Collaborazione italo-greca per il recupero e la restituzione dei reperti archeologici
Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione al futuro.
(Cesare Brandi, “Teoria del restauro”)
A seguito della missione ufficiale condotta ad Atene lo scorso 19 giugno dal Ministero della Cultura italiano, hanno avuto inizio le attività di studio e restauro riguardanti una rilevante raccolta di reperti archeologici. Tali interventi sono affidati a un’équipe di archeologi e restauratori, greci e italiani, appositamente costituita in occasione dell’evento istituzionale. Nel corso della missione è stato siglato un Memorandum d’intesa tra il Capo Dipartimento per la Tutela del Patrimonio del Ministero della Cultura italiano, Luigi La Rocca, e la Direttrice Generale per le Antichità e il Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura Ellenico, Olympia Vikatou. L’accordo prevede una cooperazione orientata al recupero e alla valorizzazione dei beni culturali provenienti da scavi clandestini o detenuti illecitamente.
Le attività principali dell’équipe italo-greca riguardano specificamente una selezione di reperti – in particolare vasi attici a figure rosse – derivanti da trafugamenti. L’obiettivo primario consiste nel perseguire, con rigoroso metodo scientifico, risultati che consentano la precisa restituzione dei reperti ai Paesi di origine. Tale processo rappresenta altresì un’opportunità per avviare ulteriori iniziative congiunte nei settori della tutela, della divulgazione e della valorizzazione del patrimonio culturale. La componente italiana comprende otto esperti tra archeologi e restauratori, appartenenti alla Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio, all’Istituto Centrale per l’Archeologia e all’Istituto Centrale per il Restauro. Costoro opereranno in stretta collaborazione con i colleghi greci presso il Museo archeologico nazionale di Salonicco, sotto la supervisione scientifica della professoressa Maria Chiara Monaco dell’Università degli Studi della Basilicata.
L’iniziativa diplomatico-scientifica si inquadra in un contesto più ampio che intercetta anche la Convenzione di Nicosia sui Reati contro i Beni Culturali, atto normativo di riferimento per la cooperazione tra Italia e Grecia nella tutela del patrimonio culturale. Adottata dal Consiglio d’Europa nel 2017 e sottoscritta sia dall’Italia sia dalla Grecia, insieme ad altri Stati, la Convenzione mira a promuovere la collaborazione internazionale e a istituire un quadro giuridico condiviso per il contrasto efficace ai reati perpetrati contro il patrimonio culturale. La Convenzione si focalizza sulle azioni volte ad arginare i fenomeni legati a furti, scavi clandestini e traffico illecito di reperti archeologici e opere d’arte. Attraverso tale strumento legislativo, i Paesi firmatari assumono l’impegno di rafforzare la cooperazione e condividere best practice, rendendo più incisive le azioni di protezione del patrimonio culturale dalle minacce di natura globale e locale. L’adesione di Italia e Grecia testimonia la volontà comune di tutelare e valorizzare i beni culturali mediante strumenti di diritto internazionale.
L’enforcement culturale presuppone, come nel caso in esame, solide collaborazioni operative finalizzate ad agire in maniera concreta in termini preventivi e repressivi dei reati specifici. La sola ricerca accademica o specialistica, ancorché benemerita, non risulta tuttavia sufficiente: è indispensabile il coinvolgimento di stakeholder istituzionali, in primo luogo le forze di polizia specializzate, per conferire incisività e concretezza a tali iniziative. Il fenomeno rientra infatti in un orizzonte di legalità privo di confini geografici, configurandosi come valore aggiunto in sinergia con la cittadinanza attiva e il coordinamento con organizzazioni a ogni livello, dal locale all’internazionale.
In questo campo le collaborazioni italo-greche hanno una lunga tradizione, si pensi per esempio alla Fondazione della Scuola Archeologica Italiana di Atene (1909) diretta da Luigi Pernier (1874-1937), celebre per il ritrovamento del Disco di Festo. Il reperto in esame presenta tuttora numerose questioni irrisolte attinenti, in particolare, alle ragioni della sua realizzazione. Inoltre, la precisa localizzazione geografica del luogo di manifattura rimane, ancora, oggetto di dibattito tra gli studiosi. Questi elementi concorrono a rendere il manufatto uno dei misteri più celebri e affascinanti dell’archeologia, alimentando un continuo interesse scientifico e accademico volto a far luce sulle sue origini e sulla sua funzione all’interno del contesto storico di riferimento.
Chissà se queste nuove collaborazioni consentiranno ancora scoperte altrettanto significative. Non dimentichiamo perciò la lezione di Socrate: sono un cittadino, non di Atene o della Grecia, ma del mondo.

Columnist – Cultural Heritage Expert


