Restituito alla famiglia Ludovisi Boncompagni il documento autografo con la causa di beatificazione di Don Giovanni Bosco

 

Presso la residenza capitolina della famiglia Ludovisi Boncompagni, direttamente nelle mani della signora Rita (vedova del legittimo discendente del casato dei Principi di Piombino), è stato restituito nei giorni scorsi dal Comandante il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Perugia Tenente Colonnello Guido Barbieri, un importante documento proveniente dall’archivio storico di famiglia a firma di Don Giovanni Bosco: si tratta di una lettera manoscritta, che costituisce “preziosa testimonianza storica” in quanto facente parte di un nucleo di sole cinque missive poi utilizzate per il processo di beatificazione del Santo piemontese, furtivamente sfilata dalla cartella nella quale era conservata assieme ad altri carteggi, probabilmente ad opera di qualche utilizzatore dell’archivio che, nel tempo, ha avuto occasione di accedervi.

Il documento, datato 30 luglio 1867, vergato e con firma autografa del Padre fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, è stato individuato nel 2016 nel corso di un’attività d’indagine, avviata dai Carabinieri del TPC umbro e coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova, inerente l’illecito possesso e il commercio, effettuato attraverso compravendite on-line, di reliquie e documenti religiosi, che ha trovato il coinvolgimento di uno “stravagante” collezionista trevigiano al quale venne sequestrata una personale collezione di circa duecento reliquiari oggetto di devozione, molti dei quali risultarono essere abili contraffazioni da lui stesso realizzate mentre, per alcuni, se ne è accertata l’illecita provenienza in danno di vari luoghi di culto sparsi per tutta la Penisola, dopo certosina ricerca tramite consultazione della Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti.

Nel corso degli approfondimenti compiuti sulle operazioni di compravendita registrate informaticamente, agli “investigatori dell’arte” non è sfuggita la trattativa che ha riguardato la cessione del documento archivistico attribuito a San Giovanni Bosco, operazione avvenuta in favore di un acquirente statunitense, residente nello Stato della California, che lo aveva acquistato facendoselo inviare direttamente al proprio domicilio. Una volta individuato il recapito di destinazione ed avuta conferma, da parte della famiglia proprietaria, circa l’effettiva sottrazione della missiva dal loro archivio privato, provenienza peraltro richiamata anche nell’annuncio pubblicato dallo stesso venditore, i Carabinieri del TPC hanno immediatamente attivato le procedure di cooperazione internazionale, attraverso i canali INTERPOL, ottenendo piena collaborazione da parte dei colleghi statunitensi dell’F.B.I. i quali, in base alle informazioni ricevute, rintracciando e contattando direttamente l’acquirente, sono riusciti in breve tempo a recuperare il bene culturale senza necessità di alcun provvedimento giudiziario in quanto lo stesso detentore, una volta informato dell’attività investigativa in corso ed appreso dell’illecita provenienza del bene finito nelle sue mani, manifestando particolare sensibilità, lo consegnava spontaneamente e senza “nulla pretendere” per la sua immediata restituzione all’Italia.

Il documento è stato successivamente sottoposto in visione ad un esperto, studioso e conoscitore dell’archivio Ludovisi Boncompagni, docente presso l’università “School of Arts & Sciences Rutgers the State University of New Jersey” il quale, attraverso una dettagliata relazione, ne ha confermato la provenienza indicandone il contesto, l’importanza e la proprietà, specificando altresì che era documentata l’esistenza e la conoscenza di un totale di sole cinque lettere, scritte di pugno da Don Bosco ed usate per il suo processo di beatificazione, considerate dagli studiosi di rilevantissimo interesse storico-scientifico e archivistico nonché di intrinseco valore devozionale e che senza ombra di dubbio, quella oggetto del recupero, proveniva dall’archivio di famiglia essendo indirizzata alla Duchessa di Sora e Principessa di Piombino Agnese Borghese Boncompagni Ludovisi.

Nell’anno 2019, la lettera, assieme ad altri beni culturali recuperati in territorio americano, faceva il suo definitivo ritorno in Patria, consegnata alle Autorità italiane dall’Ambasciatore statunitense nel corso di una significativa cerimonia svoltasi presso la sede della Rappresentanza diplomatica degli Stati Uniti d’America in Roma. Nella circostanza, oltre a venir sottolineata la positiva conclusione della vicenda, sono stati confermati i rapporti di proficua cooperazione tra i Carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale e le Agenzie Federali statunitensi tra cui, nello specifico, il Federal Bureau of Investigation, a testimonianza dell’impegno che da anni, Stati Uniti d’America e Italia, reciprocamente attuano e promuovono affinché si realizzi, sempre più, quel virtuoso circuito di sensibilità e consapevolezza che sta alla base di ogni efficace azione di prevenzione e repressione nella lotta al traffico illecito internazionale di beni culturali.

[Fonte: Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Perugia].

 

 

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