La Monuments Men and Women Foundation restituisce i sigilli del feretro di Federico Guglielmo I alla Casa di Hohenzollern

Decisivi gli appunti di Walker K. Hancock, che nel maggio 1945 documentò a Bernterode il deposito con i sarcofagi reali

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Lo scorso primo settembre, a Burg Hohenzollern, la Monuments Men and Women Foundation ha restituito alla Casa di Hohenzollern i sigilli del feretro di Federico Guglielmo I di Prussia, il “Re Soldato”. Alla cerimonia erano presenti il principe Georg Friedrich von Preußen, Robert M. Edsel e le ricercatrici senior Dorothee Schneider e Casey Shelton. In virtù della convenzione tra la Fondazione e JCHC, i contenuti e le immagini dell’evento sono condivisibili. La vicenda di questi piccoli manufatti attraversa tre secoli e molte stratificazioni della storia europea. Federico Guglielmo I (1688–1740) governò dal 1713 e lasciò a suo figlio, Federico II, uno Stato con un esercito disciplinato e un’amministrazione accentrata. I due sovrani furono sepolti nella cripta reale della Garnisonkirche di Potsdam, luogo carico di valenze simboliche che il regime nazista utilizzò per la propria liturgia propagandistica. Con l’intensificarsi dei bombardamenti nel 1943, Hitler ordinò la rimozione delle spoglie e il loro spostamento in rifugi più sicuri; dopo passaggi intermedi, nel marzo 1945 i quattro feretri — i due Hohenzollern e i coniugi von Hindenburg — furono calati nella miniera di Bernterode, in Turingia, e il deposito venne murato il 2 aprile.

I sigilli scoperti all’interno di una busta recante un appunto manoscritto di Hancock. Per gentile concessione della Monuments Men and Women Foundation.

Il 27 aprile 1945 reparti statunitensi scoprirono, a oltre 550 metri di profondità, un ambiente allestito con cura: bandiere reggimentali, paramenti e casse di dipinti, i gioielli della corona prussiana accanto ai feretri, una messa in scena che sembrava fatta per perpetuare la tradizione della gloria militare tedesca. Due giorni dopo l’ufficiale Monuments Man Walker K. Hancock ne tracciò la planimetria nel proprio taccuino, annotando oggetti, quantità e misure. È in questo contesto che raccolse anche i sigilli del feretro di Federico Guglielmo I, verosimilmente staccatisi durante le manovre di movimentazione. Negli archivi personali di Hancock, un’erede ha rinvenuto una busta con l’appunto: “Seals of the coffin of Friedrich Wilhelm I. Found at Bernterode, May 1945”. I sigilli, custoditi con scrupolo, sono poi confluiti alla Monuments Men and Women Foundation affinché fossero conservati correttamente e potessero rientrare al legittimo destinatario. Il taccuino di Hancock, con gli schizzi della camera funeraria, è oggi parte di una raccolta museale statunitense.

Il diario personale del capitano dei Monuments Men Walker Hancock, tenuto durante il suo servizio militare, contiene meticolose annotazioni sul deposito della miniera di Bernterode. Nella pagina di destra schizzò la planimetria e ne documentò il contenuto con misurazioni, conteggi degli oggetti e identificazioni. Nella pagina di sinistra annotò i principali ritrovamenti e le osservazioni effettuate durante la sua indagine. Dono di Deanie Hancock French, Collezione della Monuments Men and Women Foundation, The National WWII Museum, New Orleans, LA.

Nel corso della cerimonia, Anna Bottinelli ha definito la restituzione un gesto che “va al cuore della missione” della Fondazione, completando il lavoro dei Monuments Men e Women là dove la storia era rimasta in sospeso. Il principe Georg Friedrich ha ricordato il legame familiare con quella stessa storia: la sua prozia, Cecilia di Prussia, sposò nel 1949 l’ufficiale Monuments Man, Clyde Kenneth Harris, investigatore anche del furto dei gioielli della corona d’Assia, creando un ponte biografico fra la dinastia e chi, in divisa, si era assunto l’onere di proteggere le tracce materiali della memoria europea.

Al di là del valore materiale, la restituzione dei sigilli illumina un metodo: ricerca d’archivio, presa in carico, verifica documentale, dialogo con i referenti istituzionali e familiari, e infine rientro. È la stessa sequenza che si ritrova nelle operazioni condotte a Bernterode, dove i Monuments Men misero in sicurezza non solo i feretri, ma anche corone, vessilli e centinaia di opere, in condizioni estreme e con una logistica che richiese perfino modifiche agli ascensori per sollevare i sarcofagi.

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