Si è conclusa con grande riscontro di pubblico la III edizione del Convegno in occasione della Giornata UNESCO contro il traffico illecito di beni culturali

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La terza edizione del Convegno di Studi organizzato per celebrare la Giornata Internazionale UNESCO contro il traffico illecito di beni culturali, celebrata il 14 novembre presso la Sapienza Università di Roma, si è confermata un appuntamento ormai consolidato per quanti operano nel campo della tutela, dell’accademia e dell’informazione. Questa data ricorda l’anniversario della Convenzione di Parigi del 1970, primo strumento internazionale che, in tempo di pace, riconobbe l’esistenza di un mercato sommerso regolato da logiche transnazionali, capace di erodere non solo oggetti ma storie, contesti e identità. Da quella consapevolezza discende, oggi, la Giornata Internazionale istituita dall’UNESCO nel 2020, pensata per rendere visibile ciò che di norma rimane occultato: scavi clandestini, saccheggi in zone di conflitto, traffici che si muovono su piattaforme digitali, vulnerabilità dei sistemi di controllo, ma anche forme di disinformazione che trasformano la percezione pubblica del fenomeno.

Ideato e promosso dal Journal of Cultural Heritage Crime e sostenuto da Sapienza Università di Roma e Art Crime Project APS, il convegno ha riunito studiosi, funzionari, ricercatori, rappresentanti delle forze dell’ordine e professionisti del settore, con il sostegno istituzionale del Ministero della Cultura, dell’Arma dei Carabinieri – Comando Tutela Patrimonio Culturale e della Commissione italiana per l’UNESCO. Un dialogo composito che ha permesso di considerare il traffico illecito attraverso due prospettive complementari: il dato e la memoria.

La sessione del mattino svoltasi presso l’Aula ex Dopolavoro – Teatro Ateneo della Sapienza è stata dedicata ai database, strumenti che oggi costituiscono l’infrastruttura fondamentale della cooperazione internazionale. Si è discusso di standard, interoperabilità, aggiornamenti, accessibilità e responsività dei sistemi di catalogazione: elementi che permettono il tracciamento dei beni, l’incrocio dei dati e, soprattutto, un’efficace azione preventiva. La sessione del pomeriggio nell’Aula di Archeologia del Museo dell’Arte Classica ha invece riportato al centro gli archivi, intesi come luoghi della memoria documentaria, della prova e della contestualizzazione. Inventari, fondi fotografici, corrispondenze, registri di scavo, atti giudiziari: materiali indispensabili per le ricostruzioni di provenienza, per le restituzioni e anche per l’identificazione dei falsi, terreno su cui il dibattito scientifico offre spunti particolarmente rilevanti.

Il convegno ha visto inoltre la presentazione di casi studio, ricerche in corso, esperienze d’istituto e riflessioni sul futuro della formazione, sottolineando la necessità di integrare nei percorsi universitari strumenti e competenze specifiche sulla circolazione illecita dei beni culturali, ancora troppo spesso affidate alla disponibilità dei singoli e non a una programmazione strutturale.

Uno dei momenti più significativi della giornata è stato il conferimento del Premio “Paolo Giorgio Ferri” alla sua prima edizione, dedicato alla memoria del magistrato la cui attività ha rappresentato un punto di riferimento nel campo del contrasto al traffico illecito, sia sul piano nazionale che internazionale. Il premio nasce con l’intento di valorizzare personalità che, in ambiti diversi, contribuiscono in modo concreto e continuativo alla difesa del patrimonio culturale. 
Per l’Area Law Enforcement il riconoscimento è stato assegnato a Corrado Catesi, per l’instancabile attività di coordinamento e cooperazione internazionale svolta presso la Works of Art Unit di INTERPOL e per aver promosso l’adozione di strumenti innovativi che hanno reso più immediata e condivisa la tutela a livello globale. La sua esperienza, costruita in molti anni di lavoro presso il Comando Carabinieri TPC e maturata attraverso collaborazioni con forze di polizia e istituzioni culturali di diversi Paesi, è stata ricordata come un modello di efficacia e integrità professionale. Per l’Area Comunicazione il premio è stato conferito a Fabrizio Feo, giornalista, per aver raccontato con rigore e continuità temi complessi come saccheggi, traffici e dispersioni del patrimonio culturale, contribuendo a costruire un linguaggio chiaro e accessibile sulle dinamiche del crimine contro i beni culturali e portando questi temi all’attenzione del grande pubblico.

Il premio è stato consegnato dalla figlia del magistrato, Sofia Ferri, accompagnata dalla giovanissima nipote di Paolo Giorgio Ferri, restituendo al momento il senso più profondo del riconoscimento: non la celebrazione di successi individuali, ma la continuità di un’eredità morale e professionale che ancora oggi ispira modelli di tutela.

La giornata si è conclusa con una tavola rotonda che ha confermato la necessità di lavorare su più piani affinché il contrasto al traffico illecito non sia affidato a iniziative isolate ma integrato in un sistema coerente di responsabilità condivise.

Da sinistra: Luca Zamparo, Gloria Gatti, Fabrizio Feo, Christian Mazet, Laura Maria Michetti.

Il convegno di quest’anno ha mostrato con chiarezza che la tutela del patrimonio culturale richiede strumenti aggiornati, relazioni solide, linguaggi comprensibili e un impegno congiunto tra ricerca, istituzioni e cittadini: un percorso che questa giornata, nata come scommessa culturale, contribuisce oggi a consolidare nel panorama nazionale.

A conclusione della giornata è stato annunciato anche l’argomento del prossimo convegno, in programma il 14 novembre 2026. Dopo l’approfondimento dedicato quest’anno a database e archivi, la quarta edizione sarà incentrata sul seguente tema: “Comunicare l’archeologia rubata”, un argomento che permetterà di approfondire il ruolo dell’informazione, dei musei, della formazione e l’educazione al patrimonio culturale, e delle strategie narrative nella rappresentazione pubblica del traffico illecito e del patrimonio disperso. Una direzione di lavoro che conferma la volontà di proseguire nella costruzione di un percorso scientifico coerente e sempre più partecipato.

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