La mostra che il Sovrintendente Capitolino Claudio Parisi Presicce non esita a definire “all’avanguardia nel mondo”, oltre a offrire l’opportunità di avvicinarsi alla poco conosciuta pittura etrusca, onora l’instancabile lavoro del Comando TPC dei Carabinieri che, coadiuvati dai canali diplomatici del Mibac, hanno permesso il rientro in Italia di molti fra i pezzi esposti, un tempo scavati ed esportati illegalmente.

Tutto comincia all’inizio del 2016 quando i Carabinieri del TPC sequestrano a Ginevra, nell’ambito delle indagini riguardanti il famoso trafficante inglese Robin Symes, un ingente quantitativo di reperti tra cui una straordinaria serie di lastre parietali e di frammenti architettonici etruschi dalla vivace policromia. Vengono ritrovati disposti senza un ordine evidente in casse di legno, ora riprodotte in mostra. Per due anni gli archeologi della SABAP lavorano nella caserma TPC di via Anicia a Trastevere riuscendo infine a ricomporre i frammenti nonostante la mancanza di contesto causata dall’asportazione illegale. I pezzi vengono quindi esposti una prima volta nel giugno del 2018, contestualmente a un convegno internazionale di studi archeologici tenutosi presso il Castello di Santa Severa a Santa Marinella. Se il recupero dei frammenti è motivo di indubbia gioia, la Dott.ssa Rossella Zaccagnini della SABAP fa d’altra parte notare come “questo significhi che i pezzi interi sono stati venduti” e purtroppo non ancora ritrovati.

Come spiega il Dott. Daniele Federico Maras, archeologo della SABAP impegnato a risolvere il puzzle, la versione romana della mostra ne ha cambiato la ratio espositiva, passando “dall’esposizione per luogo di ritrovamento al quella per contenuti” con l’intento di potenziarne la funzione didattica. Arricchita da frammenti simili rientrati dalla Danimarca grazie a un accordo tra Mibac e Ny Carsberg Glyptotek di Copenhagen, questa nuova versione della mostra conta anche un prezioso nucleo di vasi attici appartenenti alla Collezione Castellani dei Musei Capitolini, appositamente prelevati dai depositi per rendere più evidenti le analogie tematiche che strutturano il percorso espositivo.

La mostra si apre dunque con un’introduzione alla pittura etrusca su terracotta, illustrandone gli usi e la tecnica raffinata. Si passa poi alle indagini dei Carabinieri  del TPC e alla diplomazia culturale con pannelli che spiegano il traffico internazionale di reperti archeologici, il ruolo delle Polaroid scattate dai tombaroli nella ricostruzione della provenienza dei reperti e infine la responsabilità di grandi musei europei e nordamericani, che diedero indirettamente grande impulso agli scavi clandestini nel nostro paese. Illuminante risulta la giustapposizione di alcuni frammenti sequestrati a Ginevra con la riproduzione fotografica di una lastra esposta al Getty Museum di Malibu: la provenienza stessa dei pezzi archeologici diventa evidente, così come il lavoro ancora necessario per rimediare almeno in parte al grande scempio che il nostro patrimonio culturale ha subito tra gli anni ‘50 e ‘80 del secolo scorso. La “grande razzia”, come è stata definita anche dalla direttrice del Parco archeologico del Colosseo, la Dott.ssa Alfonsina Russo, che ha voluto così intitolare il suo saggio sul recupero delle lastre presente nell’approfondito catalogo della mostra.

Passando di sala in sala fra i raggruppamenti tematici quali “la danza”, “gli atleti e i “guerrieri”, si comprende la mole di studio necessaria per ricongiungere i frammenti sparsi per il mondo con i rispettivi omologhi custoditi nei depositi del museo di Cerveteri. La Dott.ssa Zaccagnini illustra inoltre un reperto speciale, che ricorda l’importanza dell’archeologia come strumento per comprendere – e migliorare – il presente. Si tratta di un vaso raffigurante un’atleta donna che si allena insieme ad atleti uomini: ciò dice molto sull’uguaglianza di genere nella società etrusca, sotto questo aspetto ben più avanzata di quella greca, nel cui contesto una tale scena avrebbe provocato “grande disappunto”.

La mostra, che per usare le parole del Ten. Col. Nicola Candito del Comando TPC Roma rende “orgogliosi e contenti di come si lavora in questo settore”, è visitabile fino al 2 febbraio 2020. 

di Walter Costa ©Tutti i diritti riservati
Lunedì 15 luglio 2019

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