…il reparto dei pigniatielli…
(Roberto Conforti)
Quando si parla di arte, di beni culturali in relazione alla loro difesa, con lo “lo scudo e la spada”, meglio ancora di ciò che per definizione giuridica conduce all’alveo della tutela, sopravvengono pensieri associativi che, non solo per definizione, ma come di norma accade, sono indissolubilmente legati a persone e luoghi. Pertanto, non si può fare a meno di ricordare, in primis, il generale Roberto Conforti, una figura di uomo e comandante carismatico che ha dato lustro all’Arma dei Carabinieri, in particolare per come ha sapientemente guidato, dal 1991 al 2002, “in quel di Sant’Ignazio” (Genius loci, sic!), un reparto di investigatori unico nel suo genere, che si occupa tuttora di proteggere, come ha affermato più volte lui stesso “… il nostro patrimonio culturale (che) non è soltanto italiano, ma appartiene all’umanità intera …”.
Partirei da questo sentito omaggio per riprendere, in maniera coerente e significativa, le tappe del viaggio letterario, con tante mete particolari da esplorare (verrebbe da dire indagare? Sic!), proposto da Paola Puglisi, con il suo volume “Cronache dell’arte rapita”, edito da Castelvecchi.
Si comincia, in ordine sparso, con un po’ di geografia: Acate, Ascoli Satriano, Cerveteri, Fano, Ginevra, New York, Roma, Sant’Antioco e poi altro, ma non sveliamo oltre. Un mosaico di luoghi più o meno abitati, vissuti da persone che vi transitano, vi abitano, vi operano, vi nascono e muoiono, tra passato, presente e futuro. Proviamo a connettere i luoghi, alcuni particolarmente evocativi, con le persone e certi avvenimenti. Tutto sembra prendere nuova forma, tramutandosi in qualcosa di pregnante, di significativo, intriso di vita vera: è una storia da condividere, da divulgare, da approfondire per comprendere meglio certi fenomeni.
Arriviamo ad alcune connessioni con: Salvatore, Trapezophoros, Eufronio, Atleta, porto franco, MET, Paolo Giorgio, un altro Roberto.
La storia, anzi le storie si fanno intriganti, sembrano richiamare le imprese romanzesche di Hercule Poirot, ma sono cronache di esperienze vissute in un contesto peculiare, quello della tutela dei beni culturali, del patrimonio artistico: non è forse un caso che queste ultime frasi riprendono la denominazione precedente e attuale del reparto dell’Arma di cui si è accennato in premessa.
L’autrice ci conduce, in prima persona, quasi per mano, nel vivo di questa attività poliedrica, interpellando i protagonisti di indagini tra le più importanti mai condotte in questo settore, culminate in recuperi di testimonianze di assoluto rilievo in ambito archeologico. Sono ripercorse le operazioni condotte brillantemente da un piccolo quanto agguerrito manipolo di Carabinieri dell’Arte, sotto la guida autorevole di un magistrato che ha fatto scuola, il compianto Paolo Giorgio Ferri. Non da ultimo, degna di nota, costituendo una scelta investigativa antesignana e precisa, la collaborazione tra questa compagine inquirente con gli archeologi che, a loro volta, hanno compiuto un lavoro immane quanto silente, per individuare, studiare e ricondurre reperti trafugati dal suolo nazionale: tra tutti spiccano Daniela Rizzo e Maurizio Pellegrini.
Tante, avvincenti, sviluppate per circa tre decenni sono le vicende narrate, dalle quali emerge, oltre la capacità di investigazione, di studio, di dedizione incrollabile al servizio, la passione perciò che i greci definivano καλὸς κἀγαθός: bello e buono, aggiungerei autentico e tangibile, non solo per compiacere Platone.
Tra le tante storie, giusto per citarne una senza anticipare troppo e voler fare un torto a chicchessia, vi è quella del recupero del cratere, impreziosito dalla raffigurazione del mito del Ratto di Europa, opera di Assteas, insigne ceramografo e ceramista attivo a Paestum tra il 360 e il 330 a.C. La firma dell’artista, incisa sulla superficie del vaso, ne accresce ulteriormente il valore storico e documentario, trattandosi di uno dei soli sei esemplari al mondo recanti il suo nome. Questo reperto è anche noto per essere stato definito appunto il “vaso più bello del mondo”. Preziosa testimonianza della storia del Sannio e dell’arte magno-greca, l’opera a figure rosse faceva parte del corredo funebre di un personaggio eminente dell’antica Saticula, oggi Sant’Agata de’ Goti, in provincia di Benevento. Venuto alla luce nel 1974 nel corso di uno scavo clandestino nelle campagne santagatesi, il cratere fu successivamente immesso nei circuiti del traffico illecito internazionale e, nel 1981, acquistato dal Getty Museum di Malibu, in California, per 380.000 dollari. Rimase esposto nelle sale del museo fino al 2005, per poi ritornare in Italia nel 2007, all’esito delle indagini condotte dai componenti del Reparto Operativo – Sezione Archeologia del Comando TPC.
Così è il nostro patrimonio culturale, qualcosa di bello, di buono, che interconnette, non virtualmente, l’Umanità intera. Dalle parole del libro ciò traspare, con affezione e garbo, una sorta di invito a prendersi cura di questa bellezza salvifica che noi, a nostra volta, dobbiamo salvare.
Scheda libro
Autore: Paola Puglisi
Titolo: Cronache dell’arte rapita
Editore: Castelvecchi
Anno edizione: 2026
Pagine: 256
Prezzo: € 20,00
Columnist – Cultural Heritage Expert
