Milano. Anche un Picasso nel maxi sequestro operato dalla GdF

La Procura della Repubblica di Milano ha delegato gli uomini della Guardia di Finanza a eseguire nei confronti di un cittadino italiano formalmente residente all’estero un sequestro di prevenzione su un compendio di beni del valore di circa 20 milioni di euro, comprensivo di due lussuose ville e 20.000 mq di terreni in Sardegna, 67 oggetti d’arte e di antiquariato, tra cui dipinti di noti artisti come Pablo Picasso, Lorenzo De Caro e Niccolò Cassana (detto Nicoletto), nonché di varie sculture, mobili e oggetti di arredo, argenterie, gioielli antichi, pendoli ed orologi, risalenti al XVII e XVIII secolo.

Gli accertamenti patrimoniali hanno tratto spunto dalla valorizzazione di risultanze investigative raccolte dalla Guardia di Finanza di Milano all’esito di complesse indagini nel cui ambito il soggetto era già stato tratto in arresto e, nei giorni scorsi, condannato in primo grado alla pena di dieci anni e sette mesi di reclusione per plurime condotte di frode fiscale e traferimento fraudolento di valori, essendo risultato il promotore di un’associazione per delinquere a carattere transnazionale con interessi in Italia, nel Granducato di Lussemburgo, nella Confederazione elvetica e in Gran Bretagna, dedita al riciclaggio di ingenti proventi derivanti da evasione fiscale, realizzata mediante la costituzione di società estere aventi sede anche in paradisi fiscali.

Le indagini condotte dai finanzieri del G.I.C.O. – Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata del Nucleo PEF di Milano, ai sensi della normativa anti-mafia hanno consentito di disvelare come il patrimonio illecitamente accumulato dal proposto fosse confluito in un trust del Jersey amministrato da una trustee company lussemburghese; in particolare, le investigazioni economico-finanziarie hanno dimostrato come i pregiati assets fossero pervenuti al trust mediante una società anonima di diritto lussemburghese – temporalmente succeduta, quale settlor del trust, ad una fondazione del Liechtenstein – il cui capitale sociale era interamente posseduto da due società di capitali italiane aventi sede a Milano, presso l’abitazione del proposto, che risultava iscritto al registro degli italiani residenti all’estero (A.I.R.E.) dal 1992.

L’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale è stata disposta all’esito di complesse investigazioni, che hanno richiesto, tra l’altro, l’esecuzione di articolati accertamenti bancari, diretti a riscontrare l’origine delle provviste impiegate, nonché l’analisi di ingente documentazione contabile e societaria riferita a tutte le entità giuridiche coinvolte, al fine di riconstruire le operazioni sottese agli investimenti immobiliari e finanziari condotti dal proposto anche per il tramite di strutture off-shore opache.
Inoltre, le evidenze investigative sono state corroborate dal proficuo scambio di dati e informazioni pervenuti dal collaterale Organismo lussemburghese, per tramite del Comando Generale – II Reparto della Guardia di Finanza, sul conto del soggetto proposto.

L’indagine della Procura della Repubblica e dei finanzieri del G.I.C.O. di Milano, che ha consentito di confermare la sussistenza, in capo al soggetto proposto, dei requisiti necessari per l’applicazione di una misura di prevenzione, ha altresì consentito di confermare che, ad oggi, l’investimento in opere d’arte rappresenta una delle più efficaci, ricercate e remunerative strategie di riciclaggio di proventi illeciti riscontrate in ambito internazionale.

(Fonte: Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano).


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