La tenuta dell’Inviolata, nei pressi di Guidonia a pochi chilometri dalla città eterna, aveva l’aspetto tipico della campagna romana, con antiche rovine che spuntavano un po’ ovunque nella macchia mediterranea. Oggi è un parco archeologico a ridosso di una discarica, ma questa è un’altra storia. Ma soprattutto, dagli anni ’70, era la meta prediletta di una delle più spregiudicate bande di tombaroli mai conosciuta. Anche quel pomeriggio tre di loro, armati di ruspa, erano alle prese con uno scavo clandestino. Uno dei tanti che, anno dopo anno, impoveriva sempre di più l’inestimabile patrimonio archeologico della zona. Impossibile confondere con qualcun altro il tipo corpulento che stava sorvegliando l’andamento dei lavori. Era Pietro Casasanta, il “Re dei tombaroli”, titolo che si era guadagnato addirittura dal Wall Street Journalscavando illegalmente reperti preziosi per 55 anni nella campagna lì intorno. La conosceva palmo a palmo perché era il posto dove andava a passeggiare con suo nonno, un contadino capace di recitare l’Eneide a memoria. A Casasanta piaceva spendere, per questo nel suo ambiente poteva permettersi di pagare contadini e mezzadri che lavoravano nella zona dell’Inviolata per tenere la bocca chiusa sulle sue attività, spesso svolte in pieno giorno. Come, appunto, quel pomeriggio. Casasanta e i suoi complici, M.D.A e C.C.A, avevano individuato un’antica struttura muraria romana interrata, senza riuscire a capire se si trattasse di una villa patrizia, oppure di un tempio. Trovarono diversi pezzi, tra questi una testa policroma marmorea; una scultura acefala marmorea di senatore romano; un torsetto virile marmoreo[1]. Stavano per tornarsene a casa col bottino della giornata, quando M.D.A – detto “Mani d’oro” per la delicatezza con cui manovrava la ruspa – affondò un’ultima volta la benna nel terreno. Casasanta, guidato dal suo eccezionale intuito, notò che qualcosa affiorava dal terreno smosso e subito ordinò a Mani d’oro di bloccare la ruspa, poi si gettò sul reperto scansando freneticamente a mani nude il terriccio che lo avvolgeva. Venne alla luce una testa di marmo. Subito dopo un’altra… ma di certo il tombarolo non si aspettava di tirarne fuori anche una terza: le tre figure marmoree, incredibilmente quasi intatte, erano sedute insieme su una specie di trono… Casasanta ne aveva scovate a decine di grandissimo valore, tra le quali anche la meravigliosa Vibia Sabina, come mi rivelò in seguito, eppure stavolta si mise a ridere e piangere insieme, esultando come un ragazzino. Ci aveva visto giusto. Aveva trovato un’opera mitica, una specie di araba fenice di cui tutti parlavano ma che nessuno aveva mai visto finora: la cosiddetta Triade Capitolina, l’unica opera scultorea al mondo che riproduce insieme le tre grandi figure di Giove, Giunone e Minerva – potenti divinità protettrici di Roma e dell’Impero – custodite a quei tempi nel mitico tempio di Giove Capitolino sul Campidoglio. Tra le rare raffigurazioni della Triade Capitolina di età repubblicana erano noti un denario di Gneo Cornelio Blasio del 99 a.C., un bronzetto di età neroniana conservato al Museo Nazionale di Napoli, alcune monete dell’epoca di Traiano, Adriano e Antonino Pio. Un’altra era quella del rilievo dell’Arco di Traiano a Benevento dove le tre divinità sono in piedi. Altre episodiche raffigurazioni erano quasi sconosciute. Casasanta fece vedere le polaroid del reperto ad un mercante d’arte di grande esperienza, E.A., ricco imprenditore con amicizie altolocate tra Roma e New York. Questi tuttavia, che sapeva quanto il tombarolo fosse spavaldo, si mostrò dubbioso riguardo a quel ritrovamento. Si sbagliava. Casasanta, che sapeva il fatto suo, era invece convinto di aver fatto una scoperta eccezionale. Decise che avrebbe gestito l’affare senza intermediari e questa volta i mercanti d’arte importanti, che l’avevano sempre guardato dall’alto in basso, avrebbero dovuto ricredersi. Tra loro c’era M.B, noto personaggio con base in un prestigioso negozio di antiquariato a Lugano, in Svizzera. M.B., mise Casasanta in contatto con il proprietario di una delle più ricche collezioni private di arte antica del mondo – di provenienza non sempre pulita. Per una rarità come quella, il facoltoso collezionista era disposto a pagare cinque miliardi di vecchie lire, ovvero più di due milioni e mezzo di euro. Una cifra da capogiro. La Triade, che fino a quel momento era rimasta nascosta nei magazzini del corriere “Speed International”, passò il confine con la Svizzera a bordo dell’anonimo furgone di due contrabbandieri amici di Casasanta, E.F. e S.R., soprannominati Scotch e Whisky.

