Dietro a un grande falsario c’è sempre un grande artista. Una recensione

Il film di Stefano Lodovichi ricostruisce la parabola di Toni Chichiarelli tra ambizione, criminalità e anni ’70 romani, interrogando il rapporto tra autenticità e riconoscimento artistico

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Si può parlare di espressione mancata quando un artista di talento ripiega sul mondo dei falsi? O lo si fa per denaro? Perché qualcuno con un talento come quello di Toni (Pietro Castellito) non viene apprezzato per la sua arte da persone che se ne intendono, mentre Virginia (Aurora Giovinazzo) dichiara chiaramente di non essere un’esperta dell’ambito ma apprezza i lavori originali di Toni?

Il film diretto da Stefano Lodovichi, tratto dal libro “Il falsario di Stato” di Nicola Biondo, ci trasporta in una Roma segnata dalla violenza delle Brigate Rosse e della Banda della Magliana, una città che ora appare irriconoscibile.

Tre ragazzi di provincia fanno le valigie e si trasferiscono nella Capitale con sogni e problemi; tra questi, il protagonista Toni, con una fame di vita, è pronto a tutto pur di sbancare nel settore artistico.
La sua vita in questo nuovo mondo non sembra andare un granché, finché non vede Donata (Giulia Michelini) in un incontro che lo abbaglia. Toni si innamorerà di lei e lei lo porterà velocemente sulla strada del crimine commissionandogli vari falsi; il suo talento per la pittura si spinge ben oltre il proprio stile, con la straordinaria capacità di riuscire a ricreare i capolavori dell’arte da Amedeo Modigliani a Jacques-Louis David con tele invecchiate e tecniche di pennellata che variavano di volta in volta; ma tra tutte le pitture vendute parallelamente a cavallo degli anni ’70, Toni è particolarmente abile nel creare copie perfette di De Chirico, guadagnandosi anche il soprannome “Il Falsario di De Chirico”.

Le sequenze del film seguono la storia del romanzo con una leggera rivisitazione alla trama; delle modifiche quasi impercettibili a un occhio distratto ma presenti per uno spettatore più esigente.

I dialoghi sono caratterizzati da forti dialetti, ognuno di essi interpretato egregiamente dal cast, gli attori da Balbo (Edoardo Pesce) famoso amico mafioso di Toni alla comparse nella folla mettono intensità e emozione rispettando perfettamente i vari personaggi.
Negli atti di questo film vediamo la vita di Toni la duchessa andare ai suoi massimi fino alla caduta, il direttore predilige seguire l’impostazione da heist movie con momenti di leggerezza che danno carattere a una sceneggiatura di per sé impegnativa per la visione.

Questa produzione Netflix segue perfettamente la scia di altri film di produzione italiana con successo, che narrano gli anni ’80 romani, unisce molto bene fatti storici di grande rilievo come il rapimento di Moro, non mancando a menzionare il ruolo della chiesa; un connubio che con i suoi 110 minuti di durata ti conduce egregiamente nella storia di Antonio Chichiarelli, in arte Toni la Duchessa e tutti i problemi malavitosi che incontra.

Il film è trasversale, sia pronto a catturare il giovane che vede una pubblicità sui social, e incuriosito preme play, ma anche chi dopo una giornata impegnativa di lavoro decide di unire lavoro e piacere passando la serata in compagnia di questa bellissima storia.

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