HeMo e la tutela del patrimonio ucraino in guerra
Tecnologie avanzate, reti internazionali e interventi sul campo al centro dell’attività dell’Ukrainian Heritage Monitoring Lab nato dopo l’invasione russa del 2022
Quattro anni dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina avviata dalla Federazione Russa il 24 febbraio 2022, una parte significativa della risposta alla distruzione del patrimonio culturale del Paese si è sviluppata attraverso iniziative coordinate da operatori culturali, musei e organizzazioni non governative. Tra queste, HeMo – Ukrainian Heritage Monitoring Lab rappresenta oggi uno dei principali programmi dedicati alla documentazione dei danni, alla digitalizzazione delle collezioni e alla pianificazione della futura ricostruzione del patrimonio colpito dal conflitto. L’origine dell’iniziativa risale alle prime settimane di guerra, quando Vasyl Rozhko, fondatore della Riserva Storica e Culturale Statale di Tustan e responsabile della ONG Tustan, e Ihor Poshyvailo, direttore del Museo del Maidan a Kyiv, avviarono una collaborazione tra le rispettive organizzazioni dando vita alla Heritage Emergency Response Initiative (HERI). L’obiettivo iniziale era attivare rapidamente una rete di professionisti del patrimonio culturale e volontari, in Ucraina e all’estero, per affrontare le conseguenze immediate degli attacchi contro infrastrutture civili e siti culturali.

Mariia Zadorozhna (a sinistra) e gli esperti e partner della Heritage Emergency Response Initiative (a destra), insieme all’iniziatore del recupero Pavlo Haidal (quinto da destra), posano con il gallo in ceramica sopravvissuto a un bombardamento a Borodianka nel 2022 e oggi conservato in un museo. Crediti fotografici: Bohdan Poshyvailo.
La prima missione operativa di HERI si svolse nel 2022 a Borodianka, dopo la liberazione della regione di Kyiv. Qui venne recuperato e documentato un mobile da cucina rimasto sospeso tra le macerie di un edificio distrutto dai bombardamenti, sul quale era rimasto intatto un gallo in ceramica. L’oggetto, divenuto simbolo mediatico della resilienza ucraina, fu successivamente conservato come reperto museale presso il Museo Nazionale della Rivoluzione della Dignità.
Nelle fasi iniziali HERI operò su più fronti: mappatura delle perdite, assistenza ai musei, supporto logistico alle evacuazioni delle collezioni, distribuzione di materiali forniti da donatori internazionali e costruzione di partenariati con organizzazioni del settore culturale. L’ampiezza dei danni rese tuttavia evidente la necessità di una struttura specializzata nella gestione sistematica dei dati. Da questa esigenza nacque HeMo – Ukrainian Heritage Monitoring Lab, fondato da Rozhko dopo consultazioni con UNESCO e con il Ministero della Cultura ucraino. Inizialmente gestito dalla ONG Tustan, il laboratorio è divenuto un’organizzazione autonoma nel 2024, quando la riapertura dei registri statali ha consentito la formalizzazione di nuove entità durante il conflitto.

