Furto di tre porcellane cinesi al Museo Nazionale Adrien Dubouché di Limoges
Ipotesi furto su commissione: oggetti imperiali prelevati in pochi minuti. Tracciamento su aste, gallerie e confini doganali coordinato dall’unità francese specializzata
[Aggiornamento del 18/09/2025]
I tre manufatti trafugati a Limoges sono stati inseriti all’interno del database di INTERPOL, a disposizione di ogni cittadino anche tramite l’app ID-Art, con la possibilità di effettuare segnalazioni direttamente.


Si aggiungono, pertanto, ulteriori dati riguardanti sia il primo piatto sia le due porcellane delle quali non si disponevano sinora informazioni più dettagliate. Nello specifico, il primo oggetto presenta una scheggiatura visibile a livello del bordo, che diventa più evidente una volta girato; sul retro, attorno al piede, si può notare una serie di crepe, causate da un precedente urto, con tracce visibili dell’impatto; inoltre, l’oggetto mostra alcuni difetti di fabbricazione tra i quali una punta di ossido di ferro. Il piatto datato al XIV-XV secolo misura 44,3 cm di diametro e 8,4 cm di altezza per un peso complessivo di 3,050 gr, privo di sigilli o altri tipi di marcatura. Il vaso shang ping del XVIII secolo, invece, misura 23,3 cm di diametro e 37,5 cm di altezza per un peso totale di 2,620 gr, provvisto di un’etichetta riportante le cifre “216” e un “896” marcato in nero sulla superficie. Queste ultime due porcellane si corredano ora anche di foto.


Limoges, Francia. Nella notte tra mercoledì 3 e giovedì 4 settembre è scattato l’allarme antifurto di una delle vetrine della galerie historique del Musée National Adrien Dubouché, una delle istituzioni pubbliche con la più ampia collezione di ceramiche al mondo. All’arrivo degli agenti di sicurezza interni risultavano mancanti tre esemplari di porcellana bianca e blu della collezione cinese, di manifattura imperiale di Jingdezhen, fornace rinomata per produrre vasellame di pregio e raffinatezza.
Per consentire una più chiara identificazione degli oggetti sottratti, se ne fornisce qui una descrizione dettagliata sulla base delle informazioni reperite dalle agenzie di stampa nazionali e locali e dall’Agenzia fotografica GrandPalaisRmn, sotto l’autorità del Ministero della Cultura francese.
Il primo è un piatto a tesa larga, con bordo leggermente ondulato, di 47,4 cm di diametro e 8,8 cm di altezza, databile alla metà del XIV secolo, epoca della dinastia Yuan (1279–1368). I motivi decorativi, realizzati in cobalto sotto coperta, sono divisi in registri: al centro si staglia una creatura mitologica, un baize 白澤 «[spirito della] palude bianca», reso in posizione quadrupede su un piano orizzontale, con corpo slanciato, testa dotata di corna e barba che richiamano le sembianze di un drago, coda e membra fiammeggianti che ne accentuano l’aspetto benevolo e soprannaturale e altri due corni posti rispettivamente sul dorso e sul collo. Attorno al baize si sviluppano motivi floreali e vegetali. Il registro intermedio presenta un’ampia fascia di peonie e fogliame stilizzati, mentre il bordo ondulato è ulteriormente ornato da onde e motivi fluidi.


