Maxi-inchiesta a Catania sul traffico illecito di reperti archeologici. 74 gli indagati
Tra scavi clandestini, aste internazionali e 4.000 pagine di informativa, la Procura di Catania ricostruisce una rete con 74 indagati e 55 misure cautelari richieste
L’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania con il supporto del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri ha ricostruito una rete attiva nel traffico illecito di reperti archeologici. Gli indagati sono 74; per 55 di loro sono state richieste misure cautelari tra carcere, domiciliari e obblighi di presentazione. Le condotte contestate riguardano scavi clandestini, uso di metal-detector, sottrazione di materiali da siti archeologici siciliani e la successiva immissione dei reperti nel mercato, anche attraverso case d’asta internazionali. Le indagini hanno interessato oltre venti aree archeologiche in Sicilia e un sito in Calabria, documentando due gruppi attivi tra il 2021 e il 2022.
Secondo quanto riportato da LiveSicilia, il quadro investigativo comprende anche la vendita all’estero di monete provenienti da diversi siti siciliani: a Londra sarebbero state aggiudicate 23 monete di età greca per 88.590 sterline, mentre un’altra serie di 29 monete sarebbe stata battuta per oltre 42.000 euro a Monaco di Baviera. I gruppi avrebbero operato in zone quali Augusta, Siracusa, Lentini, Ragusa, Aidone, Assoro, Termini Imerese, Mazzarino, Calatafimi-Segesta, Cattolica Eraclea e Roccelletta di Borgia.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’Archeoclub d’Italia Nazionale, che ha diffuso un comunicato sottolineando anche l’apprezzamento per il lavoro svolto dal Comando TPC. L’associazione ha ringraziato il Ten.Col. Gianluigi Marmora e il personale impegnato nelle indagini, richiamando la mole dell’informativa di oltre 4.000 pagine, insieme all’elevato numero di soggetti coinvolti. Nel testo viene inoltre evidenziata l’esigenza di incrementare le risorse destinate alla tutela e di garantire una presenza più capillare sul territorio.
L’inchiesta conferma la presenza di gruppi organizzati nella sottrazione e nella commercializzazione di reperti di piccole dimensioni e fornisce nuovi elementi sulle modalità di funzionamento delle reti attive nel mercato internazionale. Sarà ora necessario seguire lo sviluppo delle procedure cautelari e l’inventariazione dei materiali recuperati, nonché il ruolo degli intermediari commerciali coinvolti.
[La foto di copertina ha mero scopo illustrativo non riferendosi all’inchiesta in corso)

The Journal of Cultural Heritage Crime (JCHC), con sottotitolo L’Informazione per la Tutela del Patrimonio Culturale, è una testata giornalistica culturale, registrata presso il Tribunale di Roma con n. 108/2022 del 21/07/2022, e presso il CNR con ISSN 2785-7182. Si configura sul web come contenitore di approfondimento, il primo in Italia, in cui trovano spazio i fatti che quotidianamente vedono il nostro patrimonio culturale minacciato, violato e oggetto di crimini. I fatti sono riportati, attraverso un linguaggio semplice e accessibile a tutti, da una redazione composta da giornalisti e da professionisti del patrimonio culturale, esperti nella tutela. JCHC è informazione di servizio, promuove le attività di contrasto ai reati e sostiene quanti quotidianamente sono impegnati nella attività di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio culturale.

