L’arte (non è) libera

Dato alle stampe nel corso del primo lockdown, Arte è libertà? Censura e censori al tempo del web di Luca Beatrice è un bignami di gustosi esempi di opere e di artisti che hanno fatto i conti con l’indignazione di uno spazio virtuale che “ha intasato il mondo non solo di pittori della domenica, ma anche di critici e storici dell’intero weekend”. Luca Beatrice è un critico d’arte e docente di storia dell’arte all’Accademia Albertina e allo IAAD di Torino, già curatore del Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2009, per otto anni è stato Presidente del Circolo dei Lettori di Torino: è uno che ne sa e che maneggia con attenzione le parole da riuscir ad impacchettare l’essenziale in un breve e interessante viaggio sul crinale tra estetica ed etica dell’arte, tra blasfemia e censura retroattiva, tra pornografia e comune senso del pudore. 

“Buona parte dell’opinione pubblica concorda che, soprattutto nelle società democratiche occidentali, l’artista debba essere libero di esprimersi e sarebbe alquanto grave limitarne il raggio d’azione e immaginazione sulla base del giudizio morale. Poiché l’arte risponde soprattutto a princìpi di natura estetica, l’etica non può funzionare come un criterio generale di lettura e interpretazione dell’opera”. Soprattutto, secondo l’autore, non può essere un parametro postdadato, applicato a lavori di oltre un secolo e più fa, com’è accaduto a Gauguin, Balthus, Waterhouse e Schiele. “D’altra parte, però, il pubblico, l’osservatore, può esprimere altrettanto liberamente lo sdegno e l’offesa”. E lo fa, con crescente frequenza e maggiore intensità, proprio grazie ai social – che “non sono una palestra per ragionamenti e confronti bensì una piattaforma di sfoghi e frustrazioni” – e alla viralità dei contenuti per cui la moltiplicazione delle petizioni ma anche dei soprusi e persino degli atti vandalici ne sono il prodotto sulla realtà. 

Seguendo il filo conduttore della riflessione di Beatrice la ricontestualizzazione dell’arte del passato sulla sensibilità del presente non è legittima, oltretutto se il presente è “assai meno libero rispetto al più recente passato”. E in questo gli esempi si sprecano. In filigrana l’analisi include inoltre una comparazione in termini geografici: ciò che provoca scandalo e riprovazione a New York, può passare quasi inosservato a Londra; ciò che la Cina censura, potenzialmente è accolto dal resto del mondo. 

Qui e là troviamo considerazioni sul concetto di provocazione come elemento costituente dell’arte: l’arte deve essere disturbante ma cosa accade se l’artista fonda la sua produzione più sul marketing della provocazione che sull’effetto dirompente della propria creatività? Da L’origine del mondo di Gustave Courbet a Made in Heaven di Jeff Koons e Cicciolina, e ritorno, per capirci. E qual è l’impatto dei movimenti, come il #MeToo o quello animalista, sui perimetri dell’arte? Questioni e quesiti a cui non sempre è possibile trovare soluzioni e risposte definitive perché “dipende sempre dal contesto” e dal posto che si intende occupare: dalla parte del torto c’è sempre spazio. 

Luca Beatrice, L’arte è libertà? Censura e censori al tempo del web, Giubilei Regnani Editore, Roma 2020, pp. 128, 13,00€.

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial
error: Copiare è un reato!