Sarebbe filato tutto liscio se M.D.A. e C.C.A. non avessero deciso di complicare la vita al loro capo. Nell’ambiente dei tombaroli, infatti, girava voce che Casasanta avesse ricavato un mucchio di soldi dalla vendita di un misterioso reperto, scavato da poco. I due sapevano bene di quale reperto si trattava. Malgrado avessero ricevuto 100 milioni di lire a testa, tornarono alla carica con Casasanta per ottenere un bel po’ di soldi in più. Peccato che lui non avesse nessuna intenzione di sborsarli e quando M.D.A lo minacciò di andare dai carabinieri a raccontare tutto, Casasanta gli rise in faccia: con una mossa del genere si sarebbe messo nei guai anche lui! Per spaventarlo, M.D.A. andò davvero dai Carabinieri di Castel di Guido e raccontò del reperto trovato all’Inviolata al Comandante della Stazione, che drizzate le antenne, chiamò i colleghi del Tutela Patrimonio Artistico di Roma. Mi precipitai letteralmente sul posto, incuriosito dalla descrizione approssimativa e confusa fatta da M.D.A: tre statue di marmo, di cui una quasi sicuramente raffigurava Giunone, sedute una accanto all’altra sulla stessa panca o qualcosa di simile. La tenacia fu premiata: in uno dei manuali d’arte che consultai, trovai finalmente quello che cercavo. Ovvero l’immagine di un medaglione con al centro Giove stante, alla sua sinistra Giunone e alla destra Minerva, con asta nella destra e la sinistra appoggiata allo scudo. Di seguito trovammo altre raffigurazioni tra cui un sesterzio sul quale comparivano le tre divinità allocate tra le colonne di un tempio! A questo punto il collega Filippo Tomassi, più anziano ed esperto del settore, concordò che, qualora quella trovata a Guidonia fosse davvero la Triade, sarebbe stata una scoperta eccezionale. Da lì non ci fermammo più. Era iniziata l’Operazione Giunone (unico nome degli Dei che ricordava M.D.A). Nemmeno M.D.A. si era fatto fermare dal rifiuto di Casasanta di dargli altro denaro. Tornò più volte sul luogo dove avevano trovato il prezioso reperto, ossessionato da un’immagine precisa che aveva in mente fin da quel giorno: un piccolo frammento di marmo rimasto in mezzo al terriccio. Rovistò a lungo tra le macerie fino a che riuscì a trovarlo. Se lo rigirò tra le mani, ripulendolo… Sembrava il pezzo di un braccio, e quasi certamente si era staccato da una delle statue della Triade. Tornò subito alla carica con Casasanta, ma quello replicò senza scomporsi che era troppo tardi: ormai la statua, con o senza un braccio, aveva passato la frontiera da un pezzo. A quel punto Moreno perse la testa, disse che era stato interrogato dai Carabinieri e, mentendo, aggiunse che lui aveva tenuto la bocca chiusa. Ma solo per il momento. Se però Casasanta non avesse sganciato altri soldi, lui avrebbe vuotato il sacco!