Personale di HeMo sul posto durante la valutazione dei danni ai centri culturali di Kharkiv dopo uno dei più massicci attacchi missilistici russi contro la seconda città dell’Ucraina, avvenuto il 23 gennaio 2024. Crediti fotografici: Nataliia Dvornikova.
Il presupposto operativo di HeMo è l’assenza, allo scoppio della guerra, di una banca dati capace di registrare su larga scala i danni al patrimonio culturale. L’Ucraina possiede oltre 5.000 musei, otto siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO e un patrimonio architettonico estremamente diversificato che comprende chiese lignee carpatiche tra XVI e XIX secolo, cattedrali barocche e architetture costruttiviste del XX secolo. Secondo le verifiche UNESCO aggiornate all’11 febbraio 2026, i siti culturali danneggiati superano quota 500, tra edifici storici, luoghi di culto, musei, monumenti, biblioteche, siti archeologici e archivi.
HeMo ha sviluppato una metodologia fondata sull’impiego di tecnologie digitali avanzate per la documentazione del patrimonio colpito. Le spedizioni sul campo utilizzano rilievi fotografici, scansioni tridimensionali, analisi architettoniche e sistemi di monitoraggio remoto per registrare lo stato dei siti e produrre dati utilizzabili nei futuri interventi di stabilizzazione e restauro. Il gruppo di lavoro, composto da circa venti specialisti tra architetti, storici dell’arte, tecnici digitali e fotografi, ha realizzato circa 170 missioni in 20 regioni ucraine. Ha documentato 2.338 siti e ne ha monitorati altri 1.144 a distanza.
Parallelamente alla documentazione dei danni, HeMo ha avviato un programma sistematico di digitalizzazione museale. Attraverso centri regionali e un laboratorio operativo a Leopoli, l’organizzazione supporta i musei nella creazione di copie digitali delle collezioni e nella formazione del personale sulla gestione dei dati, sulla fotografia scientifica, sulla scansione tridimensionale, sulla metadatazione e sulla conservazione delle informazioni in ambienti digitali accessibili. Il progetto ha finora coinvolto circa 22 musei e portato alla digitalizzazione di oltre 22.000 oggetti, producendo circa 200.000 immagini digitali. Le attività comprendono anche seminari nazionali dedicati all’integrazione digitale del Registro del Fondo Museale dell’Ucraina, realizzati in collaborazione con UNESCO e Ministero della Cultura.
In contesti in cui inventari, archivi o documentazione cartacea risultano distrutti, le banche dati digitali assumono una funzione strategica: permettono la ricostruzione delle informazioni sulle collezioni, facilitano il recupero di beni trafugati, supportano la pianificazione della ricostruzione monumentale e forniscono documentazione utilizzabile in procedimenti giudiziari relativi ai crimini contro il patrimonio culturale. L’approccio tecnologico adottato da HeMo affonda le proprie radici nelle esperienze maturate presso il sito archeologico di Tustan, dove rilievi laser e fotogrammetrici avevano già consentito la ricostruzione virtuale della fortezza lignea medievale attraverso modelli tridimensionali e strumenti di realtà aumentata e virtuale.
Le attività del laboratorio si sviluppano inoltre attraverso collaborazioni internazionali con Smithsonian Cultural Rescue Initiative, Virginia Museum of Natural History, Penn Cultural Heritage Center e Center for International Development and Conflict Management dell’Università del Maryland, con l’obiettivo di identificare e analizzare modelli di distruzione del patrimonio culturale. I risultati vengono diffusi tramite rapporti pubblicati online per sostenere le future strategie di recupero e i processi di responsabilità legale.

Mappa di calore della distruzione che visualizza la densità dei danni al patrimonio culturale in Ucraina. Fonte: Yulia Frolova, Documenting Cultural Heritage Destruction to Overcome the Consequences of War, p. 46.
Nel 2024 HeMo ha contribuito alla creazione del polo regionale del Mar Nero dell’organizzazione Cultural Emergency Response, insieme ad ACURE – Agency for Cultural Resilience e Museum for Change. Il nuovo centro di coordinamento è dedicato alla protezione del patrimonio minacciato non solo in Ucraina ma nell’intera area del Mar Nero, attraverso una rete di cooperazione internazionale. L’esperienza maturata durante il conflitto è confluita nel manuale Documenting Cultural Heritage Destruction to Overcome the Consequences of War, che raccoglie e sistematizza le pratiche operative sviluppate dal gruppo di lavoro. Gli autori descrivono l’iniziativa come «un’astronave costruita in volo», una struttura progettata mentre affronta emergenze in continua evoluzione. Secondo gli operatori coinvolti, la tutela del patrimonio culturale costituisce una componente della resilienza sociale e istituzionale del Paese. La raccolta e l’accessibilità dei dati culturali vengono considerate strumenti di trasparenza e democratizzazione del settore, oltre che base conoscitiva per la futura ricostruzione.

The Journal of Cultural Heritage Crime (JCHC), con sottotitolo L’Informazione per la Tutela del Patrimonio Culturale, è una testata giornalistica culturale, registrata presso il Tribunale di Roma con n. 108/2022 del 21/07/2022, e presso il CNR con ISSN 2785-7182. Si configura sul web come contenitore di approfondimento, il primo in Italia, in cui trovano spazio i fatti che quotidianamente vedono il nostro patrimonio culturale minacciato, violato e oggetto di crimini. I fatti sono riportati, attraverso un linguaggio semplice e accessibile a tutti, da una redazione composta da giornalisti e da professionisti del patrimonio culturale, esperti nella tutela. JCHC è informazione di servizio, promuove le attività di contrasto ai reati e sostiene quanti quotidianamente sono impegnati nella attività di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio culturale.


