“La fabbrica del falso”, una mostra all’Università di Roma Tre
Il Laboratorio sul Falso e il Comando Carabinieri per laTutela del Patrimonio Culturale promuovono l’evento sul tema della contraffazione dei beni culturali
Il titolo di questo articolo riprende quello dell’evento di divulgazione, e sebbene possa risultare insolito a chi non opera nel settore, sintetizza accuratamente una pratica illecita che persiste nell’ambito artistico, alterando il mercato globale e generando profitti illegittimi a danno di acquirenti inconsapevoli, causando rilevanti detrimenti al patrimonio culturale.

La mostra dedicata a tale tematica è stata organizzata per promuovere presso la cittadinanza la conoscenza delle attività condotte dal Laboratorio sul Falso dell’Università Roma Tre, diretto dalla professoressa Giuliana Calcani, nell’ambito di un Progetto di Rilevante interesse Nazionale (PRIN) e del progetto d’Ateneo Custodi consapevoli della legalità per il patrimonio ambientale, sociale, culturale ed economico.
L’iniziativa, che ha visto la partecipazione di numerosi enti accademici e di ricerca nazionali e internazionali, si focalizza sull’analisi dei materiali trasmessi al laboratorio dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC), in relazione a indagini di particolare rilievo riguardanti il contrasto alla contraffazione, svolte nello specifico dalle seguenti articolazioni:
· Reparto Operativo CC TPC – Sezione Falsificazione e Arte Contemporanea, operazione “Half Dollar”
· Nucleo CC TPC di Firenze, operazione “Quadro sicuro”;
· Nucleo CC TPC di Torino, operazione “Olga”
Il tema della contraffazione artistica rappresenta uno degli aspetti più complessi della cultura contemporanea e si basa su una dicotomia storica che pone interrogativi circa l’autenticità e la veridicità rispetto alla falsificazione. L’identificazione della differenza tra opere autentiche e false costituisce una problematica costante. La copia ha spesso contribuito al processo creativo e formativo degli artisti; nei contesti storici, come gli atelier rinascimentali o le accademie, la riproduzione di opere di maestri era una prassi ritenuta coerente con lo studio e la formazione artistica. Tale modalità assume connotati diversi secondo le tradizioni culturali, per esempio, nella cultura cinese la riproduzione non viene percepita come falsificazione, bensì come gesto di rispetto, studio e conservazione della tradizione. Copiare i maestri antichi rimane considerato un tributo e un metodo di trasmissione storica, nonché un collegamento con la spiritualità dell’autore originario.
Una copia dichiarata rimane estranea all’inganno, a differenza delle opere presentate fraudolentemente come originali. Tale pratica, penalmente perseguibile, compromette la creatività e altera la narrazione storica, influenzandone negativamente la percezione.
La contraffazione artistica si configura come una pratica sofisticata che, oltre alla riproduzione dell’opera originale, introduce falsificazioni su più livelli, finalizzate all’ottenimento di vantaggi economici illeciti.
La normativa vigente prevede sanzioni severe nei confronti di chi falsifica, altera o immette sul mercato opere consapevolmente non autentiche, prevedendo la confisca obbligatoria dei beni individuati durante le indagini, che si svolgono ormai in un contesto globalizzato e caratterizzato da forme sempre più avanzate di contraffazione, anche tramite uso improprio delle tecnologie digitali.
Grazie ai continui progressi normativi e all’aumentata sensibilità verso tali reati, si sono attivati percorsi di ricerca volti a migliorare lo studio del fenomeno attraverso metodologie multidisciplinari.
Valorizzando iniziative come quella descritta, e nell’assunzione che la tutela del patrimonio culturale coinvolga la collettività, si contribuisce in modo concreto alla protezione e alla valorizzazione del patrimonio culturale nella sua dimensione più ampia e profondamente significativa.
The Journal of Cultural Heritage Crime patrocina l’evento insieme con l’Associazione Italiana Criminologi per l’Investigazione e la Sicurezza (AICIS) e con il Gruppo di lavoro “Musei, legalità, territorio” di ICOM Italia.


SCHEDA DELL’EVENTO
Calendario e attività
La mostra “La fabbrica del falso” si articola in un programma di apertura, fruizione e approfondimento, con iniziative distribuite tra aprile e maggio 2026.
Inaugurazione: 21 aprile 2026, ore 9.30–12.30, ingresso libero. Interventi istituzionali del Magnifico Rettore e del Comandante del Comando Carabinieri TPC; visita in anteprima con guida dei curatori.
Apertura al pubblico: dal 22 aprile al 12 maggio, dal lunedì al venerdì (esclusi i festivi), ore 10.00–13.00 e 14.00–17.00.
Visite per le scuole: percorsi guidati per gruppi-classe, su prenotazione e previo accordo organizzativo.
Incontri di approfondimento:
29 aprile 2026, ore 11.30
6 maggio 2026, ore 15.30
Accesso su prenotazione tramite modulo online.
Catalogo: prevista la pubblicazione del catalogo della mostra.
Sede: Dipartimento di Studi Umanistici, via Ostiense 234, Roma (fronte fermata “Marconi”, metro B).
La cerimonia inaugurale si svolgerà nell’Aula Magna di Lettere; la mostra sarà allestita nel foyer adiacente.
Sito ufficiale

Columnist – Cultural Heritage Expert