Nel frattempo, con la supervisione del Comandante Conforti, tenevamo sotto controllo i tombaroli più attivi nella zona dell’Inviolata. Spesso questi criminali vengono descritti come personaggi pittoreschi e a modo loro romantici, ma si tratta di gente senza scrupoli spinta solo dall’avidità di denaro, e spesso in combutta con la malavita organizzata. Non solo sottraggono al patrimonio collettivo preziose opere d’arte che di solito finiscono all’estero, ma, scavando senza criterio, distruggono per sempre il contesto storico delle opere trafugate. Il primo tombarolo che pedinammo fu ovviamente M.D.A, che ci insospettì subito per il suo andirivieni tra casa e il futuro parco dell’Inviolata. Non volevamo che capisse di essere seguito, quindi ordinammo ad una pattuglia di colleghi di allestire un posto di blocco in via Aurelia: dovevano fermare l’auto di M.D.A come se si trattasse di un controllo di routine e avvisarci subito se avessero trovato a bordo qualcosa di sospetto, anche solo un sasso! La pattuglia controllò minuziosamente l’auto senza tuttavia trovare niente. Stavano per lasciare andare Moreno, quando un collega ebbe un’improvvisa intuizione. Tornò verso l’auto e aprì il cassettino del cruscotto, l’unico posto dove forse non avevano cercato a fondo: da lì tirò fuori un frammento di marmo. Dopo pochi minuti eravamo sul posto. In caserma mettemmo M.D.A. alle strette: voleva davvero vendicarsi di Casasanta, come ci aveva fatto capire nel colloquio precedente? Allora doveva fare una dichiarazione ufficiale, o l’avremmo arrestato seduta stante. M.D.A., accettò di collaborare. E qui ci fu il primo colpo di scena. Tomassi – che oltre ad essere un grande investigatore è anche un abile disegnatore – durante l’interrogatorio si fece descrivere il reperto trovato, tracciando sul momento un vero e proprio identikit.

Ora, contro lo scetticismo di tutti coloro che pensavano che stessimo inseguendo una chimera, la mitica Triade Capitolinaera sotto i nostri occhi! Con il disegno in mano riuscimmo a convincere tutti che valeva la pena approfondire la faccenda. Ci recammo anche da vari esperti, ma l’unico a darci credito fu l’allora Ispettore Onorario del territorio, il Dott. Eugenio Moscetti, che ci confermò che poteva trattarsi davvero della Triade. Già, ma dove si trovava? Purtroppo la risposta fu una doccia fredda: M.D.A. ci rivelò di aver saputo da Casasanta che era già all’estero, in una località sconosciuta. La Triaderischiava di scomparire di nuovo, e questa volta per sempre.
Decidemmo su suggerimento del Comandante di intercettare i tombaroli, usando nuove tecniche operative che il nostro Reparto non aveva mai usato prima nelle indagini. L’occasione giusta arrivò quando Casasanta venne ricoverato in ospedale per un malore. Lo intercettammo mentre parlava con M.B. e capimmo che l’antiquario stava facendo da intermediario con qualcuno interessato a comprare la Triade. Per non perdere troppo tempo chiedemmo a due colleghi, che si trovavano in missione a Lugano per altri motivi, di fare una visita a M.B. Passò qualche giorno prima che potessero andarci, in compenso lo sorpresero proprio a colloquio con Casasanta! Alla vista dei carabinieri, M.B. intimò al tombarolo di andarsene, cosa che lui fece subito, ma i due investigatori lo avevano riconosciuto. L’antiquario, per evitare di finire nei guai con la giustizia, divenne più collaborativo e alla fine ammise che la Triade si trovava nelle mani di un ricchissimo collezionista svizzero di cui però non volle rivelare il nome. Qui ci fu un nuovo colpo di scena: non era lui l’acquirente finale. Uno dei più importanti musei americani, era infatti disposto a pagare al collezionista per la Triade una cifra incredibile: 55 miliardi di lire, ovvero più di 28 milioni di euro! A questo punto, M.B., non c’era che un modo per bloccare la vendita: avere una prova inconfutabile che l’opera fosse stata trafugata illegalmente dall’Italia. Tomassi ed io avemmo la stessa intuizione: usare il frammento di marmo sequestrato nell’auto di M.D.A! Se avessimo dimostrato che combaciava con il braccio di una delle statue della Triade, sarebbe stata una prova schiacciante che proveniva da uno scavo illecito. In questo caso il misterioso collezionista svizzero sarebbe stato costretto a restituirla alle autorità Italiane. Tuttavia non potevamo rischiare affidando il “braccetto” a M.B., come lui pretendeva: il punto in cui si era staccato dalla statua avrebbe potuto essere limato proprio per evitare che le estremità potessero combaciare. Era un vecchio trucco dei tombaroli. Non facemmo in tempo a prendere una decisione, che intervenne in modo tragico il destino: M.B. morì all’improvviso. Si spezzava così l’unico collegamento tra noi investigatori e il misterioso collezionista che aveva in mano la Triade.
