Caffè Greco, sequestrati dal TPC arredi e opere vincolate

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Roma, 23 settembre. Il destino dell’Antico Caffè Greco, punto di incontro di artisti, letterati e viaggiatori da oltre due secoli, conosce oggi un nuovo capitolo giudiziario. I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica, hanno sequestrato numerosi beni mobili di pregio custoditi all’interno dei locali storici di via dei Condotti. Si tratta di dipinti, sculture e arredi vincolati, dichiarati di interesse culturale particolarmente importante, che costituiscono parte integrante della fisionomia del caffè settecentesco.

Il provvedimento nasce dagli accertamenti che hanno documentato la rimozione di tali beni dall’immobile originario, operata dall’attuale locatario senza la necessaria autorizzazione della Soprintendenza Speciale di Roma. Trasportati in due distinti depositi privati, gli oggetti rischiavano di andare incontro a dispersione o danneggiamento, in violazione delle disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Da qui la decisione della magistratura di intervenire con un sequestro preventivo, affidandone la custodia ai Carabinieri del TPC e alla Soprintendenza.

L’operazione ha permesso di eseguire un nuovo censimento, riportando ordine in un patrimonio che, per natura e per storia, non è separabile dall’ambiente che lo ospita. La prospettiva, chiariscono gli inquirenti, è quella di garantire che gli arredi e le opere possano ritornare nella loro collocazione originaria, a disposizione della collettività. Resta inteso che si tratta di indagini preliminari e che vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Il sequestro si inserisce in una vicenda complessa, che negli ultimi anni ha visto alternarsi sospensioni di sfratti, provvedimenti giudiziari e contenziosi tra proprietà delle mura, gestori e istituzioni. Già nel 2024 la Cassazione aveva annullato l’assegnazione delle chiavi, rinviando di mesi l’accesso agli spazi; nel frattempo, parte degli arredi era stata spostata, alimentando polemiche sulla tutela effettiva del bene. Oggi la misura cautelare del TPC non solo richiama all’ordine, ma riafferma il principio che il patrimonio culturale, specie quando inserito in contesti storici come quello del Caffè Greco, non può essere trattato come semplice merce trasferibile.

Il caffè di via dei Condotti è molto più di un esercizio commerciale: è un’istituzione che ha visto passare scrittori come Stendhal e Gogol’, pittori, musicisti, diplomatici, generazioni di romani e viaggiatori. La sua forza non sta solo nelle mura, ma nella combinazione di ambienti, arredi e memorie che definiscono un unicum. È su questa continuità che si gioca la tutela: preservare non soltanto i beni materiali, ma il senso di un luogo che appartiene alla città e alla sua storia.

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