquarium del Foro. Dopo vari passaggi tra New York e altre piazze, nel 2017 era arrivata, in buona fede, ad Alan Safani. L’Antiquities Trafficking Unit (ATU) l’ha sequestrata su mandato; il possessore ha poi acconsentito alla riconsegna.

Il secondo gruppo ricompone, con 61 frammenti, un cratere a colonnette attribuito a Lydos, un ceramografo attivo ad Atene tra il 560 e il 540. La vicenda racconta la “pazienza” del traffico illecito: ridurre in frammenti un vaso, far circolare i pezzi per anni tra prestiti e donazioni, confondere le tracce. Alcuni frammenti del nostro finirono in prestito al Getty Museum da parte di Robin Symes; altri furono donati da Robert Hecht al Princeton Art Museum; altri ancora da Jonathan Rosen al Metropolitan Museum of Art. Nel 1997 il Met li riunì; nel 2025 l’ATU ha sequestrato l’intero vaso direttamente al museo.
Terzo nucleo è costituito da nove oggetti dal territorio tarantino del IV–III secolo a.C., provenienti da contesti tombali. Un capitello in calcare, un frammento di capitello, un capitello corinzio, una coppia di placchette in terracotta con intarsi in vetro, tre frammenti di rilievo in calcare e un rilievo con figura femminile. Nel 1995 capitello e frammento furono donati al Met senza alcuna provenienza; gli altri sette, comparsi a metà anni Novanta nelle mani di Robin Symes con la generica etichetta “collezione inglese”, formula che spesso copre uno scavo clandestino, furono acquistati dal museo tra il 1996 e il 1999. Nel 2025 l’ATU ha sequestrato tutti e nove i manufatti. «Profonda gratitudine all’ATU e ai Carabinieri TPC», ha detto il console generale d’Italia a New York, Fabrizio Di Michele. «Trentuno reperti rubati, scavati illegalmente o esportati clandestinamente, stimati oltre 4 milioni di dollari, tornano a valore scientifico e culturale per il Paese».
In Ungheria il 23 luglio scorso è rientrato il “Nervus Opticus sive Tractatus Theoricus in Tres Libros” di Zacharias Traber (1675), sottratto durante la Seconda guerra mondiale dalla biblioteca dell’Eötvös József Collegium di Budapest. L’indagine ha usato imaging multispettrale per far riemergere la rimozione di un timbro del Collegium, prova di riciclaggio. Nel 2025 l’ATU ha sequestrato il volume presso un libraio antiquario di New York. «È la prima volta tra i nostri Paesi», ha dichiarato il ministro degli Esteri e del Commercio ungherese, Péter Szijjártó. «Così si onorano storia, tradizione e patrimonio».
Sono tornati invece in Spagna, il 24 luglio, due pendagli bronzei da finimenti visigoti del VI secolo d.C., uno con la raffigurazione di animali affrontati e uno con cavaliere. Entrambi, trafficati da Robin Symes, erano stati venduti al Met nel 1990 senza provenienza. L’ATU li ha sequestrati nel 2025. «Il Regno di Spagna ringrazia l’ATU per l’eccellente lavoro e la solerzia, e ribadisce l’ottima cooperazione nella lotta al traffico di patrimonio culturale», ha dichiarato la console generale Marta de Blas Mayordomo.
Accanto a queste cerimonie, l’ATU ha restituito 26 antichità al popolo dell’India, per un valore di 2,1 milioni di dollari. La cerimonia ufficiale si terrà al Consolato indiano a New York. Il bilancio sotto il procuratore Alvin Bragg è netto: 2.375 antichità recuperate, rubate in 46 Paesi, per oltre 255 milioni di dollari. Dalla sua istituzione l’ATU ha ottenuto 18 condanne per reati sui beni culturali, ha recuperato oltre 6.060 antichità (valore superiore a 476 milioni di dollari) e ne ha già riportate a casa più di 5.700 in favore di 30 Paesi. Le indagini sono state condotte dal capo dell’ATU e senior trial counsel Matthew Bogdanos, dai procuratori aggiunti Jacqueline Studley ed Edward Smith, dagli analisti investigativi Giuditta Giardini, Hilary Chassé, Charlotte Looram, Grace Vieaux e Michael Chapin, dall’investigatore della Procura John Paul Labbat e dall’agente speciale Robert Mancene di Homeland Security Investigations. Sia l’Ufficio del Procuratore sia la Repubblica italiana ringraziano Alan Safani, David Schoen e il Metropolitan Museum of Art per la collaborazione.

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