Furto di strumenti musicali al Conservatorio di Palermo. Intervista a Giovanni Paolo di Stefano e Vania Contrafatto

L’individuazione, il sequestro e la successiva restituzione al Conservatorio di Palermo del violino Rocca sottratto assieme ad altri 25 strumenti di liuteria antica, ha riportato l’attenzione mediatica su un’annosa questione che riguarda non solo l’Istituto musicale siciliano, ma gran parte dei Conservatori di Musica di tutta Italia ove sono conservate collezioni storiche di strumenti musicali. Ne abbiamo parlato col dott. Giovanni Paolo Di Stefano, conservatore della collezione di strumenti musicali del Rijksmuseum di Amsterdam, e con la dott.ssa Vania Contrafatto, che ha seguito in prima persona la vicenda che ha interessato il Conservatorio di Palermo nel 2012, in qualità di Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo.

Dott. Di Stefano, la vicenda del Conservatorio di Palermo rappresenta un caso estremo nell’ambito dei reati commessi a discapito delle collezioni pubbliche di strumenti musicali, in particolare di quelle dei Conservatori. Ce ne vuole parlare?
«Quanto accaduto nell’Istituto palermitano consente di porre l’attenzione su alcuni gravi problemi riguardanti la tutela del patrimonio strumentale e segnatamente sull’importanza di documentare e proteggere adeguatamente questi beni. Nel caso di Palermo, in epoca anteriore ai furti, non era stata condotta alcuna campagna catalografica ufficiale, né tantomeno una campagna fotografica sistematica del patrimonio strumentale storico del Conservatorio. Persino la Soprintendenza – ovvero l’ente preposto proprio alla tutela e al controllo dei beni culturali sul territorio – era completamente all’oscuro dell’esistenza di tale collezione. Comprensibilmente, l’assenza di documentazione ufficiale ha reso estremamente complessi la ricerca e il recupero degli strumenti illecitamente sottratti».

Dott.ssa Contrafatto, cosa ricorda dei fatti del 2012 e delle successive indagini?
«Ricordo che fu una indagine lunga e complessa, nella quale fu fatto ricorso a strumenti di collaborazione giudiziaria internazionale, attraverso quattro richieste di rogatoria attiva in Inghilterra, Germania, Stati Uniti d’America e Olanda per rintracciare questi antichi e preziosi strumenti musicali. Ricordo la dedizione e la caparbietà dell’allora Brigadiere dei Carabinieri TPC Antonio Di Garbo nel portare avanti le indagini e nel riferire con puntualità e precisione ogni avanzamento delle indagini. Fu una grande emozione, poi: recuperati i primi quattro strumenti, fu organizzato per iniziativa del direttore Daniele Ficola il concerto Il suono dei violini ritrovati e potei ascoltare le magnifiche note di quegli strumenti. Non capita spesso di poter vedere ed “ascoltare” il risultato del tuo lavoro. Sono felice che l’attività investigativa sia proseguita e che si sia arrivati a recuperare anche quest’altro violino, il quinto. Spero che si riescano a recuperare anche gli altri…».

Dott. Di Stefano, quanto ha inciso l’assenza di documentazione puntuale del patrimonio liutario nella sottrazione degli strumenti dal Conservatorio?
«Oltre ai violini e a un contrabbasso sottratti illecitamente dal Conservatorio di Palermo, intorno ai primi anni Duemila, anche i registri d’inventario della collezione strumentale furono oggetto di furto. In assenza di schede catalografiche, tali registri sarebbero stati essenziali per determinare quantomeno la consistenza della raccolta. Non essendovi documentazione ufficiale, gli strumenti finora recuperati, incluso il violino Rocca, sono stati dunque identificati soltanto grazie alla documentazione fortunatamente prodotta nel tempo da studiosi indipendenti (tra i quali soprattutto l’organologo Renato Meucci) che avevano esaminato la collezione per ricerche proprie».

