L’arte degli Uffizi in guerra: protetta o rubata?

Estate 1944. 293 opere d’arte custodite alle Gallerie fiorentine degli Uffizi vengono staccate dalle pareti e senza imballaggi caricate su oltre 30 autocarri: “fragili statue dentro casse per munizioni, dipinti adagiati su coperte nella paglia” partono alla volta dell’Alto Adige, verso un territorio italiano, amministrato dall’autorità militare tedesca, più vicino a Hitler che a Mussolini.

L’avanzamento delle truppe alleate costringe l’armata tedesca ad una ritirata verso le province di Trento, Bolzano e Belluno che rappresentano territori cuscinetto dove idealmente concentrare l’ultimo avamposto della difesa nazifascista. Il Paese è frammentato, Firenze sta per essere liberata dai partigiani e dagli alleati, e i suoi capolavori sono ritenuti in pericolo dal Deutscher Kunstschutz, il reparto militare tedesco per la requisizione e la tutela dei beni culturali dell’Italia occupata.

Nelle carceri del vecchio palazzo di giustizia di San Leonardo in Passiria trovano riparo le incisioni di Dürer, le tele di Botticelli e Rubens, Caravaggio e Tiziano, Cranach e altri. Le sculture arrivano a Campo Tures. Il tutto sotto la supervisione del Deutscher Kunstschutz in collaborazione con il direttore degli Uffizi.

Ma le opere fiorentine furono portare in Alto Adige per essere messe al sicuro o per essere progressivamente trafugate dai tedeschi?

A partire da questa domanda si sviluppa il duplice binario della mostra in corso a Trento alle Gallerie di Piedicastello: da un lato il Deutscher Kunstschutz difende il trasferimento delle opere d’arte come azione di salvataggio dagli attacchi aerei americani, dall’altro la US-Army ne rivendica il recupero dai tedeschi che intendevano rubarle. Spetta dunque al visitatore interrogarsi e prendere posizione nei confronti del tema proposto, ma anche verso la propaganda culturale della guerra mondiale. E ancora: “A chi appartiene il patrimonio dell’umanità? Si può proteggere un’identità culturale?”.

Installazioni e video dell’epoca, documenti e riproduzioni a grandezza naturale delle opere avvicinano il pubblico ad un pezzetto della Storia, accompagnando il visitatore nella riflessione alimentata dal particolare destino di Adamo ed Eva di Lucas Carnach e dalle festose immagini del luglio 1945 al solenne rientro a Firenze dei suoi capolavori.

Uffizi in Passeier. Chi protegge l’arte in guerra?” è il riallestimento ampliato della mostra curata da Judith Schwarz e Albert Pinggera e prodotta dal MuseoPassiria, già esposta a San Leonardo nell’autunno del 2018. L’adattamento trentino è il primo tassello di una collaborazione tra la Fondazione Museo Storico del Trentino e il MuseoPassiria che avviene nell’anno in cui ricorre l’ottantesimo anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia.

Il lieto fine postumo: in mostra a Trento c’è una riproduzione Alinari, in bianco e nero, del Vaso di Fiori del pittore olandese Jan van Huysum, un’opera sottratta da Palazzo Pitti a Firenze dai soldati della Wehrmacht durante la Seconda Guerra Mondiale. La stampa è accompagnata ancora dalle etichette “Rubato! Stolen! Gestohlen!”. In seguito all’appello del primo gennaio 2019 di Eike Schmidt, direttore tedesco delle Gallerie degli Uffizi, la Repubblica Federale Tedesca ha restituito a Firenze e all’Italia il dipinto. La cerimonia si è tenuta il 19 luglio 2019. Un lieto fine che potrebbe non essere l’ultimo.

Uffizi in Passeier. Chi protegge l’arte in guerra?
In mostra fino all’1 novembre 2020.
Le Gallerie
Piazza di Piedicastello a Trento (TN)
Infoline: 0461 230482 – sabato, domenica e festivi: 328 3807024
Orari: Martedì-domenica ore 10:00-18:00. Lunedì chiuso.
Ingresso a offerta libera.

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