“Ladri di antichità II”: dal saccheggio alla tutela
Il secondo volume curato da Simona Modeo e Serena Raffiotta amplia l’indagine sul traffico dei beni culturali
Simona Modeo e Serena Raffiotta tornano, a sei anni dal primo volume, su un tema che nel frattempo ha continuato a produrre casi giudiziari e recuperi, il traffico illecito di reperti archeologici e opere d’arte. Ladri di antichità II mantiene il titolo del 2020 e ne modifica il perimetro geografico, perché dove il primo libro guardava alla sola Sicilia, questo secondo volume si allarga all’intera Penisola, raccogliendo oltre venticinque contributi in tre sezioni dedicate ai casi di studio, al collezionismo e al contrasto ai crimini contro il patrimonio culturale.
Il cambio di scala consente di conservare il rapporto con il progetto originario e, allo stesso tempo, di estendere l’osservazione a territori e vicende differenti, a partire dalla prima parte, che da sola occupa più della metà del volume e mantiene una presenza consistente della Sicilia. I due saggi di apertura su Montagna di Marzo, quello di Giuliana Maria Amata sull’iscrizione Δένδα degli schinieri oggi a Monaco di Baviera e quello di Sandro Amata sul saccheggio del sito, riportano subito il lettore al terreno del primo libro, prima che la geografia si apra progressivamente ad altre regioni. L’Italia annunciata nel sottotitolo prende così forma attraverso una successione di casi territoriali, secondo un’impostazione che privilegia le singole vicende rispetto alla costruzione di un quadro nazionale unitario.

Il volume trova una buona coerenza nel montaggio cronologico e tipologico dei casi, che evita di ricondurre il traffico dei beni culturali al solo scavo clandestino. Il passaggio da Simona Candia, che affronta i recuperi delle opere trafugate durante la Seconda guerra mondiale, a Michela De Bernardin, che si occupa di numismatica e falsificazione, fino a Mario De Luise, che ricostruisce la vicenda della Deposizione di Cristo dalla croce di Angelo Solimena, opera conosciuta prima della sua scomparsa, accosta situazioni molto diverse. Da questa successione emerge una distinzione utile, poiché la sottrazione di un bene già documentato pone problemi di ricerca differenti rispetto a quelli determinati dalla comparsa sul mercato di un reperto proveniente da uno scavo clandestino, per il quale sono andate perdute le informazioni relative al contesto archeologico.
La varietà caratterizza altresì la sezione dedicata al collezionismo, più compatta per numero di saggi e costruita attraverso prospettive distanti fra loro. Il caso Messina Denaro affrontato da Federica Iannucci convive con la ricostruzione storica proposta da Lorenzo Napodano su Salinas a Catania, mentre Daniela Gervasi, con Quando l’archeologia opera “dall’altro lato della barricata”: un caso di studio, introduce un’ulteriore prospettiva sul rapporto fra archeologia e raccolte private. Proprio la differenza fra i contributi permette di leggere il collezionismo secondo condizioni storiche e situazioni contemporanee diverse, sebbene il passaggio dall’uno all’altro richieda al lettore di adattarsi a registri e metodi differenti.
Daniela Rizzo e Maurizio Pellegrini chiudono la sezione con Collezionismo: vera passione o puro interesse? Il controverso accordo di Leonard Stern con la Grecia, dedicato alla collezione di antichità cicladiche dell’imprenditore statunitense e alla formula individuata per il loro progressivo trasferimento alla Grecia. L’esperienza maturata dagli autori nelle indagini sul traffico internazionale di antichità si riflette nell’esame di una vicenda recente, nella quale la questione della provenienza si intreccia con le modalità scelte per il rientro dei beni nel Paese d’origine. Il contributo offre così un passaggio dal collezionismo alle restituzioni contemporanee e affronta un accordo che ha suscitato un dibattito ancora aperto.
