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La “riscoperta” italiana dei beni culturali fotografici e un nuovo corso “al di fuori dei circuiti tradizionali” sulla loro tutela giuridica

(Tempo di lettura: 5 minuti)
Across the River’s Flow (foto di Davide Bertuccio)

“Per oltre un secolo, i fotografi e i loro apologeti hanno asserito che la fotografia merita di essere considerata un’arte. Difficile dire fino a che punto i sostenitori di questa tesi abbiamo avuto successo. [….] Per loro natura, tuttavia, le fotografie hanno poco o nessun valore come bene mobile poiché non possiedono il valore della rarità. Il principio stesso della fotografia è che l’immagine che ne scaturisce non sia unica, bensì riproducibile all’infinito. Pertanto, in termini novecenteschi, le fotografie sono documento di cose viste. […] Pensiamo alle fotografie come a opere d’arte, come prova di una particolare verità, come simulacri, come nuovi oggetti. Di fatto ogni fotografia è un mezzo per verificare, confermare e costruire una visione totale della realtà.[1]

Mezzo secolo più tardi le considerazioni di John Berger sono in buona parte superate proprio dalla realtà che la fotografia ha contribuito a “verificare, confermare e costruire”; una visione in parte gonfiata e distorta dalle logiche del mercato dell’arte: come avrebbe potuto immaginare Berger nel 1968 che una fotografia di Andreas Gursky nel 2011 avrebbe raggiunto il record di 4,3 milioni di dollari in un’asta di Christie’s[2]? L’apprezzamento di critica e pubblico abbinato ad un crescente interesse commerciale non hanno tuttavia accelerato il processo di riconoscimento della fotografia nell’ordinamento italiano che solamente nel 1999 le ha attribuito la dignità di bene culturale[3].

La rivoluzione digitale, la diffusione e la relativa democratizzazione di strumenti ad alta definizione e soprattutto l’avvento dei social network hanno amplificato l’uso e il consumo di fotografia ponendo questioni di carattere archivistico, conservativo e di tutela giuridica. Nel 2017 il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha costituito la Cabina di regia per la fotografia per tutelare, valorizzare e diffondere la fotografia in Italia come patrimonio storico e linguaggio contemporaneo”; e ha indetto gli Stati generali della fotografia “con l’obiettivo di definire un piano di sviluppo volto ad adattare l’intervento pubblico alle mutazioni tecniche ed economiche del settore e a determinare nuove opportunità per la fotografia italiana a livello nazionale e internazionale”. Delle “due giornate di convegno sul tema con operatori, addetti ai lavori e ospiti internazionali” rimane memoria solamente nel sito dismesso del Ministero che raduna intenti ed interventi, e che avrebbero dovuto costituire l’architrave del Piano Strategico di Sviluppo della fotografia in Italia 2018-2022 ma, come ha denunciato nel febbraio 2020 Marco Nicolini, direttore della Galleria FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) di Perugia, il tutto ha subito “un’improvvisa interruzione, e il silenzio. Succede infatti che il 1° giugno 2018 cade il governo Gentiloni, con il conseguente addio alla Cabina di regia per la fotografia, incapace da parte sua di pervenire nel corso del primo semestre del 2018 alle conclusioni della prima fase dei suoi lavori e arrivare all’attuazione del predetto piano di sviluppo.[4]

È tutto perduto?

Alcuni segnali di attenzione e di progettualità sembrerebbero invece riaccendere i riflettori a cominciare da SF_2020 Strategia Fotografia, il bando scaduto a fine novembre 2020 per la “selezione di proposte di acquisizione, committenza, conservazione, valorizzazione e promozione della fotografia e del patrimonio fotografico, storico e contemporaneo” italiano e internazionale, per il quale la Direzione Generale Creatività Contemporanea ha messo a disposizione 1,3 milioni di euro. Tra gli ammessi al finanziamento anche la neocostituita FAF Toscana – Fondazione Alinari per la Fotografia che si è aggiudicata 39.400 euro, l’importo più alto della Linea C, per  la “valorizzazione del fondo italiano di dagherrotipi, ambrotipi e ferrotipi provenienti dagli Archivi Alinari”. Nel dicembre 2019 la Regione Toscana ha infatti perfezionato l’acquisto del patrimonio di oltre 5 milioni di fotografie dell’azienda fondata a Firenze nel 1852 dai fratelli Leopoldo, Giuseppe e Romualdo Alinari e che oggi rappresenta uno dei più grandi archivi fotografici al mondo.

