Una Wunderkammer nel complesso residenziale delle domus sull’Aventino

di Marina Humar

Un progetto archeologico, unico nel suo genere, è stato realizzato sulle pendici meridionali dell’Aventino dalla Soprintendenza Speciale di Roma con la collaborazione di Piero Angela e Paco Lanciano, per la parte multimediale. L’Aventino è uno dei sette colli di Roma che, fin dall’antichità, fu zona residenziale e fu scelto dall’aristocrazia per costruirvi ricche domus. Dai Cataloghi regionali di epoca costantiniana risulta infatti che all’inizio del IV secolo d.C. solo nel Grande Aventino, la XIII regio augustea, vi erano 130 domus. La probabilità di rinvenire vestigia romane durante gli scavi propedeutici alla costruzione di un complesso residenziale di 18.000 mq. nella zona di piazza Albania, era perciò molto alta. Il gruppo BNP Paribas Real Estate nel 2013 aveva acquistato  l’edificio che, costruito nel 1952 su terreni degli eredi Torlonia, ospitava gli uffici della sede centrale della BNL. I lavori di scavo sono iniziati nel 2014. Fu subito necessario l’intervento della Soprintendenza speciale di Roma per le indagini preventive, infatti a pochi metri di profondità, a livello dei parcheggi, sono emerse vestigia romane di varie epoche. Grazie al finanziamento da parte del gruppo BNP Paribas gli scavi archeologici sono potuti continuare, e si è arrivati a mettere in luce quello che oggi può essere considerato un unicum per la città di Roma. Le prime indagini, dirette dall’archeologo Roberto Narducci ed eseguite dalla LAND, hanno riportato alla luce strutture e materiali databili dall’VIII secolo a.C. al III secolo d.C. Nel banco di tufo del colle sono riaffiorati i primi terrazzamenti risalenti al V secolo a.C. e un muro in blocchi di tufo. Si ipotizza che esso appartenga alle fondamenta di una struttura militare, probabilmente una torre di guardia, edificata tra la fine del VI e il III secolo a.C. pertinente alle mura difensive della città, i cui resti sono ancora visibili in piazza Albania e in via di Sant’Anselmo. Alla metà del II secolo a.C. risale un muro di contenimento, lungo venti metri e largo due, eretto per rialzare la quota del terreno e sostenere la costruzione di una domus aristocratica, abitata ininterrottamente dall’età tardorepubblicana a quella medio imperiale, pur subendo varie trasformazioni. È stato possibile riconoscere le diverse fasi edilizie, zone destinate a magazzini e quelle residenziali, dove sono stati riportati alla luce sei livelli pavimentali sovrapposti. Alla prima fase, la più antica, risalente all’età tardorepubblicana (I secolo a.C.), si possono datare due pavimenti a mosaico realizzati con tessere bianche e nere a motivi geometrici. In uno di questi le tessere formano esagoni e in un piano cementizio bianco vi sono dadi neri. Associati a questi pavimenti musivi sono stati rinvenuti anche frammenti di rivestimenti parietali, tra questi uno di intonaco dipinto raffigurante Satiro danzante con tirso, che si può datare all’età augustea.

Pavimenti musivi nella Domus Aventino (Foto: Vespertilla).

La seconda e la terza fase, tra la fine I secolo d.C. e inizi II, sono caratterizzate da pavimenti in cementizi a base fittile. Il quarto livello pavimentale, databile all’età traianea (98-117d.C.), presenta un lacerto musivo lungo e stretto con un’iscrizione lacunosa, in quanto le tessere furono riutilizzate nelle successive trasformazioni. Il mosaico doveva essere stata l’offerta di tre membri del collegium, che si presume avesse sede in quella parte della domus divenuta di uso semi-pubblico. Tra i materiali rinvenuti in questo strato è affiorato un sesterzio in bronzo di Traiano databile tra il 108-111. Alla fase successiva, età adrianea (117-138 d.C.) sono ascrivibili i mosaici di quattro ambienti, probabilmente due cubicula (stanze da letto) e due triclinia (stanze di rappresentanza), realizzati con tessere bianche e nere intrecciate tra loro a formare motivi geometrici, in particolare il simbolo dell’infinito, mai ritrovato prima a Roma. All’età antonina (150-175 d.C.) appartengono cinque mosaici, dei quali quattro contigui, tutti con motivi geometrici e vegetali. Presentano un ricco repertorio iconografico e sono realizzati con tessere policrome, in due di essi al centro è inserito un riquadro. Il più grande conta circa trecentomila tessere e propone un pappagallo verde, l’altro riproduce un kantharos (calice a due manici) da cui escono girali di vite e racemi formanti arabeschi. Il mosaico con il pappagallo probabilmente era il pavimento di una stanza di rappresentanza cui erano connesse due cubicula, le pareti dei quali presentano tracce di intonaco dipinto. I muri sono realizzati in terra battuta (pisè), tecnica costruttiva questa inusuale per l’età imperiale. Anche il quinto mosaico, realizzato con tessere bianche e nere, presenta il motivo del kantharos con tralci di vite. Tutti i pavimenti di questa fase presentano un avvallamento al centro, dovuto probabilmente a un cedimento strutturale del piano terra, che fu la causa dell’abbandono di questo settore agli inizi del III secolo d.C. Il cedimento del terreno può attribuirsi alla presenza di gallerie ipogee per l’estrazione di tufo e pozzolana utilizzati come materiale da costruzione.

Nel 2018, terminati gli scavi del complesso residenziale denominato Domus Aventino, il gruppo BNP Paribas RE ha finanziato anche il progetto di valorizzazione e musealizzazione dei ritrovamenti archeologici. Proprio grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza Speciale di Roma e il gruppo privato è stato realizzato un allestimento museale non tradizionale, ma di grande impatto, rispettando oltremodo le vestigia rinvenute. È stata creata una scatola archeologica, come ha sottolineato la soprintendente Daniela Porro, una Wwunderkammer (stanza delle meraviglie) nel piano interrato del condominio in cui sono state riposizionate le opere murarie e i mosaici rinvenuti, rispettando la successione stratigrafica e l’orientamento. L’allestimento è reso innovativo dalla tecnologia, che permette la fruizione del sito a un vasto pubblico. La visita infatti è accompagnata dalla voce narrante di Piero Angela, che illustra gli ambienti della domus riportati alla luce dallo lo scavo, e ne fa rivivere l’atmosfera, gli oggetti d’uso comune che mostrano i gusti dei proprietari e le scelte stilistiche nelle decorazioni. Le proiezioni in video-mapping di Paco Lanciano e le ricostruzioni multimediali ricreano gli stessi ambienti e la vita che vi si svolgeva.

[Da Vespertilla. Periodico romano di approfondimento culturale: arti, lettere, spettacolo, Anno XVII n. 6 novembre-dicembre 2021].

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