I violini della prigione

Nel settore liutario la figura di Giuseppe Guarneri detto “del Gesù” è molto nota, così come lo sono i suoi strumenti. Nato alla fine del Seicento da una famiglia di liutai – lo erano il nonno, il padre, il fratello – ebbe una strada tracciata sin dalla tenera età con formazione nella bottega di famiglia. Ad un certo punto della sua giovinezza, per circa un decennio, non si hanno più notizie di Guarneri del Gesù e l’attività di liutaio risulta per qualche motivo interrotta. Tra le ipotesi più accreditate, secondo le notizie d’archivio disponibili dalle quali è possibile ricavare difficoltà economiche e di una situazione generale non molto rosea, del Gesù fu imprigionato nella torre del Capitano per un accoltellamento finito male. Riprenderà a costruire violini, forse per intercessione di Antonio Stradivari, finito il periodo di reclusione nel quale tuttavia continuò a lavorare il legno creando qualche strumento poi ribattezzato “della prigione”.

Nel 2011 si è partiti da questa suggestione e si è proposto a Cremona un progetto pilota denominato “Liuteria in Carcere” che ha coinvolto tre detenuti Luca, Max, Enrico, ospiti della locale Casa circondariale. Nei locali della falegnameria, prendendo come modello proprio un violino Guarneri del Gesù del 1734 “Stauffer” conservato presso le civiche collezioni cremonesi, ha preso forma la copia dello storico strumento, sotto la guida del maestro liutaio Luca Bastiani. 

L’occasione per riparlare del Progetto, a distanza di dieci anni, è stata offerta in questi giorni dalla restituzione del violino alla Casa Circondariale di Cremona a seguito di un intervento di restauro funzionale condotto presso l’Academia Cremonensis che ha ridato “voce” allo strumento ad arco. L’incontro, patrocinato dall’INDAC (Istituto Nazionale per il Diritto dell’Arte e dei Beni Culturali), ha consentito una comune riflessione sulla necessità di attivare percorsi artistici all’interno degli Istituti di pena che possano promuovere non solo una “evasione creativa” ma possano essere momenti di educazione, di rispetto delle regole, di rispetto del lavoro proprio ed altrui e di crescita personale.

Si sono confrontati sul tema Tiziana Zanetti, Università dell’Insubria, che da anni si occupa di Diritto e Arte e di Arte e Ri-educazione; Ornella Bellezza, già direttrice del Carcere di Cremona ed attuale Garante provinciale dei diritti delle persone private della libertà personale; Gualtiero Nicolini, presidente ANLAI; Rossella Padula, direttrice della Casa circondariale di Cremona; Alessandra Abbado, presidente dell’Associazione Mozart14 nata dall’idea di Claudio Abbado, indimenticato direttore d’orchestra, che sosteneva che “la musica ha un enorme potere: superare le barriere”.

Toccanti, a tal proposito, le parole del liutaio Luca Bastiani che ha testimoniato la sua esperienza di insegnamento all’interno del Carcere Ca’ del Ferro di Cremona in occasione della realizzazione della copia del violino del Guarneri del Gesù, riportando le parole dei tre detenuti: “Abbiamo realizzato questo violino con grande impegno e abbiamo voluto battezzarlo col nome “La Fenice” uccello mitologico che rinacque dalle proprie ceneri. Per noi questo violino ha rappresentato un simbolo di rivincita, di rinascita e ci ha restituito quella fiducia per ritornare alla vita ripartendo da zero, un sentimento non banale per chi si trova privato della libertà”.

Se il crimine è solo una sinistra forma dell’umano sforzo, l’arte può essere una sana evasione e riconciliazione col mondo.

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