Ma alla valorizzazione non può che precedere la tutela giuridica che tra normativa e dottrina in questi anni ha dovuto interfacciarsi con problematiche differenti legate, ad esempio, alla conoscenza e all’applicazione del diritto d’autore, del diritto di seguito o alla gestione delle tirature e all’archiviazione. A maggio 2021 all’Università Statale di Milano partirà la prima edizione di Grandangolo. La tutela giuridica della fotografia, un Corso di Perfezionamento post laurea coordinato dalla Professoressa Laura Castelli[5], che già dirige il Corso in Arte e diritto, e alla quale abbiamo rivolto alcune domande per saperne di più.

– Professoressa Castelli, è ai blocchi di partenza una nuova avventura, il Corso di Perfezionamento Grandangolo. La tutela giuridica della fotografia, presso il Dipartimento di Diritto privato e di Storia del diritto dell’Università degli Studi di Milano. A chi si rivolge e quali sono gli obbiettivi didattici?

Il progetto nasce nella prospettiva di promuovere la fotografia al di fuori dei circuiti tradizionali, attraverso la fusione di sapere artistico e giuridico, con l’intento altresì di soddisfare le necessità formative professionali in un settore che nel nostro Paese sta acquistando sempre maggiore rilievo. Gli sbocchi occupazionali di riferimento risultano essere molteplici: studi legali e notarili e operatori del settore culturale (case d’asta, gallerie, musei, archivi, fondazioni). Per questo motivi il Corso si rivolge ai laureati in giurisprudenza, scienze dell’economia, beni culturali, filosofia, lettere, comunicazione, storia dell’arte e affini.

– La riproducibilità e i social network hanno senz’altro diversificato e sofisticato le problematiche giuridiche legate alla fotografia. Ritiene che l’intensificarsi dell’offerta digitale di musei, case d’asta e gallerie, come reazione alle restrizioni dovute alla pandemia, abbia posto le premesse a nuove esigenze di tutela?

Sicuramente, ma ritengo anche che nuove esigenze di tutela ci fossero già prima, con l’avvento di internet e dei social network, mediante i quali reperire e riprodurre una fotografia altrui è diventato immediato. Ciò comporta una serie di problemi legati alla tutela del diritto d’autore, di cui non sempre l’utilizzatore dell’immagine è a conoscenza.

– Si è appena concluso il Corso di Perfezionamento in Arte e diritto. Qual è il bilancio di questa seconda edizione?

È un bilancio molto positivo: a metà novembre la pandemia ci ha costretto a sospendere le lezioni in presenza e a continuare il corso interamente da remoto. Ciò non ha impedito il regolare svolgimento del corso: i docenti hanno continuato a catturare l’attenzione dei discenti, che hanno dimostrato entusiasmo e vivo interesse, partecipando attivamente anche attraverso uno schermo.

– Può anticiparci qualche novità sulla terza edizione? 


Sarà approfondito il tema del mecenatismo e dell’investimento in opere d’arte, coinvolgendo nuovi relatori e, se il Covid non ci ostacolerà, due lezioni saranno svolte alle Gallerie di Italia e alla Casa degli Artisti di Milano. Inoltre è in uscita una raccolta di conversazioni tra giuristi ed esperti del settore, che i partecipanti al Corso potranno utilizzare per approfondire i temi trattati in aula.

Sito Ufficiale

Locandina del Corso

Note

[1] John Berger, Capire una fotografia, Contrasto, Roma 2014, pp. 33-37

[2] Rhein II è un’immagine monumentale di 3 metri di lunghezza del fiume Reno, è stata realizzata nel 1999 ed è la seconda di una serie di sei. Ad oggi è la fotografia più costosa battuta all’asta.

[3] Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell’articolo 1 della legge 8 ottobre, n. 352, articolo 2, comma 2, lettera e.

[4] Marco Nicolini, “Stati Generali della fotografia”: 2017… poi più nulla! Una storia italiana, Fiaf.net, 20 febbraio 2020.

[5] È Professore Associato di Diritto Privato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano.

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