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Amatrice e Accumoli. Le opere d’arte restaurate

(Tempo di lettura: 3 minuti)

Quattro anni dopo il terremoto che rase al suolo Accumoli e Amatrice con le sue “cento chiese” e il bellissimo museo civico, ecco le prime immagini delle opere d’arte restaurate nei mesi scorsi al Varrone Lab, il laboratorio di restauro allestito dalla Fondazione Varrone a Rieti, e che saranno esposte nella grande mostra dedicata alle opere scampate al sisma che aprirà in città a dicembre.
Tra le tele, le pale d’altare, le statue restaurate da Anna Paola Salvi, sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province di Frosinone, Latina e Rieti, affidata a Giuseppe Cassio, ecco la tela di Sant’Emidio, santo protettore dai terremoti, recuperata da Accumoli e gravemente danneggiata dal crollo della chiesa di San Francesco che la custodiva; gravemente danneggiata anche la tela di Sant’Emidio venerata nella chiesa di Poggio Vitellino di Amatrice. Il terremoto aveva mutilato la statua di San Francesco, estratta dalla chiesa di San Francesco di Amatrice dai Vigili del Fuoco; quasi irriconoscibili il Cristo in Gloria recuperato dalla chiesa di San Giovanni di Accumoli, il San Michele Arcangelo della chiesa di Casali della Meta e la Madonna con Bambino di Scai, e ora tornate letteralmente a nuova luce.


Le opere fanno parte di un pacchetto di 48 pezzi che il 13 gennaio scorso vennero prelevate dal deposito allestito all’indomani del terremoto dal Mibact nella Scuola Carabinieri Forestali di Cittaducale e trasferite a Rieti per il restauro. Quello stesso pomeriggio ad inaugurare il laboratorio di Palazzo Dosi fu il ministro Dario Franceschini, parlando di “esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato che si può esportare anche in altre realtà”. Particolarmente commovente fu, il 7 febbraio scorso, la visita che un folto gruppo di amatriciani e accumolesi fece al laboratorio per rivedere quadri, statue, stendardi carissimi alla pietà popolare. “Abbiamo fatto tutto questo per la gente di Amatrice e di Accumoli, per riavvicinarla alle opere a cui era legata, così da non interrompere il legame con un passato che il terremoto ha quasi azzerato – dice il presidente della Fondazione Antonio D’Onofrio – L’abbiamo fatto per tenere alta l’attenzione su una ferita, quella del terremoto del centro Italia, ancora aperta ma che sembra già rimossa. Il restauro del primo blocco di opere è concluso ma d’intesa con la Soprintendenza il laboratorio resta aperto, per continuare il lavoro”. Il lockdown ha rallentato ma non interrotto l’operazione voluta dalla Fondazione Varrone d’intesa con la Soprintendenza, la Chiesa di Rieti e i Comuni di Amatrice e Accumoli. Il restauro delle opere è stato completato a fine luglio; a metà dicembre è in programma a Rieti l’apertura della mostra interamente dedicata all’arte sacra dei borghi della Laga colpiti dal terremoto del 2016, a cui la Fondazione ha già dedicato un importante volume pubblicato da Electa a dicembre. Il libro sarà presentato ad Amatrice il 18 settembre.

(Fonte: Fondazione Varrone, Cassa di Risparmio Rieti)

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