Intelligenza artificiale e intelligence: un dialogo necessario tra algoritmo e giudizio

Il volume di Mauro Castiello esplora rischi, applicazioni e implicazioni etiche dell’incontro tra analisi automatizzata e decisione umana, tra sicurezza pubblica e nuove forme di criminalità

(Tempo di lettura: 2 minuti)

Cosa succede quando la mente umana incontra la macchina che impara? Da questa semplice domanda è partita la ricerca di Mauro Castiello, già dirigente della Polizia di Stato e docente presso la Scuola di Perfezionamento delle Forze di Polizia, che ha portato alla pubblicazione del libro AI+I dagli agenti segreti agli agenti artificiali.

Un volume ricco di riflessioni che racconta l’incontro, a tratti complesso ma inevitabile, tra l’intelligenza artificiale e l’intelligence: due mondi che condividono la stessa radice – intelligere, comprendere – ma che per necessità e per ambiti di appartenenza la declinano in modi diversi. Da un lato, l’AI promette analisi veloci, enormi capacità di calcolo, visioni statistiche del futuro. Dall’altro, l’intelligence rimane un’arte umana, fatta di intuizioni, relazioni, capacità di dare senso al disordine. Il libro di Castiello esplora il punto in cui AI+I si toccano: dove l’algoritmo incontra il giudizio, dove la previsione automatica incontra l’interpretazione critica. Con uno stile chiaro, riflessivo e competente, AI+I invita ad interrogarsi sul futuro della sicurezza pubblica sollevando questioni attualissime e di non poco conto: quali rischi si corrono affidando alle macchine parte dell’analisi e della decisione? Quale spazio resta all’intuizione e all’etica dell’analista? Quali analisi e quale utilizzo delle informazioni deve essere fatto per assumere decisioni, allargando necessariamente gli orizzonti al pensiero e agli spazi del dibattito scientifico e culturale? 

È ormai abbastanza noto il fatto che l’AI possa essere correntemente utilizzata nel panorama criminale, dove la presenza di sistemi automatizzati non è solo un fattore accessorio, ma sta diventando determinante nella causazione di crimini che altrimenti sarebbero difficili da perpetrarsi, ad esempio, per automatizzare frodi su larga scala oppure per manipolare mercati finanziari, o ancora per facilitare il traffico di sostanze illecite attraverso veicoli autonomi o ancora per manipolare le decisioni di alcuni utenti del web portando gli individui a commettere dei reati e/o rendendoli complici di crimini senza che ne abbiano una piena consapevolezza. Anche nel mondo dell’arte l’AI sta assumendo contorni sempre più critici, ad esempio, quando i criminali utilizzano generatori di arte IA per creare imitazioni dannose, falsi d’autore e deepfake al fine di commettere truffe, creare disinformazione o per riciclare denaro di dubbia provenienza.

In Italia è stato formalmente introdotto il reato di deepfakecon la legge del 23 settembre 2025, n. 132 (“Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale” – Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 223 del 25 settembre 2025, entrata in vigore del provvedimento il 10 ottobre 2025) che punisce l’illecita diffusione di contenuti generati o manipolati con sistemi di intelligenza artificiale (art. 612-quater Codice penale). In particolare, “Chiunque cagiona un danno ingiusto ad una persona, cedendo, pubblicando o altrimenti diffondendo, senza il suo consenso, immagini, video o voci falsificati o alterati mediante l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale e idonei a indurre in inganno sulla loro genuinità, è punito con la reclusione da uno a cinque anni”. 

Per i contenuti trattati e per gli esempi portati da Mauro Castiello il libro risulta attualissimo e suggerisce un percorso inevitabile: più che una somma di intelligenze, AI+I dovrà essere sempre più un dialogo tra tecnologia e umanità, tra controllo e comprensione per ripensare il ruolo dell’intelligenza (umana e artificiale) in un mondo che cambia più in fretta della nostra capacità di prevederlo e di normarlo.

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