Dott.ssa Contrafatto, concorda sul fatto che l’assenza di documentazione pesi molto in questi casi?
«Le indagini intervengono quando purtroppo “il danno è fatto”; non sempre si riesce a ripristinare la situazione ante delitto. È indubbio che una catalogazione dei beni musicali, accompagnata da foto e descrizione delle caratteristiche di ogni strumento, costituisca un ottimo mezzo per render più difficoltosa ogni azione delittuosa in danno ai beni culturali e agli strumenti musicali in particolare».

Dr. Di Stefano, come vede la situazione della tutela del patrimonio liutario ed organologico in generale nei nostri Conservatori?
«Larga parte delle collezioni strumentali italiane non è tutelata da figure professionali precipuamente delegate a tale scopo. Tranne che in alcuni rari casi, i Conservatori sono un esempio lampante di tale mancanza. Infatti, ancora oggi, pochi Istituti contemplano la figura del curatore e/o conservatore responsabile e garante della salvaguardia di questi beni. Sarebbe dunque opportuno mettere in atto strategie di tutela istituzionalizzate per preservare questo notevole patrimonio, spesso abbandonato a sé stesso. In un Paese che storicamente ha dato tanto alla musica, lascia davvero sconcertati che lo Stato non preveda che all’interno delle Soprintendenze vi sia un funzionario organologo, ovvero uno specialista in storia e tecnologia degli strumenti musicali. Il Ministero delega, dunque, la tutela di questo patrimonio così prezioso e delicato a docenti di Conservatorio che non hanno competenze specifiche. È, insomma, un po’ come affidare un intervento cardiaco ad un medico dentista».

Dott.ssa Contrafatto, vista la situazione di generale depauperamento dei beni liutari che sta soffrendo il nostro Paese, come si potrebbe maggiormente agire?
«L’erosione del patrimonio culturale comune a vantaggio di collezioni private è purtroppo un fenomeno che è sempre esistito. Per questo l’importanza del patrimonio culturale di un Paese va insegnata in famiglia, in primo luogo, e nelle scuole. Occorre sensibilizzare i ragazzi sin da piccoli ad osservare e conoscere il meraviglioso patrimonio che ogni piccolo centro, ogni città ed ogni regione della nostra stupefacente terra possiede ed ha prodotto, e insegnare loro il rispetto della storia, della nostra storia che ogni strumento, ogni monumento ed ogni pietra trasuda. Voglio ricordare che il patrimonio storico e artistico del nostro Paese è un bene di rango costituzionale, la cui tutela è imposta dall’art. 9 della Costituzione, il quale afferma che “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura nonché tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».

Dott.ssa Contrafatto, a livello normativo ci sono state recenti novità con l’introduzione della legge n. 22 del 9 marzo 2022. Quali opportunità per una rinnovata e più consapevole tutela degli strumenti musicali antichi?
«La legge, che ha l’obiettivo di rafforzare gli strumenti di tutela del patrimonio culturale, prevedendo un aumento delle pene edittali nelle ipotesi di reato che abbiano ad oggetto i beni culturali, va letta in uno con la c.d. Convenzione di Nicosia del 17 maggio 2017, volta a prevenire e combattere il traffico illecito e la distruzione di beni culturali. Questa Convenzione – ratificata con la legge n. 6 del 21 gennaio 2022 – è entrata in vigore sul piano internazionale il 1° aprile 2022 e si propone di prevenire e combattere la distruzione intenzionale, il danno e la tratta dei beni culturali, rafforzando l’effettività e la capacità di risposta del sistema di giustizia penale rispetto ai reati riguardanti i beni culturali, facilitando la cooperazione internazionale sul tema, e prevedendo misure preventive, sia a livello nazionale che internazionale. Il legislatore, attraverso l’emanazione delle leggi, fa il suo; ai magistrati spetta applicare le leggi ogni qual volta siano state violate, ma spetta a noi comuni cittadini rispettare le regole quotidianamente».

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