Süphan Barzani: chi era costui? Il MAXXI di Roma dedica una mostra a Franco Battiato
Un’esposizione in programma dal 31 gennaio al 26 aprile 2026 ripercorre l’opera dell’artista attraverso un percorso immersivo centrato sull’ascolto, affiancato da materiali d’archivio, immagini e cimeli
Mandiamoli in pensione i direttori artistici
Gli addetti alla cultura
(F. Battiato, “Up patriots to arms”, 1980)
A cinque anni dalla sua scomparsa, un evento-espositivo, dal 31 gennaio al 26 aprile 2026, ripercorrerà le tappe fondamentali dell’attività di uno degli artisti più innovativi della scena culturale italiana. L’iniziativa mira a mettere in luce la poliedricità del compianto maestro siciliano, valorizzandone il contributo in qualità di autore di testi poetici e in prosa, cantante, filosofo, musicista e pittore. Il percorso espositivo è concepito per illustrare tutte le sfaccettature creative del personaggio, evidenziando una produzione che ha attraversato due secoli, tra la fine del Novecento e il nuovo millennio, toccando differenti generi, linguaggi e modalità narrative, sviluppandosi per oltre cinquant’anni.
Il fulcro della mostra sarà costituito dall’ascolto delle principali opere musicali, elemento cardine nell’allestimento, con l’obiettivo di offrire ai visitatori un’esperienza immersiva. A supporto del racconto espositivo, saranno presenti elementi grafici, cimeli, copertine di dischi e fotografie, materiali atti a testimoniare la complessità e l’innovazione che caratterizzano la figura dell’artista, che ha collaborato, regalandoci capolavori assoluti, anche con interpreti straordinari, del calibro di Milva, Giuni Russo e Alice. L’esposizione sarà ulteriormente arricchita da una sezione dedicata alle arti visive, fortemente influenzata da simbolismi e riferimenti mediorientali, e da un’area dedicata alle produzioni cinematografiche, includendo anche le realizzazioni artistiche e spirituali più recenti di Battiato, strettamente collegate al contesto musicale e comunicativo contemporaneo. La mostra è promossa dal Ministero della Cultura e dal MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo), ed è organizzata da C.O.R. di Alessandro Nicosia in collaborazione con la Fondazione Franco Battiato ETS.

Le aspettative per l’iniziativa sono alte: l’iniziativa ambisce non solo a superare le polemiche del passato, che hanno tentato di ricondurre l’artista a posizioni politiche specifiche per ragioni strumentali, ma anche a offrire una prospettiva autentica sulla sua visione, rintracciabile in brani emblematici come “Povera Patria” e nelle esperienze maturate in campo istituzionale e amministrativo, quando fu, per breve tempo, assessore al Turismo e allo Spettacolo: ‘Nda vanedda Sicilia bedda mia, Sicilia bedda.Sul piano culturale, l’elemento centrale nella poetica di Battiato si fonda, sin dal 1970, sulla filosofia di Georges Ivanovič Gurdjeff (1866-1949) e sui principi della cosiddetta “quarta via”, in particolare sulla lettura approfondita di “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” di Pëtr Dem’janovič Uspenskij (1878-1947). Questi presupposti hanno guidato l’artista verso una continua crescita creativa e spirituale, favorendo l’apertura verso culture altre e tradizioni diverse, quali il sufismo, e integrando il percorso sincretico con il buddismo zen, il tantrismo indiano, il cristianesimo mistico e la riflessione filosofica radicale proposta da Manlio Sgalambro (1925-2020). L’esortazione lasciata in eredità da Battiato è quella di una ricerca costante della Verità, individuale e collettiva, fondata su principi antichi, come evidenziato dalla sua adesione ai valori dell’antico Egitto che univano legalità, legislazione e spiritualità (F. Battiato, All’Essenza, a cura di G. Casiraghi, Mondadori, 2025, p. 75).
La centralità della cultura viene nuovamente sottolineata come cardine di dialogo e sviluppo, veicolata attraverso strumenti universali come la musica. In questo contesto si inserisce il riconoscimento UNESCO attribuito nel 2005 alla danza dei semazen (dervisci rotanti), rito sufi di profondo valore spirituale, che testimonia il rapporto tra Oriente e Occidente, simbolizzando equilibrio e connessione cosmica. Risuona ancora dirompente il ritmo delle “cavigliere del Kathakali”.
La pittura di Battiato, seppur poco conosciuta dal pubblico generalista, si pone anch’essa in continuità con la tradizione grazie all’uso della tecnica del “fondo oro”, impiegata nelle sue circa ottanta opere e tipica dell’arte medievale e rinascimentale, capace di conferire sacralità e atemporalità ai soggetti rappresentati attraverso ritratti, oggetti simbolici e scene rituali.
In conclusione, l’opera omnia di Battiato invita a una riflessione aperta, multidisciplinare e scevra da assolutismi, promuovendo una cultura della ricerca orientata alla conoscenza e alla formazione continua, capace di sviluppare in ogni individuo, sin dall’infanzia, un’intelligenza della vita, come suggerito dal mistico tedesco Willigis Jäger (1925-2020).
Resta da vedere se la mostra romana saprà restituire appieno quell’“impronta divina” presente nell’intera produzione dell’artista.

Columnist – Cultural Heritage Expert


