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“Operazione Archeo”. La GdF sequestra nel Catanese due sculture in terracotta

(Tempo di lettura: 6 minuti)

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania, nel corso di un servizio di controllo economico del territorio effettuato in località Belpasso, presso un’area di servizio lungo la S.S. 121 “Catanese”, hanno fermato due siracusani con a bordo dell’autovettura due pregevoli teste in terracotta, presumibile frutto di scavi archeologici clandestini. 

In particolare, durante le attività di controllo sulle rotabili di maggior traffico veicolare, i “baschi verdi” della Compagnia Pronto Impiego di Catania, insospettiti dalle manovre del conducente, hanno proceduto all’ispezione del mezzo rinvenendo nel portabagagli un sacchetto di plastica al cui interno, avvolte da carta e vecchi indumenti, vi erano le due teste in terracotta raffiguranti un volto maschile e uno femminile, la cui foggia richiamava antiche sculture greche. 

Nell’immediatezza del rinvenimento, le persone controllate hanno tentato di giustificarne il possesso affermando che si trattava di prodotti artigianali da loro realizzati, salvo poi non essere in grado di fornire dettagli in merito ai materiali e alle procedure utilizzate per la realizzazione dei manufatti. 

Alla luce delle poco credibili spiegazioni, i militari hanno quindi provveduto a nominare ausiliario di P.G. un esperto archeologo della locale Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Catania il quale, in via preliminare, ha dichiarato che le teste fittili potessero essere originali e risalire al V sec. a.C.

Sulla scorta degli elementi indiziari acquisiti – nell’attuale fase del procedimento in cui non si è pienamente realizzato il contraddittorio con le parti – i militari operanti hanno segnalato all’A.G. etnea le due persone fermate per illecito possesso di beni di valore storico-archeologico e per ricettazione, sottoponendo a sequestro i reperti rinvenuti nel corso del controllo, anche per l’effettuazione di esami tecnico-scientifici più approfonditi finalizzati all’esatta datazione delle opere.

L’intervento della locale Soprintendenza dei BB.CC.AA. e dell’Università degli Studi di Catania ha poi permesso di confermare l’originalità delle opere fittili, ritenute pezzi unici nel panorama noto della storia antica, con un’altissima qualità estetica ed esecutiva, risalenti al 450-480 a.C.

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Le slide presentate in conferenza stampa

In particolare, gli archeologi della Soprintendenza hanno evidenziato trattarsi delle parti superstiti di due tegole a sezione triangolare chiuse da maschere antropomorfe, di dimensioni naturali (v. scheda tecnica). I manufatti, in eccellente stato di conservazione e restaurati con una certa perizia, costituivano la decorazione delle falde di copertura di un piccolo tempio o un edificio funerario, stilisticamente confrontabili con le sculture frontonali del Tempio di Zeus a Olimpia, massima espressione dello Stile Severo dell’arte greca. 

L’autenticità dei due reperti è stata inoltre confermata dalla metodologia messa a punto presso i laboratori PH3DRA dell’Università degli Studi di Catania da docenti e ricercatori del Dipartimento di Fisica e Astronomia “Ettore Majorana”, specialisti nel campo dei test di autenticità tramite termoluminescenza, e del Dipartimento di Ingegneria Elettrica Elettronica e Informatica, per le competenze specifiche nell’ambito delle misure elettriche ed elettroniche. Grazie alla collaborazione tra i due dipartimenti è stato possibile mettere a punto una metodologia innovativa che, grazie a metodi di trasduzione non invasivi, consente di valutare non solo l’autenticità ma anche la compatibilità con l’età presunta di reperti.

L’attività condotta dalla Compagnia Pronto Impiego, oltre a manifestare la costante, attenta attività di controllo del territorio operata nell’ambito della circoscrizione etnea dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania, ha consentito di restituire alla cittadinanza un patrimonio storico-culturale di rara bellezza, evitando che, per finalità illecite, rimanesse a beneficio di pochi.

Scheda tecnica

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I due manufatti, in terracotta plasmata a mano, costituiscono la parte superstite di due tegole a sezione triangolare, chiuse da antefisse a maschere antropomorfe, di dimensioni naturali, raffiguranti i volti, rispettivamente, di un individuo maschile e di uno femminile, entrambi giovani.
Le due tegole appartengono al tipo del kalypter egemon, caratteristico delle falde di copertura di un edificio sacro o di carattere funerario, che in questo caso sarà stato di piccole dimensioni. Nell’ambito di questo sistema di copertura Il kalypter è una tegola a forma di coppo destinata a coprire i giunti accostati di due tegole piatte con listello, dette solenes.
I due volti non hanno carattere ritrattistico e non rivelano alcun elemento che ne caratterizzi la personificazione con figure della religione o del mito.
Entrambi, pur ricomposti da alcuni frammenti, presentano volumi netti, con spigoli ancora vivi, da cui si desume che, nonostante fossero destinati a decorare il tetto di un edificio, non siano rimasti esposti alle intemperie per molto tempo. I manufatti appaiono plasmati dalla stessa mano, appartenente a un artigiano assai abile e conoscitore della grande arte a lui contemporanea.

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Il maggiore riferimento stilistico è costituito, infatti, dalle sculture frontonali del Tempio di Zeus a Olimpia. La figura maschile è assai simile a quella di Apollo del frontone occidentale mentre quella femminile si confronta con il volto della figura femminile distesa, cui l’accomuna anche il dettaglio della capigliatura trattenuta da un sakkòs. Lo stesso trattamento a spigoli vivi dei reperti sequestrati assicura che il riferimento dell’artigiano fosse proprio la scultura in marmo.
Le sculture di Olimpia si datano alla prima metà del V secolo a.C. e costituiscono l’esempio esponenziale dello stile Severo nell’arte greca, una maniera di transizione tra quella arcaica (fine VII-inizi V sec. a.C.) e quella classica (metà V-metà IV sec. a.C.). I due reperti, devono pertanto datarsi nei decenni compresi tra il 480 e il 450 a.C.
Dopo il sequestro da parte dei militari della Guardia di Finanza i due reperti sono stati portati presso la sede della Soprintendenza di Catania, che li ha presi in custodia tramite l’Unità Operativa 3 diretta dalla dott.ssa Ida Buttitta e tramite il proprio funzionario direttivo archeologo dott. Fabrizio Nicoletti.
I due reperti non hanno esatti confronti, e pertanto è molto difficile stabilire il luogo di produzione e di provenienza. Il tipo di tegola a sezione triangolare è estremamente raro, rispetto a quello a sezione semicilindrica, ma è comunque noto altrove, specialmente in Grecia (Corinto, Creta, isole dell’Egeo), ma anche nell’Italia centrale (area etrusco-italica). In Sicilia se ne conosce un esemplare da Selinunte. Tuttavia, a parte la tipologia della tegola, nessuno degli esemplari noti riporta un’antefissa paragonabile alle maschere antropomorfe dei reperti sequestrati.

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