Degli altri due pezzi non si dispone di dati altrettanto precisi. Stando alle foto, il secondo piatto sembra risalire ad un’epoca di transizione tra la dinastia Yuan e l’inizio della dinastia Ming (1368–1644). È più profondo rispetto al precedente, con pareti leggermente inclinate e bordo ampio; al centro si trova un bouquet di fiori di loto con steli intrecciati e legati da un nastro; attorno al medaglione corre una corona di fiori e boccioli, mentre il bordo è decorato con onde stilizzate. Il terzo oggetto è, invece, uno shang ping 賞瓶, un «vaso di riconoscimento», una tipologia vascolare tipica del XVIII secolo, epoca della dinastia Qing (1644 – 1911), che era in uso donare a tutti quei sudditi e funzionari ritenuti onesti e meritevoli. Dal profilo fluido e morbido, il labbro del lungo collo presenta due registri decorativi: il primo ad onde stilizzate, il secondo a nuvole a forma di funghi lingzhi 靈芝; al termine del collo si innalzano verso le nuvole, foglie di palma stilizzate, poggiani su una base a motivo a tuono; la spalla è composta da una fila di elementi decorativi floreali e, immediatamente sotto, da nuvole stilizzate dello stesso tipo di quelle del labbro. La decorazione della pancia è costituita da grandi fiori di loto centrali, di diversi stili, uniti tra loro da sottili rami floreali; alla base della pancia si trovano petali di loto stilizzati; il bordo inferiore del piede è leggermente estroflesso e corredato da girali stilizzati disposti in maniera continua.
Le agenzie di stampa nazionali riportano un valore complessivo oscillante tra i sei e i nove milioni e mezzo di euro.
Risulta particolarmente singolare che, tra i diciottomila oggetti custoditi dal museo, comprendenti vasellame greco e romano, porcellane medicee, di Meissen e di Limoges, dei quali circa cinquemila pezzi esposti, siano stati presi di mira proprio questi manufatti cinesi. La notorietà del primo piatto, in particolare, rende improbabile la sua vendita aperta, suggerendo che gli autori del furto operino su commissione.
Gli inquirenti dell’Office Central de Lutte contre le trafic de Biens Culturels (OCBC) in collaborazione con Interpol e Europol, hanno avviato un’inchiesta per furto aggravato di beni culturali classificati tesori nazionali ai sensi dell’art. L.111 del codice francese che disciplina la tutela del patrimonio culturale.
Il delitto avviene in un momento peculiare per il museo che, secondo quanto riportato dal sito ufficiale, è in corso di allestimento della nuova mostra temporanea «Les énergies de la terre» oltre che di transizione dirigenziale. Il decreto del Ministero della Cultura riporta, infatti, la nomina del nuovo direttore dell’istituzione, Jean-Charles Hameau, al 30 luglio scorso.
La notizia si aggiunge all’elenco di altri furti di porcellane cinesi compiuti negli ultimi anni in tutta Europa:
- Château de Fontainebleau, Francia (marzo 2015);
- Museum of East Asian Art, Bath, Regno Unito (aprile 2018);
- Musée des Arts d’Extrême-Orient, Ginevra, Svizzera (giugno 2019);
- Princessehof Ceramics Museum, Leeuwarden, Paesi Bassi (febbraio 2023);
- Musée Royal de Mariemont, Morlanwelz, Belgio (aprile 2024).
Questo evidenzia non solo la vulnerabilità dei sistemi di sicurezza, ma anche il valore crescente delle porcellane cinesi nel mercato illecito, che alimenta furti su commissione. Si riaccende, al contempo, la controversa questione delle restituzioni di beni trafugati dai Paesi europei durante il periodo coloniale e lo storico alibi secondo cui i musei europei sarebbero maggiormente in grado di custodire tali beni sul proprio territorio, nell’interesse dell’intera umanità, sembra mostrare segni di cedimento.
Per conoscere la reazione della stampa ufficiale cinese, in questi giorni impegnata nelle celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della resa del Giappone nella Seconda guerra mondiale, bisognerà forse attendere qualche giorno.

è sinologa antichista. Dopo un’esperienza di studi a Parigi presso l’Institut national des langues et civilisations orientales (INALCO), consegue con lode la laurea magistrale all’Università Ca’ Foscari di Venezia specializzandosi in civiltà cinese classica con una tesi in storia dell’arte. Nel 2023 pubblica la traduzione italiana di “Yijing. Una guida” di Joseph Adler per Astrolabio-Ubaldini Editore. Lavora, attualmente, in ambito museale ed è autrice di articoli giornalistici su museologia e crimini contro il patrimonio culturale cinese. Dal luglio 2025 è membro dell’European Association for Chinese Studies (EACS).