Ci trovammo a ricominciare praticamente da zero. Settimane di pedinamenti e intercettazioni a Casasanta e ai suoi complici M.D.A e C.C.A. non ci fornirono elementi utili a capire dove fosse finita la scultura. Per fortuna potevamo contare sul supporto di un giovane e intraprendente magistrato, il dott. Carlo Lasperanza, e non ci arrendemmo. Almeno di una cosa eravamo certi: l’unico a conoscere l’identità del collezionista svizzero, da cui pareva avesse incassato ben cinque miliardi di lire, era Casasanta. Dovevamo trovare il modo per inchiodarlo e farlo parlare, così decidemmo di perquisirgli la casa nella speranza di trovare qualcosa di compromettente. Stavolta avemmo fortuna: la soffitta era piena di reperti, riconducibili – se non direttamente alla Triade – alla tenuta dell’Inviolata. Comunque bastarono per spedire in carcere Casasanta e i suoi complici. Casasanta, tuttavia, teneva la bocca ben chiusa.
A questo punto ci venne un’idea. Convocammo un’affollatissima conferenza stampa per annunciare l’eccezionale ritrovamento della Triade… precisando che purtroppo era scomparsa dall’Italia subito dopo, ma la magistratura, già sulle tracce di un notissimo collezionista svizzero, era pronta ad emettere le rogatorie internazionali per il suo arresto per ricettazione. Ora si doveva solo aspettare e sperare che il clamore suscitato dagli articoli, con tanto di foto dell’identikit, bloccasse il business miliardario intorno al capolavoro rubato. Tempo qualche giorno e ci arrivò una telefonata anonima. Un uomo si presentò come il portavoce del collezionista che aveva in mano la Triade ed era molto allarmato, come del resto i suoi sodali svizzeri, ovvero un nutrito gruppo di mercanti e antiquari con le mani in pasta nel mercato illecito dei reperti archeologici. Tutto quel clamore sulla stampa, infatti, aveva di fatto bloccato ogni sorta di affare in corso. La richiesta degli svizzeri era chiara: fermate l’inchiesta. In cambio, la Triade verrà restituita alle autorità Italiane.
Quando Casasanta venne a saperlo da Scotch andò su tutte le furie. Lo ascoltai con le mie orecchie grazie alle microspie che si trovavano nella camera dell’Aurelia Hospital dove era ricoverato per il suo precario stato di salute. Il “Re dei tombaroli” disse al contrabbandiere che non solo non aveva ancora intascato una parte dei soldi pattuiti per la vendita della Triade, ma aveva intenzione di ottenerne molti di più grazie alla trattativa con il museo americano! Quindi gli svizzeri non dovevano azzardarsi a restituire la Triade, ci avrebbe pensato lui a sistemare tutta la faccenda. Ne parlammo con il magistrato Carlo Lasperanza titolare del procedimento penale e il giorno seguente, alle 7 del mattino, ci presentammo a casa di (Scotch e Whisky), con un mandato di perquisizione. Ma soprattutto contestammo a Scotch la sua compromettente conversazione con Casasanta. Tornato in Svizzera, Scotch riferì che stavano per scattare le manette per tutti. Sentendosi il fiato sul collo, il collezionista – che in seguito scoprimmo essere il miliardario G.H.
G.H. ci fece sapere attraverso il portavoce che avrebbe restituito la Triade all’Italia senza condizioni. Fissammo un appuntamento a Livigno, al confine con la Svizzera. A bordo di un furgone parcheggiato su una piazzola di un bar, aspettammo dei segnali. La tensione si tagliava con il coltello. Ricevemmo una telefonata con ulteriori indicazioni, la fitta nevicata non ci facilitò. Individuato un capannone abbandonato trovammo una pesante cassa, quasi mezza tonnellata! Sollevammo il coperchio quel tanto che bastava per controllare se dentro ci fosse davvero la Triade Capitolina… E la Triade c’era davvero.
L’Operazione Giunone, si era conclusa con uno spettacolare successo. E, soprattutto, la Triade era tornata a casa. Con Tomassi si instaurò un sodalizio operativo senza precedenti e soprattutto un’amicizia profonda che dura tutt’oggi[2].
