Patrimonio culturale e conflitti armati: Asti applica lo Scudo Blu a chiese e palazzi storici

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Il Comune di Asti ha approvato la deliberazione di Giunta n. 432 del 23 settembre 2025 che autorizza l’installazione del contrassegno “Scudo Blu semplice” su una serie di beni culturali cittadini, dando concreta attuazione alla Convenzione dell’Aja del 1954 sulla protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato. L’atto, presieduto dal sindaco Maurizio Rasero con il segretario generale Paolo Morra, nasce su proposta dell’assessore Paride Candelaresi ed è stato votato all’unanimità dei presenti. Lo Scudo Blu è il simbolo internazionale previsto dalla Convenzione, pensato per segnalare con immediatezza e in modo inequivocabile i beni culturali che necessitano di protezione in caso di guerra. La sua forma, uno scudo appuntito inquartato nei colori blu e bianco, lo rende riconoscibile alle forze armate e agli operatori umanitari, che sono così chiamati a rispettare il divieto di colpire o utilizzare a fini militari edifici contrassegnati. L’apposizione in tempo di pace non ha un valore soltanto formale: implica l’elaborazione di inventari, la pianificazione di interventi di emergenza e la creazione di procedure coordinate, trasformando un simbolo visibile in uno strumento operativo di tutela.

Il provvedimento si colloca nel quadro delineato dagli articoli 3, 6, 16 e 17.2 della Convenzione: predisposizione in tempo di pace delle misure di protezione, possibilità di apporre già in tempo di pace un contrassegno distintivo e definizione del simbolo come scudo inquartato di blu e di bianco. A livello locale si prevede la sinergia tra i soggetti proponenti e l’ente territoriale competente, in coordinamento con la Soprintendenza. La deliberazione richiama inoltre l’Accordo di cooperazione tra Croce Rossa Italiana e ANCI, nell’ambito del quale la Diocesi di Asti è stata coinvolta nella campagna per la protezione dei beni culturali e ha trasmesso l’istanza formale.

L’elenco dei siti individuati comprende undici luoghi di culto e istituzioni ecclesiastiche di rilievo storico-artistico nel territorio comunale: la chiesa di San Pietro “colle chiavi” con la canonica in corso Genova 14; Santa Caterina in corso Alfieri 424; San Paolo in Piazzetta San Paolo; la Cattedrale di Santa Maria Assunta in piazza Cattedrale; il Museo Diocesano San Giovanni con l’area archeologica in via Natta 36; Santa Maria Nuova in piazza Santa Maria Nuova 4; San Secondo in piazza San Secondo; San Martino in piazza San Martino 12; la chiesa campestre di Nostra Signora di Viatosto in frazione Viatosto 33; il Palazzo del Seminario in Piazzetta del Seminario 1; il Palazzo del Vescovado in via Carducci 50. La Giunta riconosce tali beni come rientranti nella nozione di bene culturale della Convenzione e dell’art. 10 del Codice dei beni culturali.

Sul piano amministrativo, l’iter è lineare e documentato: il settore proponente è l’Ufficio Attività Teatrali; sono stati acquisiti i pareri favorevoli di regolarità tecnica ai sensi dell’art. 49 del TUEL e di regolarità contabile da parte del servizio finanziario, con attestazione che la deliberazione non necessita di copertura finanziaria. La sottoscrizione digitale del Presidente e del Segretario certifica la validità dell’atto. Il dispositivo deliberativo produce tre effetti immediati. In primo luogo, fa proprie motivazioni e finalità dell’istanza diocesana, esprimendo il nulla osta comunale all’installazione del contrassegno di protezione “semplice” ex art. 17.2, come definito dall’art. 16. In secondo luogo, individua puntualmente i siti destinatari, assicurando certezza all’ambito di applicazione. In terzo luogo, demanda al dirigente del settore proponente la trasmissione dell’atto alla Diocesi e alla Croce Rossa – Comitato di Asti, comprensiva della richiesta di nulla osta alla Soprintendenza, passaggio che allinea la segnalazione locale con le competenze statali di tutela.

Il merito della scelta è duplice. Da un lato, l’apposizione del contrassegno ha valore operativo nella gestione del rischio: rende riconoscibili i siti alla protezione civile, alle forze armate e agli operatori umanitari, consentendo in scenari di crisi di identificarli come beni culturali da preservare. Dall’altro, ha un valore civico e pedagogico: la campagna ANCI–CRI, alla quale il Comune di Asti si aggancia, mira a far crescere una cittadinanza consapevole del proprio patrimonio e delle condizioni minime per difenderlo, dimodoché il contrassegno non resti un mero pittogramma ma diventi l’innesco per piani, esercitazioni e protocolli reali. La deliberazione lo sottolinea evocando l’obbligo, assunto dagli Stati parte, di predisporre in tempo di pace le misure ritenute appropriate contro gli effetti prevedibili di un conflitto armato. Sul versante istituzionale, il dato politico-amministrativo è netto: la Giunta si esprime all’unanimità dei presenti, con nove assessori in aula e due assenti, e formalizza un indirizzo coerente con le linee programmatiche comunali di tutela e promozione culturale del territorio. La responsabilità attuativa passa ora agli uffici per gli adempimenti successivi, a partire dal raccordo con Soprintendenza, Diocesi e Croce Rossa per definire posizionamento, dimensioni e modalità di apposizione del contrassegno, in coordinamento con le esigenze conservative dei luoghi e con la visibilità necessaria agli operatori in emergenza.

In prospettiva, il provvedimento apre una traccia di lavoro che può essere ampliata. La mappatura puntuale di questi undici siti fornisce una base per integrare piani comunali di protezione civile, protocolli di messa in sicurezza delle opere mobili, procedure di documentazione e inventariazione fotografica, nonché momenti di formazione congiunta con CRI e forze dell’ordine. Il valore dell’atto non risiede solo nell’autorizzazione del simbolo ma nell’attivazione di una rete: istituzioni religiose e civili, amministrazione locale, amministrazione statale periferica, volontariato organizzato. È questa rete a tradurre l’obbligazione internazionale della Convenzione in procedure utili sul territorio.

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