Fra i saggi della prima parte, quelli fondati sulle fonti archivistiche mostrano con particolare efficacia le possibilità offerte dalla documentazione conservata per ricostruire vicende ormai lontane nel tempo. Il lavoro di Giuliana Maria Ferrara e Serena Raffiotta, dedicato a un caso di furto e truffa attraverso le carte del Fondo Tribunale dell’Archivio di Stato di Enna, mostra come la documentazione giudiziaria possa essere utilizzata quale fonte storica e permetta di recuperare informazioni sulla storia dei beni coinvolti. A questi contributi si affiancano saggi di carattere maggiormente divulgativo, fra i quali quello di Alessandro Palmieri sul tombarolo nel cinema, da Fortunella a La chimera, mentre nelle pagine conclusive John Pedeferri affronta Trafugarte, il podcast di Sky TG24 dedicato all’arte rubata. La compresenza di studi specialistici e contributi rivolti alla rappresentazione pubblica del fenomeno amplia il campo della raccolta, comprendendo altresì il modo in cui il crimine contro il patrimonio viene raccontato fuori dagli ambienti strettamente scientifici e investigativi.
La terza parte, dedicata al contrasto dei crimini contro il patrimonio culturale, completa il percorso con una prospettiva rivolta alle attività di tutela. Giulia Calcani affronta la formazione universitaria attraverso l’esperienza di Roma Tre, mentre Tsao Cevoli e Lidia Vignola esaminano l’aggressione criminale al patrimonio campano attraverso i casi di Cales e Pompei. Roberto Colasanti si occupa della formazione dei volontari e Gianluigi Marmora dedica il proprio contributo al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Fra questi saggi trova spazio Memorie Ritrovate. Svelamento e valorizzazione di Francesco Finocchiaro, che focalizza l’attenzione verso ciò che accade dopo il recupero, quando il bene deve tornare alla conoscenza e alla fruizione pubblica. La sezione consente pertanto di affiancare alle vicende di sottrazione esaminate nelle pagine precedenti le esperienze maturate nella prevenzione e nel recupero, nonché nella formazione delle nuove generazioni su questi temi.
Nel complesso, Ladri di antichità II raggiunge l’obiettivo dichiarato nel sottotitolo attraverso una raccolta che amplia sensibilmente il campo geografico e tematico del primo volume. La scelta di procedere attraverso casi di studio lascia ai singoli autori una considerevole autonomia e determina inevitabili differenze di metodo e registro, proprie di una pubblicazione collettanea di queste dimensioni; al tempo stesso, consente di accostare vicende note a episodi meno frequentati dalla letteratura sul traffico illecito. Chi si occupa di tutela, diritto dei beni culturali e storia del collezionismo trova nei diversi contributi materiali e casi utili per ulteriori approfondimenti, con un apporto particolarmente concreto nei saggi fondati su documentazione archivistica o sull’esperienza diretta maturata nelle attività di indagine.
SCHEDA LIBRO
Autore: Simona Modeo, Serena Raffiotta (a cura di)
Titolo: Ladri di Antichità II. Il mercato clandestino di reperti archeologici e di opere d’arte in Italia: traffici illeciti e leciti recuperi
Editore: Edizioni Lussografica
Anno edizione: 2026
Pagine: 418
Prezzo: 38,00


The Journal of Cultural Heritage Crime (JCHC), con sottotitolo L’Informazione per la Tutela del Patrimonio Culturale, è una testata giornalistica culturale, registrata presso il Tribunale di Roma con n. 108/2022 del 21/07/2022, e presso il CNR con ISSN 2785-7182. Si configura sul web come contenitore di approfondimento, il primo in Italia, in cui trovano spazio i fatti che quotidianamente vedono il nostro patrimonio culturale minacciato, violato e oggetto di crimini. I fatti sono riportati, attraverso un linguaggio semplice e accessibile a tutti, da una redazione composta da giornalisti e da professionisti del patrimonio culturale, esperti nella tutela. JCHC è informazione di servizio, promuove le attività di contrasto ai reati e sostiene quanti quotidianamente sono impegnati nella attività di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio culturale.

