Roma, antico Caffè Greco: arredi rimossi, sfratto rinviato, tutela in bilico

Lo storico Antico Caffè Greco di via dei Condotti a Roma è entrato in una zona grigia dove diritto civile, tutela culturale e prassi amministrativa si toccano. Da una parte l’Ospedale Israelitico, proprietario dell’immobile, che chiede il rilascio dei locali dopo un contenzioso pluriennale; dall’altra i gestori della licenza, che nelle scorse settimane hanno trasferito fuori dal bar quadri, sculture e mobili d’epoca sostenendo ragioni di sicurezza. Secondo le ricostruzioni disponibili, il valore dell’insieme è stimato in circa 8 milioni di euro. I pezzi risultano depositati in due rimesse, una nel centro storico e una nel rione Prati. L’ipotesi di reato ruota attorno alla rimozione e al trasferimento di beni sottoposti a tutela senza le necessarie autorizzazioni.
Il 18 luglio 2024 la Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva il diritto del proprietario a rientrare in possesso dell’immobile. Il 20 febbraio 2025 l’Avvocatura dello Stato è intervenuta per differire l’esecuzione, richiamando il valore storico-artistico del complesso e la necessità di cautele. Il 1° settembre 2025 l’ufficiale giudiziario si è presentato per l’accesso; dopo un colloquio fra le parti, lo sgombero è stato rinviato al 22 settembre.
Sul nodo degli arredi si gioca la partita più delicata. I legali dell’Ospedale Israelitico ricordano che su mobili e apparati decorativi insiste un vincolo di inamovibilità: ciò che connota il Caffè Greco non è solo l’involucro, ma l’insieme coerente di ambienti, quadri, cornici, tavoli, vetrine. Il gestore replica che lo spostamento è avvenuto “per precauzione” dopo problemi all’impianto elettrico certificati dai tecnici; sostiene inoltre che i beni siano di proprietà della gestione e non dell’ente proprietario dell’immobile. Le verifiche dovranno accertare titoli, stato di conservazione e condizioni di custodia; soprattutto, se e quando gli arredi potranno rientrare nella loro sede storica.
Nel frattempo il locale è formalmente “chiuso per ferie”; una formula che, in questa fase, è diventata segnaposto di una trattativa più ampia. La notizia del trasferimento degli arredi ha spinto la Soprintendenza e il Nucleo TPC di Roma a effettuare sopralluoghi e a redigere una denuncia che confluirà alla Procura, mentre le parti restano su posizioni distanti rispetto alla titolarità dei beni e alla loro destinazione. È una contesa che non si consuma a colpi di dichiarazioni, ma di carte; per questo la narrativa pubblica, inevitabilmente accesa, va ricondotta alla documentazione prodotta e ai provvedimenti che seguiranno. C’è poi il tema, non secondario, del vincolo culturale. Il Caffè Greco, fondato nel 1760 e frequentato da generazioni di artisti e scrittori, è tutelato da decenni; quella tutela riguarda non solo l’edificio, ma l’unità “storico-allestitiva”, che fa del locale un unicum. In giurisprudenza si è consolidata l’idea che destinazione d’uso e apparati storici non siano accessori, bensì parte dell’identità del bene; da qui derivano limiti all’alienazione, allo spostamento e al riallestimento dei pezzi, salvo autorizzazioni specifiche.
Oggi, al netto del rinvio, la situazione è questa. L’organo esecutivo tornerà il 22 settembre; la proprietà parla di frustrazione per l’ulteriore rinvio e richiama il danno economico per un ente sanitario pubblico; la gestione sostiene che, terminate le ferie, il bar riaprirà; i legali della proprietà ribadiscono la necessità che quadri e mobili rientrino nella sede vincolata. Se i beni sono stati effettivamente rimossi per guasti tecnici, la circostanza dovrà essere provata e autorizzata; se l’operazione ha inciso sull’integrità del bene culturale, toccherà agli inquirenti contestare le responsabilità. Nel frattempo, i depositi temporanei diventano essi stessi luoghi da vigilare, perché quel patrimonio spostato, impacchettato, separato è più esposto a rischi di degrado e di dispersione.
È un caso-scuola e non da oggi: esercizi storici, vincoli, contratti di locazione; regole civili, norme penali, prassi amministrative. Per uscirne senza perdere pezzi servirà una ricomposizione fondata su documenti e non su retorica: inventari puntuali, fotografie e relazioni sulle condizioni degli oggetti prima e dopo il trasferimento, atti di proprietà e autorizzazioni, un cronoprogramma di rientro, se rientro dev’essere. La domanda, semplice e decisiva, è questa: che cosa garantisce meglio l’integrità materiale e la memoria del Caffè Greco, qui e ora? La risposta passa dalla cooperazione tra proprietà, gestione e autorità di tutela; senza scorciatoie, con la pazienza che richiede ogni restauro e con la consapevolezza che un luogo così non si difende a colpi di slogan, ma riportando ogni elemento al suo posto, nel rispetto della legge e della storia.

Giornalista