[1] Informativa di reato del Reparto Operativo Carabinieri T.P.A. nr. 32739/55 datata 18 agosto 1993.
[2] In occasione del ventennale del ritrovamento della Triade, organizzato dal Comune di Guidonia e dall’Associazione Nomentana di Storia e Archeologia Onlus, io, Tomassi e il Generale Conforti – già insigniti con la cittadinanza onoraria del Comune di Guidonia – presentammo un bel fumetto per ragazzi che racconta tutte le peripezie dell’Operazione Giunone, curato da me e disegnato, ovviamente, da Tomassi. Nel 2024 in occasione del trentennale del recupero ne sono state ristampate due ulteriori edizioni dell’elaborato a fumetti. Alla Triade è dedicata anche una puntata della serie TV “Art Detective”, di cui sono autori Valerio Maria Fiori e Alessandra Piccinni, andata in onda con successo su RaiStoria, e una puntata su Sky Arte, “Art Raiders. Caccia ai tombaroli: la Triade Capitolina”.
Le foto dei protagonisti
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Laureato in Scienza dell’amministrazione giudiziaria è Luogotenente in congedo nell’Arma dei Carabinieri. Per la sua attività in difesa del patrimonio culturale ha ottenuto numerosi attestati e riconoscimenti, tra i quali spiccano la medaglia per l’Eccellenza del servizio militare di II grado conferita dal Ministero degli Interni della Federazione Russa; la medaglia d’argento quale Benemerito dell’Arte della Scuola conferita dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. È Cittadino Onorario dei Comuni di Guidonia Montecelio (RM), Nocara (CS), Mentana (RM); è decorato con Croce pro Ecclesia et Pontifice conferita da Sua Santità Giovanni Paolo II. È stato nominato “motu proprio” Cavaliere al merito della Repubblica italiana dal Presidente Giorgio Napolitano. È Cavaliere dell’Ordine di S.Silvestro Papa, S.Gregorio Magno e dei S.S. Maurizio e Lazzaro. Ha ottenuto encomi solenni, elogi e compiacimenti dalla scala gerarchica, dalla magistratura e da personalità politico e religiose, per aver condotto operazioni di servizio riferite a gravi eventi criminosi che hanno reso possibile il rimpatrio d’importanti opere d’arte già esposte presso importanti musei internazionali, con risonanza mediatica a livello mondiale. Appassionato di storia e tradizioni della propria terra natale, ha condotto nel corso degli anni un’intensa attività di ricerca che l’ha portato a riscoprire le tracce lasciate nel tempo da S. Antioco Martire. Ha curato la ristampa del libro Le Meraviglie di S.Antioco di Padre Filippo Pili. Ha pubblicato: S.Antioco da primo evangelizzatore di Sulci a glorioso protomartire patrono della Sardegna; la Relazione sull’inventio dell’illustre Martire e Apostolo della Sardegna S. Antioco nella sua propria chiesa di Sulci, ha ideato e curato i fumetti Antioco il santo venuto dal mare, All’inseguimento della Triade Capitolinae Il ritorno dell’Arciere, Il Ratto D’Europa– L’indagine che riportò a casa il magnifico vaso d’Assteas. È curatore degli Annali di Storia e Archeologia Sulcitana, rivista scientifica distribuita in tutto il territorio nazionale e nelle più importanti biblioteche e circoli di lettura internazionali giunta alla decima edizione. Ha ideato il Premio d’arte contemporanea “Arciere Isola di Sant’Antioco”. È curatore della mostra d’Arte itinerante “Antioco il santo venuto dal mare”. È Presidente dell’Associazione Sulcitana di Storia e Archeologia Arciere. L’Amministrazione Comunale di Sant’Antioco gli ha conferito la medaglia d’oro quale Ambasciatore della cultura per aver creato progetti di riscoperta sull’identità storico culturale locale. In occasione della 46^ giornata d’Europa è stato proclamato in Campidoglio “Personalità Europea 2016”. Nel 2017 è stato insignito del Premio “L’Isola che c’è”, riservato alle eccellenze sarde che nel corso della loro attività professionale o artistica hanno conferito lustro e prestigio alla Sardegna.
